Alexis Tsipras- intervento assemblea di Syriza

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Siamo stati feriti con il solo obiettivo e scopo di affermare il diritto di un intero popolo alla speranza, il diritto delle giovani generazioni di questo paese a sognare un domani migliore, il diritto dei lavoratori e dei disoccupati per la vita, per la creazione, il diritto degli anziani, dei pensionati dopo le fatiche di una vita di lavoro per la dignità.
Abbiamo dato le battaglie in condizioni difficili. Abbiamo lottato non solo contro il sistema politico di corruzione e di poteri forti, ma contro bestie dentro e fuori del paese.
Non abbiamo avuto paura di correre il rischio nemmeno per un attimo, di superare i limiti, di arrivare alla fine.
Questa lotta, dicono alcuni è stata persa.
Gli risponderemo: Potete immaginare come sarebbe l’accordo, il popolo, la sinistra senza questa lotta. Senza questa negoziazione. Quale accordo porterebbe Samaras?
Abbiamo deciso di fare di tutto per difendere i diritti della Grecia.
E siamo orgogliosi per averlo fatto. 
Alla fine abbiamo fatto la difficile scelta di non accettare la versione del nostro suicidio nazionale che stavano preparando le forze conservatrici più estreme dell’Europa. Di non accettare di trascinare noi a ballare un ballo suicida, trascinando alla distruzione la stragrande maggioranza del nostro popolo, soprattutto i più deboli , gli strati popolari, la gente che vive del suo modesto lavoro che avevano scelto di lasciare la fatica delle loro vite nelle banche greche a differenza della plutocrazia che si è precipitata a portare la sua ricchezza nelle offshore e nelle banche straniere. Per questo noi abbiamo assolutamente tranquilla la nostra coscienza che abbiamo fatto la cosa giusta.
Noi non siamo pentiti perché abbiamo combattuto con tutte le forze della nostra anima, o perché abbiamo scelto di evitare il disastro.
Siamo orgogliosi delle nostre scelte.
Per ogni palmo di terreno che abbiamo vinto sul campo della negoziazione.
E oggi siamo di nuovo qui con le ferite del guerriero che non si è arreso, ma ha dato battaglia fino alla fine. Ma anche con determinazione e l’esperienza accumulata per continuare la lotta. E siamo di nuovo all’inizio di una nuova e decisiva per il domani battaglia elettorale.
Una battaglia elettorale che si deciderà il diritto del popolo greco e della maggioranza sociale di continuare a combattere, di continuare a sperare.
Potevamo forse scegliere di evadere dalla realtà.
Per creare la nostra realtà virtuale.
Per rimanere incontaminati e immacolati.
Essere ipocriti che fuori che dall’euro potevamo garantire il livello di vita dei cittadini, di consegnare il popolo alla furia vendicativa del regime della corruzione, del sistema politico degli intrecci che ha portato il paese a questa situazione.
Di non sporcarci le mani per tirare dal fango il nostro futuro, indifferenti se questo fango soffocava sia questa e le prossime generazioni. 
Non l’ho abbiamo fatto.
Noi siamo qui a confrontarci con la realtà e con le nostre debolezze.
Per aprire le strade camminando sempre diritto, li dove non c’è una strada. 
Perché è più facile camminare su strade già percorse, ma noi sappiamo bene che se la strada era stata già fatta, non eravamo noi qui per rappresentare le aspirazioni, le angosce e le speranze di un popolo. Sarebbero altri al posto nostro, come è stato per molti anni.
La sinistra, però, e non è un caso, ha preso sempre il timone nelle strade difficili. E quando guardava avanti trovava la strada. Tirando avanti, farai anche errori e compromessi e pieghe.
Però combatti.. Avrai perdite, certo, ma quale battaglia non ha perdite?
Il problema è non cedere le armi. E noi queste armi non le consegniamo.
Siamo qui per continuare la battaglia per andare avanti.
Solo avanti.
D’ora in poi chiunque voglia piangere e mettersi in lutto che pianga e si mette in lutto. Chi vuole fuggire che fugge. Noi guardiamo avanti. Solo avanti. 
Perché i nostri giorni migliori non gli abbiamo ancora vissuti e le nostre più grandi battaglia sono ancora di fronte a noi. So compagne e compagni, che nelle nostre anime ci sono sentimenti contrastanti. Amarezza, rabbia, infelicità. E so anche che gli avvenimenti erano cosi densi che non hanno avuto il tempo di esprimersi e svanire. Ma so anche che esiste una nostra determinazione.
Sentirò tutte e tutti con attenzione. Non vi chiedo di soffocare i vostri pensieri o le vostre critiche. Chiedo solo di non perdere dal nostro pensiero che la battaglia continua, è davanti a noi ed è questa che determina e dovrebbe determinare oggi opinioni, decisioni, atteggiamenti, comportamenti, iniziative. Non lasciamo che sfugge dalla nostra mente questa questione centrale. Qual è l’opzione in grado di proteggere il nostro popolo, che gli offre una speranza.
Nessuno può ignorare che non solo in questi sette mesi del nostro governo ma anche oggi siamo messi sotto un denso fuoco. Non c’è bisogno di essere una grande genio per capire il progetto dell’altra parte. Il loro piano era dal primo momento la cosiddetta “parentesi del governo di sinistra”.
Si era dimostrato nella battaglia elettorale di gennaio e durante i sei mesi del nostro governo. Abbiamo avuto il culmine con il bombardamento sistematico internazionale e nazione delle posizioni greche durante la negoziazione. E, naturalmente, si è dimostrato con le rappresaglie asimmetriche con cui hanno minacciato i nostri cittadini e il nostro governo prima del referendum.
Con una guerra biologica della paura, che continua ancora oggi.
Quindi non ci sono spazi per illusioni.
La dura realtà non lascia spazi per illusioni. Stiamo vivendo uno di quei momenti che ognuno deve decidere con chi andare e chi deve lasciare. I nostri avversari, che hanno a disposizione strumenti di pressione economica, di intimidazione, di propaganda, di comprare coscienze, di corruzione, cercano di farci fuori, di finire con noi, per attirarci in una palude. Ognuno di noi deve trarre una conclusione per questa guerra spietata, che si combatte con tutti i mezzi.
Tutto quello che non sono stati riusciti a fare con i loro mezzi questi mesi, tutto quello che non hanno avuto il tempo di fare, visto che volevano farci finire da febbraio scorso, tuto quello che non hanno potuto ottenere con le banche e l’asfissia finanziaria vogliono ottenerlo oggi puntando sulle nostre debolezze. 
Ricordate quanto spazio e tempo avevano dato i media sistemici per esprimere le nostre opinioni quando difendevano il NO al referendum.
E quanto spazio e con quale gioia offrono ora spazi per far vedere il dissenso interno anche se proviene dall’ultimo dei nostri membri. 
Quanto spazio mettono a disponibile e con che gioia hanno fatto vedere questo teatro dell’assurdo che è stato presentato in diretta per le Commissioni della Camera. Che magnanimità hanno mostrato da tutto ad un tratto per far vedere dai loro schermi televisivi la guerra civile della sinistra. Ognuno e ognuna di noi deve trarre le sue conclusioni. 
Se si tratta di stare in piedi dobbiamo farlo solo uniti, determinati, disciplinati, con una chiara comprensione degli equilibri, per programmare iniziative radicali, con serietà e stabilità, per essere in grado di riuscire.
Solo tenendo e difendendo la nostra identità di sinistra radicale. 
Solo se ascoltiamo l’agonia della maggioranza sociale che vogliamo e cerchiamo di rappresentare. E andare avanti insieme con tutti coloro che capiscono che non si deve e non dobbiamo permettere che si torna la Grecia della corruzione, dell’evasione fiscale, della frode e degli intrecci e affari. Perché fa marcire e inquina tutta al suo intorno. 
Allora non serve nessuna distorsione, nessuna propaganda di sconfitta, nessun abbellimento e nessun camuffamento non può nascondere la vera natura delle forze che si scontrano in questa guerra. La prossima battaglia elettorale determinerà il futuro della patria e dei lavoratori per molti anni.
Da un lato sono le forze del vecchio sistema politico. Le forze degli intrecci, la corruzione, la partitocrazia, la cleptocrazia, la subordinazione della gente comune ai grandi interessi. Non hanno molta importanza qui i nomi. Meimarakis, Samaras, Venizelos, Genimmata, Theodorakis. Di fronte a noi è tutto il vecchio che ha spinto il paese in questa tragedia.
Egli ci ossessiona e cerca di farci inciampare ad ogni passo.
Che sfrutta il mondo del lavoro.
Che ha svenduto la democrazia.
Che ha decentrato la corruzione, ha costruito e sfruttato questo regine che alla fine ha portato ai memorandum e ha trovato una casa comune con questi. 
D’altra parte siamo noi, la sinistra, SYRIZA, le forze sociali che hanno un interesse di una grande, radicale, democratica e progressista rivoluzione.
Vogliamo abbattere questo regine con battaglie piccole e grandi, politiche e sociali, elettorali e di movimenti. Abbatterlo muro dopo muro fino alle sue fondamenta.
Ci riusciremo. Siamo condannati di riuscire. Compagne e compagni,
Tutto questo periodo, dal gennaio fino ad oggi, per molti di noi sembra che sono passati tanti anni in pochi mesi. Abbiamo lottato, abbiamo imparato, siamo diventati più esperti, abbiamo dato con successo o meno successo, ma con tutte le nostre forze, una dura lotta.
In una guerra difficile, complessa, contro avversari che hanno illimitati mezzi di asfissia economica, di ‘intimidazione, di propaganda, di provocazione. Non c’è dubbio che abbiamo commesso degli errori. Siamo riusciti però nonostante le difficoltà, di dare un esempio di azione nessuno può sottovalutare o ancora peggio di cancellare. Sia all’interno del paese che nel difficile confronto con gli creditori, che si è chiamato negoziazione. 
Non mi soffermo molto su tutto questo. Tutti conoscete bene tutto e ognuno ha un parere. Voglio ricordare solo che tutti, ma tutti, i nostri interventi e le leggi che abbiamo votato con nostra iniziativa erano spesso in contrasto con i creditori e avevano un carattere a favore degli strati popolari ed erano progressiste. La apertura della radiotelevisione pubblica ERT. La riassunzione dei custodi delle scuole, dei funzionari pubblici, delle donne delle pulizie, di 2.500 insegnanti. L’abolizione del ticket negli ospedali. I cambiamenti nella giustizia e decongestione delle carceri. La legge sulla cittadinanza per i figli degli immigrati, che ha dato il diritto di migliaia di bambini di respirare liberamente per la prima volta. Il lucchetto alle mine di Skouries. I colpi contro la corruzione e gli intrecci politici ed economici.
Non erano cose facili e scontate. 
E tutto ciò che vuole smantellare la Nuova Democrazia.
Come nono sono facili e scontate le grandi riforme che abbiamo davanti a noi.
I principali dilemmi della politica che dobbiamo affrontare.
Che dire di contrattazione collettiva?
Che dire della clausola di deficit zero?
Che cosa dobbiamo dire circa l’accordo sul debito?
Perché abbiamo un enorme compito davanti a noi.
E non dobbiamo in nessun caso sottovalutarlo, abbandonarlo, o ancora peggio di lasciare che i seguaci della restaurazione reazionaria addirittura annullino i primi passi che abbiamo fatto. Per questo permettetemi di chiedere in prima persona l’impegno di tutti voi. Tutti noi. Tutti noi dobbiamo prendere posizione nella battaglia.
Tutti coloro che capiscono che il forte mandato popolare a Syriza in queste elezioni è la grande occasione, non per noi, ma per la Grecia.
Tutti coloro che capiscono che la guerra che ha appena iniziato non ha a che fare solo con il futuro della sinistra, o di certe persone, ma per il domani del mondo del lavoro salariato e tutte le classi sociali colpite.
E qui voglio concentrarmi non solo su ciò che siamo riusciti di fare attraverso il lavoro del governo. Voglio concentrarmi anche sull’eredità del sollevamento morale e di democrazia che lasciamo dietro di noi.
Perché nel momento cruciale dello scontro, il referendum contro la coalizione di tutto il sistema politico che avevamo di fronte, è stato un punto culminante di sollevamento che rimarrà nella storia.
Il NO non è stato, SI alla dracma
E il grande flusso del No non possiamo e non lo dobbiamo né ai suoi becchini, né ai sui autoacclamati rappresentanti.
Il nostro è soprattutto il numero
Noi, il governo di SYRIZA, abbiamo aperto completamente e con un enorme rischio la porta per passare la volontà popolare con un referendum.
Il SYRIZA, tutti noi, abbiamo sostenuto il NO e abbiamo combattuto per esso, quando tutte le forze della restaurazione reazionaria intrigavano e terrorizzavano, di pari passo con il più duri dei creditori.
Questo NO non lo regaliamo a nessuno.
Appartiene al popolo greco e al governo che gli ha dato la possibilità di esprimerlo. E lo ha sostenuto fino alla fine. E lasciatemi dire che questo NO non si è concluso con la fine della negoziazione. È finora il più grande momento del il enorme sforzo che ha avuto inizio il 25 gennaio. Che ispirerà e guiderà la nostra azione per lungo tempo.
Perché non è inserito ad alcuna vetrina, ad un museo per essere ammirato da gli eredi, come credono, sperano e sostengono alcuni.
Il NO non è stato, SI alla dracma, come dicono ora facendo qualche incredibile manomissione, dal momento che nessuno di loro non ha avuto il coraggio di sostenerlo al momento.
Invece io ho chiesto il NO per portare un accordo migliore da quello che ci avevano proposto.
È stato un NO contro il vecchio e odiato sistema politico.
È stato un NO contro gli intrecci, le privatizzazioni, la corruzione, il clientelismo.
È stato un NO contro la dipendenza del paese, la tutela, di limitare la sovranità nazionale, la svalutazione della sovranità popolare.
È stato un NO contro tutti quei baroni, imprenditori nazionali, i partiti e i politici, che trattano la Grecia come di loro proprietà e i lavoratori come servi della gleba.
È stato un NO contro un regime dal basso non lo vogliono più che dall’alto non lo potranno restaurare. 
È stato un NO contro uno stato burocratico, artisclerotico, nemico per il cittadino e amico per il clientelismo e favoritismo, gli intrecci, la partitocrazia. 
Questo profondo contenuto del No, l’espressione più sincera della resistenza del popolo greco, rappresenta il cuore del nostro programma per i prossimo quattro anni del mandato che chiediamo.
Con questo NO cammineremo compagne e compagni. 
Questo NO, con le sue tre lettere, racchiude la volontà e la caparbietà di una larga maggioranza sociale per cambiare il paese.
E noi siamo parte integrante di quella maggioranza.
Ci ispira e vogliamo ispirarla.
Ci sostiene e noi esistiamo per sostenerla.
Senza nessun patrocinio servile.
Nessun livellamento intenzionale, che siamo tutti uguali.
Nessuna calunnia, non può cambiare la situazione.
E nel accordo con gli creditori, per il quale c’è una grande discussione e in modo giusto, con sono espresse solo le loro volontà, come succedeva con tutti i precedenti accordi, è stato scritto questo NO come è stata scritta anche la nostra resistenza. 
Un NO e una resistenza, che hanno mobilito milioni di persone a favore della nostra parte in tutto il mondo, che hanno mobilitato esperti e scienziati di grande prestigio a favore della Grecia.
Che hanno mossi le posizioni di governi. Hanno cancellato piani oscuri di sfatto e di distruzione del paese indisciplinato. Perché abbiamo aperto con vigore e tenacia i problemi dell’Europa e del debito al Parlamento europeo. E, alla infine, hanno lasciato una traccia profonda nell’accordo.
Che ha misure minori per 20 miliardi da quanto è stato concordato prima, non è sottoposta alla legge inglese e ha un programma di investimenti da realizzare tempestivamente e in modo mirato per mettere di nuovo l’economia in movimento.
Davanti a noi sono anche questioni aperte e rimaste aperte con una lotta dura.
La questione del debito, per il quale cominceranno tra poche settimane i negoziati per la sua riduzione. 
La questione delle pensioni e la clausola di deficit zero.
La questione della tassazione degli agricoltori e delle misure compensative necessarie per la tutela del mondo rurale e la campagna greca.
La questione del regine di lavoro, il ritorno della contrattazione collettiva e l’abolizione definitiva dei licenziamenti di massa.
A chi deve dar il popolo greco la fiducia per trattare queste grandi questioni?
A coloro che consideravano i memorandum loro proprietà e privilegio e sostenevano che se non erano imposti dai creditori gli dovevano imporre da soli? 
A coloro che hanno vincolato il paese, hanno firmato la devastazione del mercato e al collasso l’economia, hanno portato allo stallo la classe media, moltiplicato il debito sostenendo di essere sostenibile, e alla fine ci hanno lasciato una Grecia in ginocchio sotto il peso del debito e gli impegni che avevano assunti a nome di tutti noi?
O a coloro che hanno dato una lotta dura, hanno preso dei rischi, hanno portato la negoziazione fino ai suoi limiti, hanno portato il popolo in prima linea con il referendum e hanno dimostrato, se non altro, che hanno la volontà e il coraggio di stare in piedi anche nei momenti duri?
Perché questo sarà il dilemma delle urne il 20 settembre.
Questo è l’obiettivo della Nuova Democrazia, di Meimarakis e del vecchio personale politico, far diventare una parentesi il governo di sinistra, e quindi liberalizzare dopo i licenziamenti nel settore privato, e di dare altri ancora nel settore pubblico, per seppellire la questione del debito, di dare alla mercé ai fondi speculativi la prima casa.
Di applicare tutto quello che non sono stati capaci di far passare i creditori durante la negoziazione. 
Tutto quello che dipende dall’accordo con i creditori e la negoziazione con loro è solo una parte delle cose che avremo di fronte nel periodo prossimo. 
I tentacoli dei creditori, che siamo chiamati a tagliarli uno ad uno, non sono gli unici che hanno preso la Grecia dal collo. Il respiro del paese lo tolgono grandi e cronici problemi che il vecchio regime non solo non ha osato di risolvere, ma si era sistemato con loro, speculato politicamente ed economicamente con loro, gli ha ingigantiti e ha consegnato la società a loro.
Crede veramente qualcuno veramente che tutta quest’accozzaglia del vecchio regime può e vuole colpire la corruzione? La “squadra nazione degli intrecci” colpirà la corruzione? 
I protettori degli evasori fiscali e dei baroni del denaro nero si metteranno di rispolverare le liste di tipo Lagarde? Il sistema che ha fornito l’immunità permanente a grandi speculatori e malfattori e i presunti investitori, consentirà alla giustizia di mettere tutti i furfanti nel loro posto?
Certo che no.
Solo un governo di sinistra, con un mandato forte, sarà in grado di tagliare questo nodo gordiano.
Solo con un programma radicale di sinistra e con un forte mandato popolare, può essere portato il paese passo dopo passo il fuori da questo incubo.
E noi siamo determinati di non fare un passo indietro.
E noi non faremo un passo indietro.
Non per prendere un banco di chiesa in un angolo e ripetere: “viene il peggio, te lo dicevo io”. 
Oggi siamo più esperti. Più maturi. Più determinati. E sappiamo di più.
Il nostro programma, programma quadriennale, si bassa saldamente sulla realtà e le esigenze.
Vorrei brevemente menzionare alcuni punti di alcuni dei nostri obiettivi principali, le nostre priorità chiave che saranno al centro del nostro governo nei prossimi quattro anni.
Primo: di mettere di fronte alle nostre iniziative la ricostruzione produttiva del paese ed interventi che sostengono il mondo del lavoro, la gente che fatica. Per creare posti di lavoro stabili e sicuri. Sarà una battaglia difficile.
Una battaglia dentro e fuori il paese contro quelle forze che vogliono trasformare la Grecia e l’Europa ad una giungla del lavoro. Con tutte le nostre forze dobbiamo elevare muri di protezione.
Di utilizzare tutte le risorse disponibili dai programmi europei e la Banca di Sviluppo Europeo per completare grandi progetti infrastrutturali e lanciare un grande sforzo per riorientare la produzione nazionale verso prodotti di una grande valore aggiunto puntando su qualità e innovazione.
Per promuovere forme di economia sociale e cooperativa e cominciare di costruire un modello produttivo competitivo contro il dominante, che potrà avere diverse relazioni tra le persone e l’ambiente e il prodotto del loro lavoro.
Perché, come il neoliberismo ha conquistato il mondo giorno dopo giorno e uomo dopo uomo, così anche noi dobbiamo costruire l’economia dei bisogni lentamente, battaglia dopo battaglia, dal basso.
Con pazienza e tenacia a favore del mondo del lavoro.
E lo stesso dobbiamo fare con la ricostruzione e la difesa dello stato sociale.
Di continuare la lotta che abbiamo cominciato per proteggere i diseredati di questo paese con il programma di lotta contro la crisi umanitaria.
Che abbiamo vinto con la nostra spada.
Di continuare lo sforzo per ricostruire il sistema sanitario nazionale distrutto.
Con un risparmio sulle forniture, e cambiamenti profondi sull’amministrazione e con rispetto al personale medico ed infermieristico.
Con il supporto degli ospedali regionali e la ricostruzione delle reti dei Centri di Salute. Dobbiamo applicare una grande riforma radicale e democratica nella Istruzione Pubblica coinvolgendo l’intero mondo della scuola in un vero dialogo per muoversi nelle grandi riforme che abbiamo bisogno nella istruzione secondaria e superiore.
Per una scuola e un’università che saranno democratiche, un sistema basato sui principi di uguaglianza e di libertà, la parità di accesso e la libertà di espressione, del pensiero, del campo della ricerca. Per passare ad una profonda riforma democratica dello stato greco. Combattere la burocrazia che rappresenta la tecnologia del potere del sistema di corruzione e degli intrecci. 
Sostenere il meccanismo di riscossione delle imposte e di compensazione dei casi dei grandi debitori che rimangono per anni nei cassetti perché alcuni di loro proteggono loro stessi e gli interessi che l sostengono. Per proteggere e allargare i diritti civili e le libertà democratiche dei cittadini e per colpire il vecchio sistema politico che si era basato sulla violenza e la repressione.
Promuovere in realtà un grande e ambizioso programma per la promozione della parità con lo slogan tutte e tutti diverse e diversi – tutte e tutti uguali. Per eliminare la discriminazione basata sul sesso, colore, origine nazionale e l’orientamento sessuale. Queste sono le grandi rotture che dobbiamo servire. E mi permettete a questo punto di porci la domanda:
Se la primavera della speranza e della lotta finirà ora, che verrà dopo?
Forse l’estate dei movimenti?
O il rigido inverno della restaurazione e della vendetta del sistema politico borghese?
Questo è il dilemma compagne e compagne.
E non mette Syriza questo dilemma, ma la realtà stessa! Compagne e compagni,
Non ho lasciato a caso, alla fine le difficoltà del partito e il ruolo che a mio avviso è chiamato a svolgere oggi.
Un ruolo senza il quale noi siamo tutte e tutti ruote che girano nell’aria.
Non è certamente il momento di risolvere il nostro problema di partito.
Ciò sarà fatto con ordine democratico, responsabilità, decisioni collettive e serietà, dopo che tutti insieme, in termini di battaglia, passeremo in modo vittorioso dal capo che dobbiamo attraversare. 
Perché gli ultimi sviluppi hanno evidenziato nella maniera più forte possibile gli nostri errori e debolezze e hanno messo di fronte a tutti noi il dovere di riflettere e discutere su che partito vogliamo, che abbiamo bisogno, quale è necessario, nelle circostanze attuali. .
Ma ora è il momento della battaglia.
Il momento della mobilitazione generale.
Della offerta e non della domanda. 
Della espressione con poche parole di tutte virtù della sinistra, che vengono da lontano.
E sono le uniche che ci possono portarci lontano.
Mi sento a questo punto il bisogno di dire un paio di cose a cui pensare profondamente ed in modo impenitente.
E vi rivolgo ad amici e compagni e rivali vecchi e nuovi.
Non cambieremo nemmeno una virgola dai nostri valori e idee.
Non fermeremo la nostra lotta per la democrazia, la giustizia sociale, la sovranità nazionale.
La devozione agli interessi e la liberazione di coloro che soffrono la schiavitù dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, rimarrà in ogni momento la condizione del nostro essere e agire.
La vita e la politica spesso richiedono manovre, ritiri, compromessi, solo uno sciocco non capisce la loro importanza.
Questo non significa, per me, per noi, in nessun caso, né che abbandoneremmo gli obiettivi che ci hanno portato al governo, o che abbandoneremmo coloro che appoggiano a noi le loro speranze.
Né una delle speranze dei giovani, dei lavoratori, delle vittime del dramma di oggi non possiamo spendere per obiettivi meschini di partito o di micropartito. 
Infine, compagne e compagni, non posso evitare di menzionare la ferita aperta nel corpo di SYRIZA il rovesciamento della sua maggioranza parlamentare in minoranza, rovesciando sostanzialmente e formalmente il governo da parte del su interno, la bruttezza della scissione e del suo sfruttamento da parte dei seguaci della restaurazione reazionaria. 
Non è il momento di discutere in modo approfondito la questione. Sarà e dovrebbe essere fatto anche questo al suo tempo.
Ora, nelle condizioni della battaglia difficile, affronteremmo e dobbiamo affrontare con la necessaria serierà politica quelli che hanno lasciato le nostre fila e si sono rivolti contro di noi con pesanti, calunniose direi, accuse.
Ma noi non dobbiamo aprire una guerra civile dentro la sinistra. 
Non si deve aprire in nessun caso. 
Perché il nostro avversario era e rimane il vecchio regime e il vecchio sistema di potere che sollevano la testa.
Vorrei quindi ripetere che ora è il momento di uscire per le strade, nelle piazze, nei caffè, nei paesi e nelle città, per trasmettere un singolo messaggio.
Uno solo:
Siamo presenti, in piedi, continuiamo quello che abbiamo iniziato.
Chiediamo un mandato forte per continuare quello che abbiamo appena iniziato. 
E come membri del partito chiediamo l’uno ad altro l’ovvio:
Di rimanere sul posto che ci hanno messo le circostanze con sapienza e consapevolezza, con fermezza e determinazione, con coraggio e virtù contro quelli che vogliono spingerci alla sconfitta o la palude.
E di aprirci senza alcun timore ed esitazione alla società che ci attende.
Perché là compagni, nella società ansiosa, che dubita, che richiede, che aspetta, che spera, saremo giudicati tutti per le nostre parole e soprattutto per le nostre opere.
Noi vinceremo. Non per far sopravvivere il nostro partito. Ma per far vivere il popolo. 
Potete essere sicuri di questo. Traduzione di Argiris Panagopoulos

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