COMUNICATO/ L’Altra Europa con Tsipras sui trucchi del ministro Poletti

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Il ministero del lavoro diretto da Giuliano Poletti sembra essere diventato una fabbrica di “clamorosi incidenti” di percorso.  Gli ultimi quattro decreti attuativi del Jobs Act, da tempo annunciati e previsti per oggi, saltano a data da destinarsi. Troppa carne al fuoco nel consiglio dei ministri? Chi ha pratica di come vengono approvati i testi in quella sede sa bene che questa è l’ennesima bufala. In realtà, malgrado la precedente approvazione nel CdM di giugno e il parere favorevole delle commissioni parlamentari di merito, vi sono non piccoli problemi irrisolti. Dal controllo a distanza sui lavoratori di assai dubbia costituzionalità al congedo parentale. Dalle nuove regole sulla cassa integrazione alle norme sui disabili, passando per le dimissioni in bianco.

Ma la cosa più clamorosa è la patetica gaffe sul numero delle assunzioni. Grazie anche alla denuncia del Manifesto, il Ministero è tornato sui suoi passi, dopo averne dette di tutti i colori, accusando persino l’Istat. “Un errore umano” dice Poletti. Ma è difficile credergli. Sembra più la solita propaganda di regime che fabbrica dati falsi nella ingenua quanto arrogante speranza che nessuno se ne accorga.  Altrimenti come si potrebbe affermare – e ci limitiamo a questo per non infierire – che tra gennaio e luglio di quest’anno i contratti netti a tempo indeterminato sono oltre 420mila, quando sono assai meno di un terzo, precisamente 117.498? Ovvero non oltre il 10% di tutte le tipologie contrattuali, mentre quelli a termine “stravincono” con l’87%.

Non è la prima volta che in Italia si gioca con i numeri. Ma questa volta è troppo palese l’ansia di dimostrare persino a sé stessi che il Jobs Act è una legge miracolosa e che, in assenza di un minimo di crescita reale, per incanto possano sbocciare posti di lavoro per giunta a tempo indeterminato.

Appena si gratta un pochino la crosta  – ovvero si controllano cifre, dati, tempi – l’operazione “Matrix” di Renzi si svela per quella che è. Ovvero il tentativo, tutt’altro che originale, di costruire un mondo virtuale per nascondere le miserie di quello reale. Ma il Jobs Act non copre né tantomeno risolve il dramma crescente della disoccupazione e della inoccupazione quest’ultima specialmente tra i giovani. Per non parlare della precarietà. D’altro canto se si agisce solo sul versante dell’offerta e non della domanda di lavoro i risultati sono questi. Gli incentivi più prima che poi si esauriranno e la realtà sarà ancora più evidente. Per questo ci auguriamo che una nuova campagna referendaria tolga di mezzo le norme del Job Act e apra una nuova strada per un vero diritto del e al lavoro.

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