ARTICOLO/ Serve un altro linguaggio

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di Giordana Moltedo, pubblicato su il manifesto il 4/8/2015 nel dibattito “C’è vita a sinistra”

In questi giorni stiamo avendo la possibilità di confrontarci in uno spazio al momento virtuale, dove poter costruire e discutere della «Nuova» soggettività unitaria di Sinistra. Un primo passo che precederà la fase reale, di costruzione del soggetto unitario, che deve avvenire al più presto, invero per ottobre. Uso l’espressione «Nuova Sinistra» perché abbiamo la necessità di sperimentare pratiche nuove, ma soprattutto di sperimentare un nuovo linguaggio. Un linguaggio che deve essere necessariamente costruito partendo da un rovesciamento, anzi dal cancellare quelle «vecchie parole e frasi» le quali hanno contribuito alla fine della Sinistra nel nostro paese.

Eccone alcune. Eterna concezione di creare una forza solo di opposizione e non di Governo, rancori legati al divisionismo che ha caratterizzato la Sinistra in questi anni, dimensione pattizia che ci ha fatto presentare dei soli cartelli elettorali, ricerca continua del leader quando invece è la leadership collettiva e partecipativa quella che dobbiamo costruire, infantilismo che siamo capaci di attuare ogni qual volta incontriamo una prima difficoltà, facendo saltare tutto. La contrapposizione. Infatti, in questi anni non abbiamo mai fatto un reale salto di qualità, perché abbiamo ragionato prevalentemente per contrapposizioni: la società civile vs. il politico, il sociale vs. il politico, i movimenti vs. i partiti.

È mai possibile che dinanzi ad un nemico ben visibile ai nostri occhi, che si chiama neo-liberismo finanziario, il quale sta divorando e impoverendo le nostre vite, siamo riusciti a farci solo la guerra tra di noi? Infine l’ ideologismo: nelle pratiche che mettiamo in campo e anche da quello che affermiamo, sembriamo tanti omini usciti dai libri di storia del 900. Pratiche che ai tempi della comunicazione veloce e diretta non sono più comprese. La Sinistra deve saper usare un nuovo linguaggio che sappia parlare ai bisogni delle persone e che, grazie alla rappresentanza, sappia risolverli nei luoghi preposti. Non solo: il nuovo linguaggio lo si coniuga nelle pratiche che si mettono in campo. E la nostra prima pratica deve consistere nel creare forme di mutualismo sociale. Mutualismo inteso in termini di creazione di dopo scuola, scuole per immigrati, farmacie popolari, mense, spazi di studio per gli studenti e attività da svolgere, in particolar modo, nei quartieri a più alto disagio sociale. Coniugare il mutualismo sociale alla costruzione di una alternativa politica di Governo, significa prima di tutto rinnovare il concetto di rappresentanza. In questi anni abbiamo eletto solo ceti politici, rappresentativi di determinati interessi, eletti da una minoranza, perché la maggioranza ormai ha deciso di dare il suo non voto al partito
dell’astensionismo, perché non vede nessun soggetto politico che ne rappresenti la quotidianità. In questo discorso si sono aggiunti anche gli errori che abbiamo compiuto in questi anni, cioè di presentare puntualmente dei cartelli, che puntualmente si sono dimostrati delle mere esperienze fallimentari o puramente testimoniali. Capiti quali sono stati i nostri errori adesso dobbiamo solo metterci al lavoro, perché rispetto al resto d’Europa noi siamo in ritardo.

E lo scatto che a questo punto dovremmo definirlo di orgoglio, dovrebbe darcelo quel Twett scritto da Pablo Inglesias al termine della notte più lunga dell’Euro, cioè della notte che ha visto andare in porto l’accordo Grecia -creditori. In centoquaranta caratteri Inglesias aveva lanciato al premier greco Alexis Tsipras il seguente messaggio: «Aspettaci. Con la vittoria di Podemos saremo più forti».

La Sinistra italiana deve ripartire appunto da centoquaranta caratteri che ci indicano la strada da percorrere.

Creazione di una forza di Sinistra europeista che agisce per rovesciare il modello delle politiche di austerità del neo liberismo finanziario. Che crei un fronte comune europeo con le altre forze politiche di Sinistra, che lavorano nel solco di porsi come reale forza di Governo.

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