Il discorso di Tsipras si scontra con la chiusura delle élite europee

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Ha ricordato che il problema non è solo della Grecia. È un problema europeo che deve trovare una soluzione europea. Anche per ragioni geopolitiche ha aggiunto. E l’accenno seppure fugace non può essere sfuggito all’Amministrazione americana impegnata proprio per questo motivo a premere sulle élite europee perché si trovi un accordo.Che va trovato entro domenica.  
 
 
Le risposte che Alexis Tsipras ha ricevuto dai rappresentanti delle forze che governano nella Ue non sono state all’altezza del suo discorso, neppure dal punto di vista formale. Tutti hanno ribadito le loro chiusure. 
 
I socialdemocratici hanno dimostrato, ancora una volta, di volere cancellare ogni distinzione fra destra e sinistra. Le destre estreme hanno cercato di trascinare Tsipras nel campo del no all’euro.
 
Vi è da chiedersi quindi se da parte della Ue vi sia veramente una volontà di trattare e non invece semplicemente di passare un tratto di penna sull’inequivocabile pronunciamento referendario. Questo è il punto reale.
 
Centinaia di piazze si sono mobilitate in Italia e in Europa a fianco della Grecia, per dire NO a un’Europa dell’austerità e delle oligarchie finanziarie, e SI a un’Europa della democrazia e della politica. 
 
L’Altra Europa con Tsipras e tutte le associazioni che si sono ritrovate in Cambia la Grecia, cambia l’Europa mantengono la mobilitazione affinché quel poco di fiato finanziario che il governo greco chiede, gli venga dato, così che abbia il tempo e le condizioni per avviare quella trasformazione del proprio paese che lo pongano al sicuro dalla dipendenza interessata del debito verso le istituzioni e gli istituti finanziari europei che ne strangolano l’economia.
 
È ora di affrontare seriamente il tema del debito in base al principio che debiti troppo elevati non possono venire interamente pagati e che quindi è anche interesse dei creditori giungere alla loro ristrutturazione e riduzione, se non vogliono perdere tutto costringendo un paese al default. 
 
È ora di pensare a un’Europa unita politicamente su basi federali, nella quale si arrivi all’unificazione fiscale e a un bilancio centrale capace di avviare un nuovo modello di sviluppo.
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