Il fallimento del socialismo europeo

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di Marco Revelli *

La valanga di «No» non è solo una vittoria del governo e del popolo greco. È una vittoria di tutti gli europei che non hanno voluto smettere di credere nella democrazia.

La paura è stata sconfitta. Clamorosamente. Il tentativo di seminare il terrore nell’elettorato da parte dei principali esponenti delle istituzioni europee, a cominciare dal governatore della Bce Mario Draghi (che togliendo l’ossigeno finanziario alle banche e al popolo greco si è assunto una responsabilità personale gravissima), è fallito. Occorrevano davvero degli «eroi omerici» per resistere a quel ricatto, e sono stati all’altezza della loro storia migliore. Hanno dimostrato che anche in tempi di crisi della politica, la «grande politica» è possibile. Perché è «grande politica» mostrare che la pratica della democrazia è possibile, in un contesto europeo che sembra aver dimenticato questo valore, e di fronte a oligarchie che non la tollerano e non perdono occasione per dimostrarlo. Ed è «grande politica» aver mostrato — da quella che potrebbe appa­rire un’estrema peri­fe­ria del continente e che invece se ne rivela il vero centro — che l’architettura su cui si basa l’Unione euro­pea non regge. Che va cambiata dalla radice. Pena la fine dell’Europa.

Dopo questo voto Alexis Tsipras assume statura e ruolo di leader europeo. Quel «ragazzo», come lo chiamano affettuosamente in patria, rappresenta tutti gli europei — e sono davvero tanti — che non si riconoscono in questa gestione inumana, arrogante, egoistica e irresponsabile da parte di coloro che — in nome di un dogma fallimentare — hanno portato l’Europa sull’orlo del disastro, tradendone gli ideali fondativi, rendendola odiosa agli occhi del suo stesso popolo. Dovremo d’ora in poi gridarlo forte, tutti insieme, con un coro transnazionale, che l’Europa è troppo importante per lasciarla nelle mani di oligarchi di tal fatta. Di figure dal profilo tremendamente basso, inca­paci di visione, di sguardo, chiuse nella piccineria di un’esistente insostenibile nel futuro, anche nel più vicino, di fronte alle quali spicca, per dif­fe­renza, la grandezza del gesto di Yanis Varoufakis — l’eroe di piazza Syntagma, l’uomo acclamato dal popolo del «No», un vincitore indiscusso che si dimette per favorire un accordo che va nell’interesse del proprio popolo. Per togliere anche un briciolo di alibi ad avversari rancorosi e nella sostanza meschini, in una situazione che è, con tutta evidenza, durissima.

Il voto greco rivela anche il catastrofico collasso del socialismo europeo. La presa di posizione del vice-cancelliere tedesco Garbriel, schierato addirittura alla destra della Merkel a fare il lavoro sporco per lei – a ribadirne la «pedagogia imperialista» di cui nel suo stesso paese è accusata (Der Spiegel) -, è qualcosa di ancor più tragico del celebre voto dei crediti di guerra nel 1914, perché segna una assimilazione ormai senza più residui. La dichiarata fine di un’identità politica. Così come la vergognosa posizione assunta da Martin Schultz, offensiva dello stesso parlamento europeo che dovrebbe rappresentare, esempio dell’abisso in cui è caduta la social­de­mocrazia tedesca ma anche dell’incapacità di rico­prire con dignità un ruolo istituzionale che dovrebbe essere rappresentativo di tutti. Un parlamento degno di questo nome non dovrebbe esitare nemmeno un giorno a chiederne le dimissioni. Per non parlare delle posizioni assunte dal presidente del consiglio italiano Mat­teo Renzi: la sua imbarazzante per­for­mance di fronte alla cancelliera Merkel, gratuita forma di servilismo a danno degli stessi interessi italiani, è il simbolo di un definitivo degrado poli­tico, culturale e morale. Che ne vanifica ogni possibile aspi­ra­zione da «mediatore» di alcunché.

Da oggi incomincia una nuova storia per tutte le sinistre europee, a cominciare dalla nostra. I greci hanno aperto una breccia. Contro di loro si scaricherà la voglia di vendetta degli sconfitti, ancora increduli della propria sconfitta perché fiduciosi nell’onnipotenza dei pro­pri mezzi. Tenteranno di continuare a usarli quei mezzi di dissuasione di massa. Tenteranno di prolungare il vero e proprio assedio di tipo medievale che hanno praticato nell’ultima settimana. Stringeranno ancora la garrota al collo dei greci per ten­tare di piegarne i negoziatori. Sta a tutti noi essere all’altezza del compito. Perché adesso tocca a noi fare la nostra parte, rompendo quell’assedio.

Facendo senatire forte la voce della vera Europa. Mobilitandoci perché è della nostra stessa pelle che si tratta.

*Pubblicato sul Il manifesto

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