Tsipras rilancia, Merkel aspetta il referendum

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Angela Merkel è ancora una volta l’arbitra della partita europea. Rinviando ogni novità a dopo l’esito del referendum, in modo paradossale riconosce che sarà l’esito del voto del popolo greco ad avere un valore fondamentale. Il referendum voluto da Tsipras che può cambiare le cose, naturalmente se vince il no.  

Le parole di Angela Merkel che respingono il rilancio di Tsipras chiudono per ora  i giochi, riaperti in mattinata da Junker, che, forse per coprirsi le spalle, dopo i recentissimi e pressanti inviti che provengono sia dagli Stati Uniti d’America che dalla Cina a trovare anche in extremis un accordo che scongiuri il pericolo di una Grexit, dopo averne dette di tutti i colori nelle passate ore, aveva avanzato una proposta di una intesa con il governo greco da raggiungere entro la mezzanotte di oggi. Scadenza che viene attesa con ansia, mentre alle 19 si riunisce l’Eurogruppo in videoconferenza. Un cambiamento di scena che i mercati hanno subito registrato, con una lieve chiusura negativa dopo una giornata segnata dall’euforia, in vista del ventilato accordo. 

D’altro canto Juncker, mentre finge di stendere la mano, entra a piedi giunti nella consultazione referendaria del popolo greco, facendo aperta propaganda per il Sì. Come si vede ogni regola che delle relazioni internazionali è saltata. Siamo non solo di fronte alla negazione del valore del pronunciamento democratico di un popolo, considerato come scappatoia o abbandono di responsabilità da parte di Tsipras, ma addirittura alle pressioni dirette e esplicite per condizionarne il risultato. 

Le attuali élite europee sono le vere irresponsabili. Non solo perché hanno costretto con evidenti e clamorosi insuccessi da ogni punto di vista il popolo greco a una catena di sacrifici che ha aumentato la povertà, la disoccupazione, la mancanza di servizi sociali e contemporaneamente accresciuto di un terzo il debito pubblico. Ma perché oggi, con questa cieca e sorda risposta alla proposta avanzata dal governo greco, con l’accanimento nella terapia suicida della austerità,  lavorano per una implosione della Unione europea e della sua moneta.

Evidentemente oltre alla irresponsabilità e alla cecità ci sono interessi precisi quanto miopi che muovono in questa direzione. Ma non rappresentano i popoli europei. La vittoria del NO nel referendum greco invece non sarebbe solo una vittoria di quel popolo ma di tutti coloro che vogliono un’Europa democratica e solidale, un fattore di pace e di nuovo sviluppo civile e sociale nel mondo. Proprio per questo lanciamo una settimana di mobilitazione in tutta Italia.

Le attuali elite europee sono le vere irresponsabili. Non solo perché hanno costretto con evidenti e clamorosi insuccessi da ogni punto di vista il popolo greco a una catena di sacrifici che ha aumentato la povertà, la disoccupazione, la mancanza di servizi sociali e contemporaneamente accresciuto di un terzo il debito pubblico. Ma perché oggi, con questa cieca e sorda risposta alla proposta avanzata dal governo greco, con l’accanimento nella terapia suicida della austerità,  lavorano per una implosione della Unione europea e della sua moneta.

Evidentemente oltre alla irresponsabilità e alla cecità ci sono interessi precisi quanto miopi che muovono in questa direzione. Ma non rappresentano i popoli europei. La vittoria del NO nel referendum greco invece non sarebbe solo una vittoria di quel popolo ma di tutti coloro che vogliono un’Europa democratica e solidale, un fattore di pace e di nuovo sviluppo civile e sociale nel mondo. Proprio per questo lanciamo una settimana di mobilitazioni al suo fianco.

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