Pubblico impiego. La sentenza della Corte salva il governo

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La decisione della Corte Costituzionale sul blocco dei contratti del pubblico impiego questa volta salva il governo. Il blocco viene considerato illegittimo ma non vi è un recupero del pregresso. Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, si potrebbe dire.

Si potranno valutare meglio le motivazioni della sentenza quando il suo testo sarà integralmente a disposizione, ma da quanto appare dai comunicati e dalle notizie diramate dalla stampa, la scelta della Corte è stata sovradeterminata dall’attuale testo dell’articolo 81 della Costituzione che stabilisce il pareggio di bilancio, così come modificato ai tempi del governo Monti, con una riforma costituzionale contro cui è in corso una raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che stabilisca il primato dei diritti sulla contabilità di stato.

Analogo principio era stato affermato dalla sentenza 70 della Corte dedicata alla nota questione delle pensioni, anche se poi il governo aveva restituito solo in minima parte il dovuto. Proprio quella sentenza aveva scatenato un attacco nei confronti della Corte, nel quale si era distinto in particolare il ministro Padoan che aveva dichiarato che la Corte avrebbe dovuto prima considerare le capacità di bilancio e poi giudicare nel merito i diritti dei cittadini. Ovvero il contrario di quello che bisogna fare in uno stato di diritto.

Questa volta pare che il governo sia stato fin troppo ascoltato. Infatti ne è contento. Non così i lavoratori del pubblico impiego su cui si riversa il peso della crisi.

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