Cari parlamentari, difendete la privacy di chi lavora

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di Alfonso Gianni

Care ex colleghe e cari ex colleghi – come si usa chiamarsi nel formalismo istituzionale – non vi preoccupate. Non vi scrivo  per ripetere che il job actnon migliorerà né la condizione dei lavoratori né quella dell’economia italiana. Neppure vi angustierò  dicendo che il lavoro non si crea mortificando i diritti e la dignità dei lavoratori, cancellando l’articolo 18 e demansionando le loro prestazioni lavorative. L’occupazione non si inventa abbattendo i diritti, ma sviluppando i settori innovativi attraverso una seria politica economica e industriale che manca. Invece si dà più di 8000  euro all’anno per tre anni agli imprenditori, per incentivare quello che chiamate contratto a tempo indeterminato  a tutele crescenti, che invece altro non è, visto che si può licenziare in qualunque momento non essendoci più l’articolo 18, che un contratto  a termine fortemente finanziato dalla fiscalità generale. Mentre si lascia senza alcuna incentivazione la cosiddetta solidarietà espansiva, ovvero la riduzione di orario con conseguente aumento dei dipendenti. 

Non serve che io ve lo ripeta. Basta guardare con occhi aperti  e onestà i dati che ci fornisce l’Istat e altri centri di ricerca, per sapere, il dato è proprio di ieri, che il lavoro dipendente diminuisce anziché crescere. Lo 0,8% in meno tra il primo trimestre del 2015 e lo stesso periodo del 2014. Il che avviene soprattutto nell’industria, confermando un declino di lunga data che indebolisce la struttura produttiva del paese. 

Voglio invece parlarvi del decreto delegato sulle “semplificazioni”, relativo al job act che il Ministero ha recentemente emanato e che passerà per le vostre commissioni parlamentari per un  parere. Sì, lo so. Il parere che darete non è vincolante. Il governo può comunque fare quello che vuole. Eppure se tutte e tutti fornissero un indignato pare negativo almeno alla norma che prevede di estendere i controlli a distanza sui lavoratori tramite strumenti audiovisivi, smartphone, telefonini, computer ecc., senza previo accordo sindacale, forse il governo non potrebbe fare finta di niente.

In questo modo si distrugge un’altra parte importante del già martoriato Statuto dei diritti dei lavoratori che ha favorito , e non depresso, la crescita industriale del nostro paese  dal 1970, fino a quando non sono cominciate le manipolazioni del medesimo. L’articolo 4 prevede che ciò che sta scritto nel decreto delegato è vietato. Lo prevede esplicitamente. 

Non solo, ma il testo del decreto che dovrete esaminare precisa che le informazioni raccolte con questa sorta di vero e proprio spionaggio ”sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro”. Quindi per sanzioni disciplinari e anche per licenziamento. Dal vecchio licenziamento ad nutum, che l’articolo 18 dello Statuto aveva cancellato, si passa al licenziamento a distanza, grazie ai nuovi strumenti della tecnica. Vi pare questo il progresso?

Siamo fuori dalla Costituzione. Se le cose rimanessero come le dispone il governo che fine fa l’articolo 15 della carta costituzionale, il cui primo comma recita “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili”? Ai tempi dei nostri costituenti il telefonino e l’ I-Pad  non c’erano, ma il senso è chiaro.     Oppure che ne è dell’articolo 21 nel cui primo comma sta scritto :”Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”? Se la conseguenza di tale libertà è quella di  possibili provvedimenti punitivi che si possono spingere fino al licenziamento, tale diritto costituzionale viene di fatto cancellato.

Care ex colleghe e ex colleghi , come ben sapete l’articolo 67 della nostra Costituzione prevede che l’esercizio  della vostra funzione sia  senza vincolo di mandato. A maggior ragione senza vincolo di padronato. Spetta a voi, che siete legati più di altri allo scrupoloso rispetto della nostra Costituzione, indipendentemente dalla formazione politica di cui fate parte, negare il parere a un decreto delegato che viola  la Carta Costituzionale e calpesta lo Statuto dei diritto dei lavoratori, oltre che le norme e la giurisprudenza in materia di privacy delle persone.                                                                   

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