6 giugno: con Libera, per la dignità e il reddito

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Non è accettabile che ci siano “vite di scarto”, prive di ogni protezione dalla disoccupazione, dalla povertà, dal ricatto della precarietà. Vite di cui la società non si cura e non si fa carico.

E’ quello che succede nel nostro paese, con 10 milioni di persone in condizione di povertà relativa e 6 milioni di persone in povertà assoluta.

Non è accettabile che ci siano disuguaglianze estreme come avviene in Italia: secondo l’ultimo rapporto OCSE, il 20% più ricco della popolazione possiede il 61,6% della ricchezza, mentre il 20% più povero non ne possiede che lo 0,4%. Un rapporto di 154 a 1: il fallimento di ogni idea di giustizia sociale e solidarietà umana.

Il reddito minimo è una misura tutt’altro che irrealistica o insostenibile, con risorse necessarie di circa venti miliardi, che possono essere reperite tagliando le spese militari, quelle per le grandi opere che devastano l’ambiente come la Tav, o attraverso una patrimoniale sul 5% della popolazione ricchissima, o recuperando la grande evasione fiscale e la corruzione che pesano per non meno di 180 miliardi l’anno.

E’ un provvedimento che contrasta la povertà, l’ingiustizia sociale, il ricatto delle mafie, che costruisce una rete di protezione, restituendo dignità e diritti alle persone.  

Il reddito minimo è parte delle nostra piattaforma di alternativa alle politiche del governo Renzi. Insieme all’opposizione al Jobs Act e alla distruzione dei diritti del lavoro. Insieme alla necessità di un intervento pubblico che crei nuova occupazione nella riconversione ecologica dell’economia e attraverso la riduzione di orario .

L’altra E

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