Elezioni che cambiano il volto dell’Europa

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In Spagna si è votato un poco più delle scorse amministrative, sfiorando il 50% degli aventi diritto. Un’affluenza alle urne che rafforza il senso dell’affermazione della sinistra. Quattro anni fa PP e Psoe avevano insieme il 65% dei voti, ora non superano il 53%, se si sommano tutti quelli ottenuti nelle 8.122 municipalità e nelle 13 su 17 regioni del paese in cui si è votato.Ha pienamente ragione, quindi, Pablo Iglesias di Podemos quando afferma che i due maggiori partiti hanno ottenuto il peggiore risultato della loro storia, che il bipartitismo in Spagna è finito e che Podemos sfiderà il Pp per il governo del paese nelle prossime elezioni politiche di novembre. Non lo farà da solo ma tessendo una rete di alleanze con forze di movimento, di sinistra e democratiche.

Ma l’Europa non si tinge solo di rosso. Altrove avanzano formazioni filo autoritarie, se non apertamente nostalgiche di regimi di tipo fascista. E’ il caso della Polonia, uno dei sette paesi più grandi della Ue, dove vince le presidenziali Andrzej Duda, che non nasconde le proprie posizioni antidemocratiche, ipernazionaliste, antiUe e russofobe, xenofobe e aggressive. La sua parola d’ordine è stata “portiamo Budapest a Varsavia” esaltando l’orrendo regime ungherese di Orban. Purtroppo lo hanno seguito, nell’assenza totale di una sinistra, anche disoccupati, emarginati, poveri che sono rimasti fuori dal boom economico che la Polonia ha vissuto malgrado la crisi entrando nell’orbita economico-produttiva della vicina Germania.

L’Europa non deve solo temere una Grexit, che sarebbe un disastro soprattutto per lei, ma un Brexit (il distacco dell’Inghilterra) e ora un abbandono della Polonia, che aumenterebbe le possibilità persino di uno scontro militare con la Russia di Putin. Ci vorrebbe perciò ben altra classe dirigente europea, per affrontare una crisi che da economica è diventata apertamente politica. Si rafforzano perciò le ragioni di una profonda svolta politica ed economica in Europa per cui si batte L’Altra Europa con Tsipras. Rinnoviamo l’impegno per la Grecia, in questi giorni decisivi, e l’adesione alla campagna unitaria europea Change4all.

Questa volta è il vento del Mediterraneo che va ascoltato se si vuole salvare l’Europa. Non è solo in gioco la sopravvivenza della Ue, ma il meglio della civiltà e dello spirito sociale che il vecchio Continente ha prodotto negli ultimi secoli.

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