Discorso di Tsipras all’Ocse – 12 marzo 2015

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Perché la Grecia non è sui generis, ma è sintomatica di un malessere europeo più ampio.

E’ diventato quasi ovvio tra gli economisti, gli intellettuali e le organizzazioni internazionali, come l’OCSE e il FMI, sostenere che l’Europa ha bisogno disperatamente di sfuggire alla trappola di austerità al fine di inaugurare una nuova era di crescita e prosperità.

La vittoria elettorale di Syriza del 25 gennaio ha dato nuova speranza a milioni di persone che soffrono di austerità in Europa.

Essa offre quindi una buona opportunità per fornire la spinta necessaria per muoversi nella direzione desiderata.

Una direzione di senso comune e di politica pragmatica che dovrebbe avere una valutazione realistica sia dei vincoli che delle potenzialità e che dovrebbe dare la precedenza alle esigenze delle persone rispetto all’ideologia.

Abbiamo bisogno di un cambiamento decisivo a favore degli interessi collettivi e delle aspirazioni popolari.

Questo è l’unico modo per riconquistare il cuore degli europei e ripristinare il prestigio del progetto europeo.

Abbiamo bisogno di rispettare la democrazia e l’espressione della libera volontà dei popoli, se non vogliamo consegnare l’Europa al nazionalismo estremo e alla destra populista.

Per la Grecia, l’era di austerità, dei Memorandum e della Troika è finita. E ciò è definitivo e irreversibile. Coloro che agiscono come se il popolo greco non avesse votato o come se il loro voto fosse irrilevante, in realtà rendono irrilevante l’Europa agli occhi dei suoi cittadini.

Riteniamo che il cambiamento politico in Grecia è molto compatibile con la costruzione di una nuova relazione qualitativa con i nostri partner europei basata sulla sincerità, il realismo e la comprensione reciproca.

Non possiamo più far finta che non ci sia nessuna crisi umanitaria in Grecia come conseguenza delle politiche recessive di svalutazione interna.

Non possiamo più far finta che il debito pubblico del paese sia sopportabile e che ci sia capacità di servirlo, quando ammonta a circa il 178% e la spesa per interessi è pari a circa 6,5 ​​miliardi di euro l’anno fino al 2021, dopo di che essa aumenterà a 11 miliardi di euro, e nel 2022 a € 24,5 miliardi.

E non possiamo più continuare con avanzi primari di bilancio irrealistici e recessivi nell’ordine del 3,0% nel 2015 e il 4,5% in seguito, solo per far finta che il debito pubblico greco è gestibile.

Dopo cinque anni di declino economico e di disagio sociale, il nostro Paese permane in uno stato economico disperato. I nostri problemi investono molti aspetti dell’attività economica, dalla precarietà finanziaria alla disoccupazione di massa alla povertà.

Il compito del nostro governo è tutt’altro che facile. Richiede riforme sostanziali per affrontare le ingiustizie storicamente radicate e le inefficienze del nostro sistema economico.

Questo, a sua volta, richiede due cose: in primo luogo, la volontà politica di andare contro tutti quegli interessi acquisiti che si avvantaggiano a spese della maggioranza dei cittadini.

Il nostro governo ha questa volontà.

In secondo luogo, abbiamo bisogno della competenza tecnica per identificare le più importanti strutture istituzionali che bloccano il cambiamento e riformarle definitivamente. L’assistenza dell’OCSE in materia è preziosa.

Vogliamo un nuovo rapporto con l’OCSE lontano dai toolkit del passato, che non sono mai state accolti dal popolo come suo proprio pacchetto di riforme.

La collaborazione sarà inquadrata nel nostro programma governativo di riforme progressiste e sociali, sulla base di un’analisi puntuale, caso per caso, e dei dettagli tecnici riguardanti la loro attuazione.

Signore e signori,

E ‘assolutamente vitale per la Grecia che il suo debito pubblico sia ristrutturato. Ciò renderebbe il Paese solvibile, abbassando drasticamente i rendimenti sui titoli di Stato a dieci anni e rendendo possibile per noi soddisfare nuovamente le nostre necessità di finanziamento sul mercato dei capitali.

A nostro avviso è l’unione monetaria nel suo insieme che ci rimette dall’incapacità di affrontare il problema del debito pubblico della Grecia.

Il circolo vizioso fra la trappola del debito e la dipendenza permanente non è certo una ricetta per una sana Eurozona nel suo complesso.

Dobbiamo sostituire la miopia politica con l’ispirazione e l’audacia.

La Grecia ha bisogno di margini di manovra fiscale per recuperare la capacità di pianificare e organizzare la sua economia. A tal fine, con la lettera del ministro delle Finanze al presidente dell’Eurogruppo del 18 febbraio, la Grecia ha chiesto una proroga dell’accordo di prestito, come una fase intermedia di un nuovo Contratto per la Ripresa e la Crescita.

Inoltre questo sarà sostenuto con un accordo negoziato con i nostri partner sulla questione della fattibilità e capacità di servire il debito. Ma anche se fossimo in qualche modo in grado di abbattere rimuovere l’intero debito pubblico, esso ricrescerebbe rapidamente, se noi non sradichiamo le cause sottostanti.

Questo è il motivo per cui abbiamo bisogno di riforme. Ed è per questo che abbiamo bisogno di spazio di manovra fiscale: per essere in grado di affrontare i problemi fondamentali dell’economia reale, dei rapporti dello Stato con l’economia e dello Stato con la società.

Per dirla diversamente, abbiamo bisogno di tradurre in realtà questo Contratto per la Ripresa e la Crescita in modo da poter assicurare che, se raggiungiamo la sostenibilità del debito e un margine di manovra fiscale adeguato, avremo un modello che è economicamente sostenibile e coerente con le finalità democratiche, sociali ed ecologiche.

In questa congiuntura critica, la Grecia deve attuare riforme sociali che, da un lato, terranno conto delle condizioni di emergenza dell’economia e, dall’altro, romperanno con le pratiche del passato. Non possiamo semplicemente elaborare strategie di riforma sulla base delle pratiche clientelistiche esistenti. Abbiamo bisogno di un nuovo assetto.

Quindi, per noi, il cambiamento è il normale stato delle cose.

La nostra strategia di riforma comporta interventi volti, da un lato, a porre fine alla stagnazione e a sganciarsi dal basso equilibrio dell’economia e, dall’altro, a influenzare le caratteristiche qualitative del nuovo equilibrio.

Il cambiamento deve essere radicale, non marginale perché la nostra economia è ancora in uno stato di caos con il collasso delle sue possibilità produttive. Abbiamo bisogno di una scossa per rilanciare l’economia. E, una volta che la dinamica di crescita sarà avviata, la grande capacità inutilizzata indica che potrà essere mantenuta per un periodo prolungato.

In parallelo, il debito pubblico, se ristrutturato, potrebbe essere indirizzato su una traiettoria discendente, anche in presenza di un tasso modesto di ripresa nella crescita del prodotto nominale.

Il nuovo governo è ben consapevole delle carenze del modello di crescita pre-crisi rispetto al quale siamo sempre stati critici quando eravamo all’opposizione. Negli ultimi decenni, la nostra volontà politica è stata orientata a cambiare la Grecia. Questo spiega perché la nostra visione non è un ritorno al passato.

Stiamo lottando per cambiare il presente, pur mantenendo lo sguardo fermamente rivolto al futuro verso una crescita economicamente ed ecologicamente sostenibile, con la giustizia sociale, e la piena occupazione.

Siamo un governo di sinistra con nuove idee. Vogliamo l’assistenza tecnica per implementarle. Ad esempio, la nostra posizione è che la diseguaglianza è un ostacolo sia alla crescita che all’efficienza economica.

E siamo felici di constatare che siamo in ampio accordo con la ricerca di frontiera di organizzazioni internazionali come l’OCSE e il FMI su questo tema.

Da questo punto di vista, durante i periodi di crisi, una politica che dà priorità alle esigenze della maggioranza sociale può essere parte della soluzione e non parte del problema della crisi. In questo senso o avremo uno sviluppo inclusivo, o non avremo affatto uno sviluppo.

Questo è un punto di convergenza tra le nostre priorità politica e quelle dell’OCSE. Vogliamo una crescita che vada di pari passo con la giustizia sociale.

Un esempio simile può essere fatto per quanto riguarda il rapporto tra crescita e la democrazia e la partecipazione popolare. Noi sosteniamo una più ampia partecipazione e democratizzazione dei processi decisionali a tutti i livelli.

Non vogliamo sostituire il mercato come dispositivo allocativo. Noi lo consideriamo come uno strumento in una varietà di meccanismi sociali che possono essere utilizzati per affrontare i problemi economici. Se funziona, va bene.

Ma la verità è che non funziona sempre in modo appropriato e qualche volta comporta significativi costi sociali.

In tale contesto, vogliamo che la società a partecipi alla discussione degli obiettivi e alla progettazione e attuazione delle politiche in modo che gli obiettivi perseguiti e le politiche attuate riflettano realmente l’interesse pubblico e garantiscano che tutti i bisogni essenziali sono affrontati.

Per ragioni simili, non consideriamo né l’aspirazione popolare al senso di appartenenza né il desiderio della gente di avere una qualche forma di controllo sulle questioni che riguardano la loro vita come elementi di populismo.

Il grande vantaggio di incorporare giustizia sociale e democrazia in un progetto di riforma fin dall’inizio è che si massimizza il sostegno popolare per l’intero pacchetto di riforme. E’ bene sapere che vi è una crescente comprensione di questo punto.

Anche nell’Unione Europea, le persone stanno diventando consapevoli che il sostegno popolare è parte integrante della leva delle riforme.

Quindi, il nuovo governo greco procederà con una duplice strategia di riforma: una prima serie di riforme indispensabili, sine qua non, con applicazione immediata fino ad aprile. Quelle riforme imposteranno il quadro di riferimento per un set ancora più ambizioso di riforme nel medio e lungo termine.

Come sapete, le priorità immediate della nostra direzione di riforma, sta nell’affrontare la crisi umanitaria e il disperato bisogno di affrontare il problema cronico della Grecia per quanto riguarda l’evasione fiscale e la corruzione.

Rispetto al primo, nessun governo di sinistra potrebbe cominciare da qualsivoglia altro punto se non l’accesso, per esempio, al cibo, alla casa, all’energia.

Per quanto riguarda il secondo, tra le altre cose, si affronterà il contrabbando di carburante e di tabacco, si porranno limiti nella normativa in materia di finanziamento dei partiti politici, si rafforzerà l’indipendenza del Segretariato Generale delle Entrate Pubbliche, garantendo piena responsabilità e trasparenza delle sue operazioni e si amplierà la definizione di frode e evasione fiscale cancellando l’immunità fiscale.

La riforma del settore pubblico è un’impresa più difficile. Abbiamo già iniziato semplificando il governo stesso. Per esempio abbiamo già ridotto il numero dei Ministeri.

Andremo avanti per promuovere migliori meccanismi di nomina, valutazioni e la definizione di processi equi per massimizzare la mobilità delle risorse umane e di altri all’interno del settore pubblico.

Continueremo a lavorare per migliorare drasticamente l’efficienza delle amministrazioni centrali e locali approcciando i processi di budget, la ristrutturazione delle direzioni, e la riallocazione delle risorse mal distribuite.

Focalizzandoci sull’agenda più economica, cerchiamo di attrarre investimenti in settori chiave e utilizzare beni dello Stato in maniera più efficiente sulla base di valutazioni puntuali e nel rispetto dell’interesse pubblico.

Ad esempio, abbiamo bisogno di unificare l’Hellenic Republic Asset Development Fund (ΤΑΙΠΕΔ) (Fondo della Repubblica Ellenica per lo Sviluppo del Patrimonio) con varie Agenzie di gestione del patrimonio pubblico (che attualmente sono disseminate in tutto il settore pubblico), al fine di sviluppare il patrimonio pubblico e incrementare il loro valore attraverso riforme microeconomiche e del diritto di proprietà.

Va al di là della portata di questo incontro dare dettagli sulle nostre idee in materia di mercati dei prodotti e del lavoro, il sistema di sicurezza sociale e le riforme fondamentali del sistema giudiziario. Inutile dire che queste sono tutte le aree dove si troverà un ampio terreno comune, ma anche differenze che devono essere discusse.

Le aree menzionate sono state ovviamente affrontate nel passato sia dai governi precedenti che dalle istituzioni internazionali, come l’OCSE. Come governo progressista, che è spesso stato critico per quanto concerne alcune tendenze sociali ed economiche, non è sorprendente che cerchiamo di ampliare l’ordine del giorno su alcune tematiche. Lasciatemi citarne quattro.

Crescita verde:

In linea con le priorità annunciate dal nuovo Commissario europeo per l’ambiente, vorremmo che la Grecia fosse leader nelle strategie di trasformazione verde. Alcune dei principali cambiamenti si verificheranno attraverso l’introduzione di sistemi distribuiti (nell’energia o nei rifiuti per esempio), ma questo può essere esteso ad altri settori come l’edilizia o il design industriale.

Economia Sociale:

L’Economia Sociale è cresciuta durante la crisi e ha molto più potenziale negli anni a venire. Dobbiamo guardare alla promozione di un quadro istituzionale che identifichi i colli di bottiglia per la sua crescita futura, offra istituzioni di supporto che può superarli, incoraggiando sinergie con altri settori dell’economia.

Nuovi Sistemi di Rete:

Le tecnologie dell’informazione hanno reso possibili nuove opportunità per i sistemi in rete e si orientano a una produzione sociale (commons based). La sua applicazione, come si vede dall’esperienza europea, è ampia: dai servizi sociali al settore bancario, e dal cibo all’educazione. Tale approccio è particolarmente importante in Grecia, non solo a causa della debolezza delle istituzioni attuali, ma a causa di un grande bacino di persone qualificate, ora disoccupati o all’estero, nonché per la presenza di molte isole remote o zone di montagna.

Clusters:

La creazione di ecosistemi produttivi può offrire motivazioni importanti per le imprese di stabilirsi in Grecia, invece di fuggire all’estero. Un ecosistema può comprendere infrastrutture, manodopera specializzata, la sinergia con le università pubbliche e centri di ricerca in modo da massimizzare i benefici di investire in cooperazione.

 

Caro Segretario Generale dell’OCSE,

Signore e signori, Ciò che tutto quanto sopra suggerisce è la necessità di sposare il vecchio con il nuovo. Il cuore delle nostre politiche non è riformare la Grecia, è trasformare la Grecia.

Cerchiamo la coesistenza con una crescita equilibrata di tutti e tre i settori dell’economia. In tale contesto, come ho detto prima, gli imperativi ambientali influenzano ogni ramo della nostra economia.

Mi auguro che il messaggio che la Grecia è entrata in una nuova era storica è diventato chiaro. In questo contesto, la nostra collaborazione con l’OCSE è un passo importante in questa direzione.

La strada da percorrere sarà piena di sfide, ma, con l’aiuto dei nostri partner, la Grecia riacquisterà il suo equilibrio, uscirà dalla crisi e inizierà il processo di ripresa inclusiva.

Grazie.”

 
traduzione di Paola Boffo
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