Corruzione e sfruttamento del lavoro: gli appalti nelle grandi opere

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Quattro arresti e 47 indagati: ecco l’attuale bilancio della indagine dei carabinieri sulla gestione illecita degli appalti delle cosiddette grandi opere, fra cui Tav ed Expò.

Piove sul bagnato. L’unica novità è che per ora non risulta coinvolto alcun esponente politico. Si tratta infatti di alti dirigenti dei ministeri e della cosa pubblica. Il che è ancora più grave perché mette in luce quanto la corruzione sia ormai penetrata nelle alte sfere della Pubblica Amministrazione del nostro paese.

Più grandi, inutili e dannose sono le opere, maggiori sono i margini e gli spazi per la corruzione e il malaffare. Anche regole costruite per facilitare le grandi opere hanno aperto varchi alla corruzione: gare al massimo ribasso, general contractor, commistione tra controllori e controllati, a cui si aggiungono inevitabilmente condizioni di lavoro insopportabili, di tipo servile, di pesante sfruttamento, accompagnate anche dal finto volontariato, come nel caso di Expò.

Occorrono maggiori controlli, ma occorre anche fare regole che restituiscano allo Stato il potere reale di controllo. Sosteniamo quindi l’iniziativa della Cgil di una proposta di legge di iniziativa popolare per la trasparenza e la legalità negli appalti.

L’altra Europa con Tsipras denuncia con forza questi nuovi fatti. Il cammino per la legalità è lungo e difficile. Chi ci è impegnato da anni, Magistratura e Organizzazioni di cittadini, lo sa alla perfezione. Fa amaramente sorridere chi accusa per il suo alto debito la Grecia di essere un paese corrotto, quando scandali e mazzette imperano a casa nostra a più di venti anni da Tangentopoli

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