Contro l’intervento militare in Libia

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La ministra ha dichiarato di voler riprodurre un intervento stile Libano, dove l’Italia è impegnata in una operazione di peace-keeping dell’ONU mirata a garantire il rispetto del cessate il fuoco fra due paesi sovrani. 
 
La ministra dimentica due cose: che le operazioni di peace-keeping nulla hanno a che fare con un intervento militare vero e proprio finalizzato a fermare una avanzata militare di occupazione. 
E che l’essere paese ex-colonizzatore dovrebbe consigliare di rimanere fuori anche da eventuali operazioni ONU.

 
La dissoluzione dello stato libico, che ha aperto le porte all’avanzata dell’ISIS, è responsabilità anche e soprattutto del dissennato intervento militare che l’Italia ha sostenuto nel 2011, e in tempi più recenti dalla mancanza di iniziativa politica tesa a favorire la stabilizzazione democratica del paese. 
 
Aggiungere danno a danno è irresponsabile, e mette in pericolo il nostro paese e la nostra gente. 
Fermare l’avanzata dell’Isis è cosa seria -troppo seria per il dilettantismo in campo internazionale del governo Renzi – e il primo ministro farebbe bene a far tacere i suoi ministri. 
 
Il governo pensi invece a salvare immediatamente le centinaia di migranti in pericolo al largo delle coste libiche. Sono vittime di un’altra guerra oltre a quelle da cui sono stati costretti a scappare. Si aprano subito i corridoi umanitari.
 
Le parole di Salvini, che incita ad abbandonarli in mare, “dopo averli rifocillati un po’”, sono irresponsabili e scellerate. 
 

(Approvato dalla riunione del Comitato Nazionale transitorio IL 15 FEBBRAIO 2015)

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