Marco Revelli su Mattarella- Non ci uniamo al ‘Te deum’

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In primo luogo perché dal punto di vista della subalternità o dell’autonomia rispetto all’Europa della Troika – che è la vera partita importante in questo delicatissimo momento – Mattarella non garantisce nulla. Non è certo una scelta di rottura rispetto alla pessima deriva precedente in cui i massimi vertici del nostro Paese sono stati fedeli esecutori delle direttive provenienti da Francoforte e da Berlino, con i guasti sociali e con il deficit di democrazia che sono sotto gli occhi di tutti.

In secondo luogo perché per quanto riguarda la questione decisiva per il nostro assetto istituzionale, e cioè la restaurazione dell’ordine costituzionale o la sua manomissione, il metodo con cui si è giunti a questo esito conferma la tendenza alla sottomissione del Parlamento da parte del Capo del Governo, secondo una logica di personalizzazione e di verticalizzazione della vita istituzionale nelle mani di Renzi che abbiamo da tempo denunciato: in questi giorni abbiamo assistito al fatto inaudito – in una democrazia parlamentare – di un Presidente del Consiglio che ha prima gestito le consultazione sull’elezione del Capo dello Stato, poi formulato la propria candidatura (da prendere o lasciare) al proprio partito e agli alleati di governo, usurpando una prerogativa che appartiene al Parlamento, nelle singole persone dei suoi membri.

La scelta del Presidente spetta infatti, in solido, ai parlamentari come singoli – neppure come appartenenti a un partito, altrimenti non si spiegherebbe il voto rigorosamente segreto per dettato costituzionale. Ha fatto lui il mazzo e dato le carte, a conferma della mutazione regressiva del nostro assetto costituzionale (e a prescindere dalla presentabilità della figura risultata eletta).

Nel coro diffuso di violinisti del principe, noi queste cose dovremmo dirle con chiarezza, contrapponendo i giochi da corte rinascimentale di Roma-Bisanzio, alla linearità democratica di Atene, dove a meno di una settimana dal voto un ministro arrivato all’incontro in motocicletta le “canta chiare” al messaggero della Troika in nome del proprio popolo e del mandato ricevuto

L’Altra Europa con Tsipras

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