Bologna- Manifesto Siamo a un bivio- 1 blocco di proposte

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1. Venezia (doc intero con integrazioni in rosso)

Siamo a un bivio.

La più grave crisi economica che il nostro mondo abbia conosciuto non accenna a finire. Anzi, diventa permanente producendo una pericolosa regressione sociale, politica, culturale, morale ed ecologica. Essa affonda le radici in un sistema economico che genera gigantesche diseguaglianze, umilia il mondo del lavoro, sfrutta in modo dissennato la natura e i beni comuni. E, per crudele paradosso, continua ad accentuare quelle diseguaglianze e quella spoliazione, a causa della gestione di un potere sempre più monopolizzato da una minoranza di speculatori globali e di superricchi (lo 0,7% della popolazione che detiene il 41% della ricchezza globale), in un circolo vizioso che deve essere spezzato.

L’Unione Europea, lungi dal rappresentare una possibile alternativa a questo stato di cose, ne esprime un voltoottuso e meschino, accanendosi con politiche di austerità che nel favorire i Paesi più forti provocano l’ulteriore impoverimento e il degrado – vera e propria asfissia sociale – di quelli più fragili.

E tuttavia anche in Europa, proprio sulla sponda del Mediterraneo, si è aperta una breccia. Come già è successo in America Latina, la storia sembra essersi rimessa in movimento anche qui. In Grecia, in primo luogo, dove Syriza è possibile forza di governoedove una vittoria il 25 gennaio mostrerebbe a tutti che quanto viene presentato come impossibile in realtà possibile è. In Spagna, dove Podemos è oggi il primo partito per popolarità. Di qui può partire quel processo di radicale inversione delle politiche europee, l’unico che ci può salvare – perché nessun Paese può farcela da solo se non cambia l’Europa.

In Italia il quadro politico appare invece bloccato. Mentre la società si è rimessa in movimento, con il mondo del lavoro che ha ripreso con forza la parola, il Governo di Matteo Renzi si è attestato su una linea di frontale contrapposizione, incarnando pienamente quella stessa filosofia della Troika che ha condotto la Grecia sull’orlo della morte sociale, e portando a compimento il processo di dissoluzione del suo Partito come forza in un qualche modo ascrivibile alla “sinistra”.

Jobs Act e riforma del pubblico impiego, decreto Poletti e precarizzazione come forma principale del lavoro, Sblocca Italia, riforme costituzionali, riforma elettorale, privatizzazioni, “partito della Nazione” o “partito del Capo”, uniti a un asservimento indecente dell’informazione, disegnano il profilo di una vera e propria emergenza democratica e pongono con urgenza il problema di ridare rappresentanza a una parte potenzialmente maggioritaria del Paese oggi drammaticamente priva di riferimento politico, come dimostra l’aumento verticale di chi non andato più a votare. Tanto più dopo che si è consumata una frattura davvero “storica” – e riteniamo incomponibile – tra il mondo del lavoro e il partito di Renzi.

Se non ora quando?

Per tutte queste ragioni riteniamo oggi ineludibile la costruzione anche in Italia di un’alternativa politica credibile e reale, che costituisca un’effettiva rottura di continuità sia di visioneche di programma e di stile. Per ciò che propone. E per la pratica che ne contraddistingue l’agire.

Una proposta politica che per essere credibile non può che essere unitaria e insieme radicale, rompendo con la logica della frammentazione e delle continue divisioni e, insieme, innovando nel modo di organizzarsi e di concepire la politica e l’azione collettiva. La breccia che si è aperta in Europa e la riattivazione del conflitto sociale in Italia ci indicano una possibilità – che per ognuno di noi diventa una responsabilità – di tentare di “unire ciò che il neoliberismo ha diviso” e di rompere la drammatica separazione tra la dimensione politica e quella sociale.

Nel sottoscrivere questo primo documento con cui manifestiamo i nostri intenti (“Manifesto”) noi intendiamo metterci al servizio di un processo che porti alla costituzione di una sola casa comune che sia l’espressione diretta della cittadinanza impegnata nell’affermazione dei valori costituzionali, dei diritti umani, del lavoro e dell’ambiente, quindi, della sinistra e dei democratici italiani in un quadro europeo. Un processo saldamente ancorato nel sociale ma che trova nelle  scadenze elettorali occasione di verifica e di affermazione. La tappa fondamentale sarà la presentazione alle prossime elezioni politiche di un’unica lista che, come già in Grecia e in Spagna, si proponga come autentica alternativa di governo: una lista  promossa da movimenti e personalità della società civile, autonoma dagli apparati di partito, in grado di unire tutte le componenti sia organizzate che diffuse di una sinistra non arresa alla austerità europea e alla sua versione autoritariaitaliana incarnata dal renzismo. Un soggetto politico unico e plurale, forte perché capace di dare una voce comune a tante componenti diverse, strategicamente alternativo al neoliberismo come visione del mondo, e in opposizione – sul piano elettorale europeo e nazionale -, alle forze politiche che l’hanno incarnato e allo stesso PD che su quella visione del mondo ha fondato non solo da oggi la sua politica di governo.

Non dunque una “piccola casa” per esuli delle troppe sinistre – ma una proposta all’altezza dell’emergenza in atto, la quale richiede di mettere in campo la maggior forza possibile per invertire la tendenza in corso. Per fermare un’azione di regressione sociale e democratica senza precedenti, portata fino al cuore dell’assetto costituzionale. Per arginare la devastazione di un patrimonio culturale condiviso. Per impedire che della frustrazione sociale approfittino forze e culture reazionarie e razziste. E per contrapporre a tutto ciò un sistema di valori e un modello di azione e di vita all’altezza dei tempiche diventi rapidamente maggioritario nel Paese.

E’ possibile individuare fin d’ora una prima semplice piattaforma programmatica. Pochi punti, ampiamente condivisi da molti movimenti in tutto il mondo e da un grande arco di forze anche in Italia, intorno a cui è possibile una larga convergenza e sul cui lavoro di elaborazione potrà consolidarsi una effettiva pratica partecipativa, unitaria e inclusiva:

  • Spezzare le catene del debito pubblico con cui la finanza speculativa che ormai controlla l’economia del mondo intero tiene sotto ricatto i governi, si appropria di una quota crescente delle entrate fiscali, privatizza a suo vantaggio, sanità, scuola, pensioni, servizi pubblici e beni comuni con l’unico fine del profitto;
  • Porre fine alle politiche di austerità con un piano europeo di investimenti pubblici per creare occupazione, sostenere i redditi di chi lavora o cerca lavoro, contrastare la piaga del precariato che sta lacerando alla radice i legami sociali e privando del futuro intere generazioni, consentire il riscatto del Mezzogiorno, risanare l’ambiente, difendere i beni comuni, avviare la conversione ecologica dei consumi e del sistema produttivo per contribuire a sventare cambiamenti del clima irreversibili, che possono rendere tra breve invivibile tutta la Terra.
  • Promuovere l’eguaglianza tassando i grandi patrimoni e i grandi redditi, impedendo eccessive accumulazioni di ricchezza e potere, combattere la piaga della povertà (crescente) istituendo un reddito di cittadinanza universale che permetta anche a chi è senza lavoro di condurre una vita dignitosa; ripristinare ed estendere i diritti e le tutele delle lavoratrici e dei lavoratori, come nel caso dei licenziamenti illegittimi, ripristinare e sostenere la contrattazione collettiva nazionale e fare in modo che ad eguale prestazione corrispondano uguali diritti e retribuzioni, restituire dignità alla vita lavorativa anche attraverso l’abrogazione delle recenti controriforme sulle pensioni
  • Sostenere il diritto alla autodeterminazione di donne e uomini, anche lottando contro ogni forma, materiale e simbolica, legislativa e culturale, di  patriarcato, sessismo, omofobia, transfobia.
  •  Promuovere – ripartendo oneri e benefici tra tutti i paesi – l’accoglienza e l’inclusione di chi arriva in Europa per sfuggire alla miseria o a guerre di cui anche i nostri governi sono complici. Costruire una grande comunità dei popoli dell’Europa e del Mediterraneo fondata sulla pari dignità. Combattere il razzismo che le forze di destra alimentano e sfruttano in tutta l’Europa per aizzare contro un bersaglio di comodo le vittime delle loro devastanti politiche economiche;
  • Affermare la democrazia in campo politico ed economico: difendere e dare attuazione ai diritti sanciti dalla Costituzione e imporre una trasparenza totale a progetti, bilanci, accordi, e trattative pubbliche e private. E’ questa una condizione irrinunciabile per coinvolgere tutta la cittadinanza attiva nella lotta contro la corruzione, le mafie e il malaffare; per difendere la sovranità popolare dalle aggressioni delle multinazionali; e per realizzare, a fianco di quella rappresentativa, una democrazia partecipativa: non solo nelle istituzioni ma anche sui luoghi di lavoro;
  • Dare vita a un’attiva politica di pace a livello europeo nella consapevolezza degli enormi rischi di guerra comportati dalla transizione egemonica mondiale  che si compie nel cuore della crisi con lo spostamento del baricentro economico e politico mondiale dall’ovest all’est (dall’area atlantica all’asse Cina-India) e della necessità che ciò avvenga, a differenza del passato, in modo sostanzialmente pacifico e senza un massacro sociale.
  • Promuovere un pensiero fondato sul rispetto e la valorizzazione della natura, del vivente, di tutte le differenze di genere e cultura, sulla solidarietà come antidoto alla competizione di tutti contro tutti imposta dal “pensiero unico” dominante; una cultura che metta al primo posto le persone e che contrasti la violenza, la corsa agli armamenti e la guerra; contrastare lo smantellamento della scuola, della università e della ricerca pubbliche, depauperate e trasformate in culla della cultura della competizione

La casa comune che vorremmo.

Perché porti al risultato necessario, questo processo costituente unitario non può essere il frutto della sommatoria di ceti politici ma deve riuscire ad essere l’espressione politica di tutte le energie e le risorse che esistono nel Paese, con la loro diversità, nella dimensione della politica, del sociale, del mondo intellettuale e delle competenze.

Per questo siamo convinti che esso debba farsi intrecciando e riconnettendo più livelli: pratiche unitarie sociali e territoriali e dialogo politico. Radicamento territoriale e lavoro istituzionale. Campagne e vertenze comuni e sostegno a forme di solidarietà e auto-organizzazione mutualistica e comunitaria… E’ questa la condizione perché vi si possano ritrovare tutte le componenti e le iniziative, sociali e politiche, collettive e individuali, che hanno costruito l’esperienza della lista L’Altra Europa con Tsipras. Ma non solo. Lavoriamo ad uno spazio politico ancora più largo, aperto a tutte quelle persone che condividono un’idea di giustizia e di solidarietà sociale, di corresponsabilità generazionale ed ecologica, di lotta ad ogni forma di discriminazione di genere o di luogo. E che possono riconoscere nell’azione del Partito della sinistra europea e del gruppo parlamentare del GUE un orizzonte d’impegno trans-nazionaleche operi fin d’ora per la costruzione di vere e proprie coalizioni sociali a dimensione europea, in antitesi alle “larghe intese” continentali.

Uno spazio nel quale si possano ritrovare tutti coloro (e sono tanti, anche in Italia), i quali non vogliono rinunciare agli ideali di eguaglianza, libertà, giustizia sociale, dignità e fraternità (il più negletto dei valori dell’89 francese): il “nucleo normativo” della modernità democratica, oggi insidiato da un potere globale che vede solo nell’utilità (e nel denaro che ne è il simbolo) l’esclusivo statuto del mondo.

A tal fine ci proponiamo di lavorare per sostenere la creazione di larghe coalizioni sociali di movimenti, associazioni e forze politiche, per promuovere iniziative e campagne unitarie sui temi del lavoro (della difesa dei diritti e della lotta alla precarizzazione), dei beni comuni, della accoglienza e dell’inclusione, della democrazia e della pace anche tramite strumenti specifici finalizzati a ciò, come assemblee e consulte territoriali e nazionali, impegnandocial più ampio dialogo e alla più grande collaborazione con tutte le persone e le forze  interessate e disponibili per raggiungere questo obiettivo comune.

Il processo unitario a cui vogliamo contribuire deve avvenire nel modo più democratico e partecipato possibile, con il massimo di apertura a tutti gli apporti e il massimo sforzo per arrivare, ovunque possibile, a posizioni e scelte condivise (valorizzazione del punto di vista dell’altro). Per questo apriamo questo appello alle adesioni individuali e collettive, e ci impegniamo a coinvolgere e far partecipare democraticamente in tutti i passaggi successivi chi vi aderirà, con la massima trasparenza e con forme di aggregazione e cooperazione nei territori le più ampie, aperte e partecipative possibile, perché è soprattutto nei “luoghi della vita” che si può costruire l’alternativa.

Il 2015 può essere davvero l’anno del cambiamento. Non possiamo non dare anche noi, in Italia, il nostro contributo.

Ci mettiamo a disposizione per costruire insieme a tutte le donne e gli uomini che condividono questa esigenza un grande appuntamento a marzo, che sia l’inizio di questo processo di cui nessuno possiede proprietà o brevetto e di cui ognuno può essere protagonista.

Associazione Altra Europa Laboratorio Venezia

2. Altra Emilia-Romagna

1. Per un’alternativa di società radicalmente democratica, egualitaria, giusta e solidale

Il consolidamento ed il rilancio del progetto dell’Altra Europa non può che partire da un fecondo processo di condivisione tra il sostegno delle lotte e dei conflitti sociali, il lavoro per la crescita di un’ampia e generalizzata mobilitazione sociale contro le politiche neo-liberiste e la costruzione e maturazione di una proposta di governo nella crisi come stanno facendo altre realtà analoghe in giro per l’Europa. Per far questo c’è bisogno di identificare un orizzonte strategico che sappia accompagnare il momento della vertenza con quello della proposta: il nodo dell’orizzonte strategico e dell’idea di società è stato infatti rimosso fino ad ora dalla discussione ne L’Altra Europa, e il rischio è di una discussione in cui al centro vi sia solo la collocazione elettorale o l’opposizione al renzismo. La storia degli ultimi anni hanno ci ha consegnato l’idea di una società e di un modello economico dove esistono solo mercato e profitto. Oggi quell’idea è in crisi ed è compito di chi ha avversato le politiche neoliberiste in questi anni di proporre delle alternative.

La società che abbiamo in mente deve tornare a mettere al centro del suo sviluppo i valori fondamentali definiti nella Costituzione della nostra Repubblica nel ‘47: la pari dignità di ogni persona, i diritti civili e sociali, l’uguaglianza, la giustizia e la solidarietà. Deve essere laica e radicalmente democratica per parlare di riscatto e di libertà. Insomma, la società che abbiamo in mente deve saper maturare il meglio di analoghe esperienze fatte in America Latina negli ultimi anni e nei progetti di autogoverno e cooperazione sociale nati nella crisi in Grecia, Spagna e Italia. Società che hanno riconosciuto l’importanza dei beni comuni rispetto al mercato, del lavoro rispetto al liberismo finanziario, delle persone che si riconoscono in un noi solidale rispetto all’individualismo rapace e competitivo, nella pace, nel disarmo e nel “buen vivir” in un processo di conversione ecologica dell’economia e degli stili di vita contrapposto a uno sviluppo bulimico e ingiusto che distrugge l’ambiente e inquina le risorse naturali, mettendo a rischio tutta la vita sul pianeta. Un’idea di società che affronti e trovi soluzione al tema della redistribuzione della ricchezza, guardando anche alle esperienze e alle elaborazioni della sinistra mondiale ed europea, come ad esempio ciò che è stato scritto in America Latina sulla prospettiva del socialismo del XXI secolo. Pensiamo che sia maturo il tempo di un ampio dibattito politico e culturale da parte de L’Altra Europa che vada in questa direzione. Il radicamento e l’affermazione di progetti come Podemos e Izquierda Unida in Spagna, Sinn Féin in Irlanda, ma soprattutto Syriza in Grecia, rappresentano una grande possibilità che va al di là dei confini di quel paese e che parla a tutta l’Europa. Anche per questo diventa molto rilevante l’iniziativa politica della Sinistra Europea, che ha avanzato in occasione delle scorse europee, la candidatura di Tsipras a presidente della Ue, e del GUE/NGL (Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica).

2. Per l’alternativa al Pd, nel quadro della sfida alle politiche neo-liberiste e alle coalizioni che le sostengono

Tutto questo porta naturalmente l’Altra Europa ad opporsi alle politiche neoliberiste e ai governi e alle coalizioni che le stanno portanto avanti. Oggi quelle politiche sono sostenute in Italia dal governo di Matteo Renzi in continuità con analoghe esperienze di larghe intese tra popolari e socialisti/liberaldemocratici in giro per l’Europa. Questo stato di cose dimostra il definitivo fallimento delle terze vie e delle visioni di liberismo temperato di cui si sono resi protagonisti governi socialdemocratici in Europa, come in Italia, dagli anni ’90 in poi. Di conseguenza rende impraticabile per la sinistra il campo delle coalizioni e alleanze con quel Partito Democratico che è nato come reazione centrista e conservatrice a quel fallimento. Perciò l’alternativa al Pd deve essere un nostro tratto distintivo e caratterizzante. L’obiettivo de L’Altra Europa è costruire un unico polo di tutta la sinistra italiana, politica e sociale, alternativo alle politiche neo-liberiste in occasione delle prossime elezioni politiche.

3. I territori come luogo di riaggregazione di quello che il liberismo ha diviso e come spina dorsale de L’Altra Europa

Le tornate elettorali delle europee e delle regionali ci hanno consegnato un radicamento del progetto dell’Altra Europa ancora troppo polarizzato intorno ai contesti metropolitana e a quella fascia di società più istruita che l’hanno premiata con il loro voto. D’altra parte, facendo riferimento anche alla nostra esperienza come L’Altra Emilia-Romagna, pensiamo che L’Altra Europa debba investire sulla presenza, sulla crescita e sulla valorizzazione dei territori; sui comitati come strumento per la partecipazione e la costruzione della nostra proposta politica. Nei territori vi è una ricchezza e una pluralità di vertenze, lotte, movimenti e associazioni; di gruppi di interesse dell’impegno sociale, ambientale e culturale; di movimenti impegnati nei diritti civili, di compagne e compagni impegnati nei luoghi di lavoro, nelle lotte per i diritti espropriati e contro la precarizzazione del lavoro. Queste esperienze che vengono vengono spesso nascoste dal dibattito politico/mediatico devono essere considerati come la linfa per una sinistra di alternativa che punti ad avere un ruolo non residuale. Devono essere lo spunto per la nascita di molti altri comitati e poli di aggregazione al di là delle scadenze elettorali. Per questo proponiamo che la composizione degli organismi nazionali de L’Altra Europa si riorganizzino dando un ruolo centrale ai comitati territoriali, dove valga il principio di “una testa un voto”, con un’attenzione specifica alla rotazione dei ruoli e all’alternanza di genere e di generazione. Questa modalità ci sembra importante per dare un carattere plurale, inclusivo e partecipato al percorso de L’Altra Europa e rispondere alla domanda di cambiamento che anima le persone che si sono avvicinate al percorso, le compagne e i compagni che hanno fino ad ora aderito al nostro progetto.

4. Verso l’associazione nazionale de L’Altra Europa

Riteniamo che la costruzione della sinistra di alterativa possa nascere davvero solo attraverso un processo politico che sappia valorizzare la presenza di singoli e forze organizzate che procedano insieme con spirito unitario, plurale ed inclusivo. Per questo riteniamo che la via maestra sia procedere verso la costituzione dell’associazione nazionale L’Altra Europa: proprio perché – attraverso tale forma – si possono sperimentare modalità nuove di democrazia partecipata interna, reti di collaborazione tra soggetti molteplici con proprie identità, soggettività culturali e politiche che sappiano lavorare insieme agli obiettivi comuni che ci siamo già dati ed e a quelli che sapremo decidere d’ora in poi. Questa associazione deve essere lo spazio di collegamento tra rappresentanti e base elettorale ed il motore di proposte politiche di mobilitazione per costruire coalizioni politiche e sociali più ampie nel contrasto alle politiche di attacco ai diritti del lavoro contenute nel Jobs act e di privatizzazione dei beni comuni, come sancito con lo SbloccaItalia e la legge di stabilità, magari ricorrendo anche allo strumento referendario. Riteniamo fondamentale che in tempi brevi siano poste le condizioni affinché tutti gli aderenti all’associazione possano esercitare la propria sovranità democraticamente.

Vogliamo costruire una sinistra unitaria e plurale in grado di aggregare – sulle coordinate di queste idee di alternativa di società e dell’alternativa alle politiche liberiste e al Pd – tutte le energie, risorse, disponibilità, i settori della società privi di rappresentanza e le forze sociali presenti nel Paese.

3. Alfonso Gianni (1. la crisi e la guerra 2. Il reddito)

Ma non siamo solo di fronte ad una crisi. Dentro di essa ed a causa di essa si profila una transizione egemonica mondiale che sposta il baricentro economico e politico da ovest ad est. Il secolo americano è agli sgoccioli. Cina e India si impongono come un polo vincente. Il grande problema è che, a differenza del passato, questa transizione egemonica mondiale avvenga in modo sostanzialmente pacifico e senza un massacro sociale. Per questo abbiamo bisogno di una sinistra, a partire dal nostro continente.

La seconda proposta di modifica riguarda la parte relativa agli spunti programmatici.

Al secondo punto modificare le  parole “per creare occupazione” nelle seguenti : “perseguendo l’obiettivo di una piena e buona occupazione” quindi aggiungere “anche promovendo una riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a partire dal settore manifatturiero”.

Nel terzo punto sostituire le parole “reddito di cittadinanza” con “reddito di base” aggiungendo alla fine “e di trovare un lavoro soddisfacente”

4. Cristina Franchini

contribuire a sventare cambiamenti del clima irreversibili, che possono rendere tra breve invivibile tutta la Terra. dare la priorità a interventi che non siano in contrasto con gli equilibri ambientali come le molte Grandi Opere che devastano il territorio e che creano poca occupazione, ad esempio il TAV Torino-Lione e le trivellazioni nel Mediterraneo e nelle aree protette. vogliamo agevolare la transizione verso consumi drasticamente ridotti di combustibili fossili; la creazione di un’agricoltura biologica; il riassetto idrogeologico dei territori; la valorizzazione non speculativa del nostro patrimonio artistico

5. Francesco Papetti

   
   

Aderisco al manifesto e propongo le seguenti modiche: a) pag. 1 ….portando a compimento il processo di dissoluzione del suo Partito come forza in un qualche modo ascrivibile alla “sinistra”; sostituire con ….portando a compimento il processo di dissoluzione del suo Partito come forza progressista impegnata nella difesa e nella promozione dei diritti costituzionali, democratici e sociali dei lavoratori. Motivo: dobbiamo accettare l’idea che esiste una sinistra, maggioritaria in Italia ed in alcuni paesi  Europei, che governa con le grandi intese e condivide le politiche di austerità neo-liberiste dell’Unione. Questa è la sinistra reale di governo e la definizione del suo grado d’identità “ascrivibile a sinistra” non dipende da noi; 2) pag. 2 …tutte le componenti sia organizzate che disperse di una sinistra non arresa alla austerità….  modificare con: …tutte le componenti democratiche e popolari e le forze organizzate o disperse di una sinistra non arresa alla austerità. Motivo: il nostro bacino di riferimento va oltre la sinistra così definita. 3) pag. 2 aggiungere le virgolette a … a troppe “sinistre”; 4) pag. 3 ..lavoriamo ad uno spazio politico… sostituire con …lavoriamo ad un progetto politico... Motivo:lo spazio in politica rimanda ad un luogo dove ci si confronta rimanendo però fermi nelle proprie identità e differenze, mentre un progetto presuppone uno sforzo costituente, mettere in gioco le proprie appartenenze per un nuovo inizio; 5) pag.. 4….uno spazio…. un progetto; 6) pag.. 4 …ci impegniamo a coinvolgere e far partecipare democraticamente in tutti i passaggi successivi chi vi aderirà…. cancellare ….e far partecipare democraticamenteMotivo: vista la situazione  ademocratica degli organismi gestionali dell’ Altra Europa eviterei l’assunzione di un impegno che sicuramente, ora e nell’immediata prospettiva, non saremmo in grado di rispettare.

5. Comitato di Monza e della Brianza


Vogliamo credere fino in fondo alla necessità di fare un atto di fiducia ed è per questa ragione che PROVIAMO a proporre un documento “ meticcio” che includa il più possibile le elaborazioni raccolte ed espresse in diversi documenti.

Vi assicuriamo che non è stato difficile farlo.

Il Comitato Monza e Brianza
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Ci auspicano che i lavori della prossima Assemblea Nazionale siano organizzati in modo da consentire un rapido avvio del processo costituente soggetto politico aprendolo all’adesione individuale di massa, come indicato dal “Documento Revelli”.

Si propone il seguente ordine del giorno per l’assemblea:

• Linee guida per la stesura dello statuto/CdI (le tre parti)
• Nomina del Gruppi di lavoro “proposta provvisoria di statuto/CdI”, da articolare in tre sottogruppi
• Scadenza per la redazione e pubblicazione sul sito nazionale (metà febbraio)
• Data approvazione definitiva da parte dei comitati territoriali (prima settimana di marzo)
• Data di avvio delle adesioni all’AE.

L’assemblea di Bologna del 17-18 gennaio 2015 approvi una proposta di Manifesto transitorio
Il documento si dividerà in tre parti in cui siano espressi i principi a cui aderiranno le iscritte e gli iscritti all’associazione:
1. Codice Etico: principi fondamentali e impegni morali delle iscritte e degli iscritti (vedi art.1 statuto AE Liguria)
2. Piattaforma programmatica ( vedi manifesto)
3. Organizzazione nazionale e locale. In questa parte sono inserite la parti transitorie per il dibattito che porta all’approvazione definitiva dei documenti fondativi .

1) CODICE ETICO
Il soggetto politico è una libera associazione di donne e uomini che vogliono contribuire all’unità ed al rinnovamento della Sinistra senza dimenticare né rinnegare le proprie radici storiche, trasformando radicalmente metodi ed obbiettivi della politica per ricondurla alla sua vera funzione, ossia, ciò che è utile al vantaggio comune. Ritenendo fondanti i punti programmatici del Manifesto il soggetto politico vuole essere centro permanente di vita associativa a carattere volontario e democratico, la cui attività è espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo. Esso opera per fini politici e culturali, per l’esclusivo soddisfacimento di interessi collettivi e persegue lo scopo di arrivare alla formazione, insieme a tutte le persone comuni, organizzazioni e movimenti che ne condividono gli intenti, alla affermazione del diritto per ogni essere umano ad una vita dignitosa, di una società multietnica, antirazzista, laica, aconfessionale ,antiliberista, anti-capitalista, anti-fascista, pacifista ed ambientalista, che valorizzi le differenze di genere, di un nuovo soggetto politico aperto e inclusivo, capace di comprendere anche orientamenti e sensibilità diversi,seguendo l’esempio dei valori democratici della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza. Partendo da una forte critica della società attuale, intende diffondere la consapevolezza della cittadinanza attiva, intesa come difesa dei valori della legalità, dell’etica pubblica, della partecipazione e difendendo attivamente i beni comuni, i diritti delle minoranze, il diritto alla salute, allo studio e ad un lavoro dignitoso per chiunque,secondo gli ideali universali di libertà, uguaglianza, pari opportunità e giustizia sociale.

2) PIATTAFORMA PROGRAMMATICA ( vedi Manifesto)
Proponiamo che gli 8 punti individuati nel Manifesto siano argomento per gruppi di lavoro che approfondiscano le tematiche e le articolino.
É carente l’attenzione nei confronti dell’istruzione come motore strategico della Repubblica

SCUOLA, UNIVERSITÀ, RICERCA, abrogazioni leggi incompatibili con lo sviluppo della scuola statale ( Gelmini, Moratti, sistema nazionale di valutazione), finanziamenti nel rispetto dell’art.33 della Costituzione,sostegno alla legge di iniziativa popolare “per una buona scuola per la Repubblica” eliminazione della dote scuola, sviluppo e valorizzazione della ricerca e innovazione

3) ORGANIZZAZIONE
Stabilire tempi e modalità per aprire, come indicato nel “Documento Revelli”, l’adesione individuale di massa attraverso il tesseramento diretto e un programma dedicato accessibile nel sito internet
E’ auspicabile poi che ci si strutturi a partire dai “Comitati territoriali”, dotati di ampia autonomia di iniziativa politica.
Il Comitato nazionale e i Comitati territoriali, a base provinciale e coordinati tra loro a livello di macroarea regionale o interregionale, si diano delle strutture operative di servizio (come portavoce, comitato organizzativo, …) che siano ricoperte a rotazione tra gli aderenti . Tali strutture devono essere costituite in base a principi elettivi e democratici.
A livello operativo (ai vari livelli territoriali) vengano attivate, le Consulte dell’Altra Europa formate da tutte le rappresentanze delle associazioni, dei comitati, dei collettivi, dei gruppi culturali e delle liste civiche, delle formazioni politiche e sindacali che – pur mantenendo le loro identità e autonomie – concordano e condividono le campagne politiche comuni da svolgere unitariamente (referendum, proposte di legge di iniziativa popolare, campagne per i diritti civili, elezioni, ecc.).
Si assuma il carattere provvisorio dello statuto e si fissino le regole per il suo aggiornamento e revisione.
Nella prima settimana di Marzo 2015 si terrà la votazione nazionale per l’approvazione del documento definitivo.

6. Cosimo Antonio Gervaso –L’altra Pioltello

Proponiamo il superamento del Partito verticistico ( tipo SEl e RC ) per un partito snello con protagonista e sovranità alla base degli iscritti.Ci piace Podemos

7. Antonio Canalia

–  nel paragrafo “se non ora quando” al primo capoverso sostituire la parola stile con valori;

–  nel primo punto programmatico, inserire: la lotta all’evasione fiscale , al riciclaggio e alla politica dei condoni;

–  nel secondo punto programmatico inserire: la difesa dello Stato Sociale;

  nel sesto punto programmatico inserire: la difesa dei valori della resistenza;

 Ritengo che nella premessa per l’assemblea di Bologna, sarebbe opportuno che oltre alla proposta di un Comitato Nazionale provvisorio, ci sia la necessità di indicare due portavoce provvisori a parità di genere.

7. Paolo Burgio

Un unico commento: parlerei di costruzione di una “grande casa” e non di una “piccola casa” ; vogliamo essere inclusivi di tutti quelli che possano condividere il Manifesto, senza voler sembrare esclusivi.

8. Fernanda Mazzoli

Invio proposte in merito ai punti seguenti:

-” promuove l’ accoglienza e l’ inclusione……” D’ accordo, naturalmente, ma non è pensabile che il gigantesco problema della povertà nel mondo possa trovare soluzione  privilegiata nell’ emigrazione.Un ‘altra Europa dovrebbe contribuire, attraverso proprie organizzazioni,  alla scolarizzazione, alla formazione professionale e alla creazione di lavoro negli stessi paesi da cui provengono i flussi migratori.

-“….dare attuazione ai diritti sanciti dalla Costituzione…”Aggiungerei: respingendo con forza i tentativi di controriforma costituzionale in atto.

-” dare vita a una politica di pace a livello europeo…….massacro sociale.” Il ruolo internazionale di un’ Europa diversa non può limitarsi alla pur doverosa difesa della pace,ma tendere ad essere il punto di riferimento culturale e politico per chi, ovunque, si batte per i diritti sociali e civili.

9. Comitato di Anzio

Riteniamo che il soggetto che stiamo per costruire abbia bisogno per funzionare, come spesso viene da molti richiesto, in maniera piu’ soddisfacente delle precedenti organizzazioni (politiche/sociali/movimento ) dell’individuazione del punto precipuo sede delle decisioni democratiche. Senza stare a riprendere e/o ripercorrere gli elaborati che  sono condensati nei documenti preparatori dell’assemblea nazionale di Bologna, e che ci trovano sostanzialmente d’accordo nella loro ampiezza e strategicita’,anche se hanno logicamente necessita’ di approfondimento e soprattutto coinvolgimento della piu’ ampia schiera di compagni, lavoratori, cittadini,tale punto precipuo, secondo il nostro parere, deve risiedere nei luoghi ove la vita della gente (nostra) viene vissuta nei suoi diversi aspetti che determinano l’identita’ profonda e multiforme degli stessi soggetti in questione.

Una delle cose che possiamo evitare e’ il ricorso ad una strumentazione che segua pedissequamente lo schema istituzionale; occorre invece  individuare i bacini , le aree di influenza dei ” comitati”  sulla base della loro efficacia nell’individuazione e risoluzione delle vertenze, problematiche, peculiarita’ dei territori e dei loro cittadini.

Il flusso delle idee, decisioni, lotte, esperienze di carattere anche amministrativo, deve svolgersi a “rete” con territori altri ( vicini e no) prevedendo, solo per esigenze di scopo,o atte al raggiungimento della massa critica quali-quantitativa necessaria, forme di  coordinamento adeguato.

Per il raggiungimento della trasformazione della societa’ e del cambiamento dello stato delle cose presenti, e’ indispensabile che i veri soggetti protagonisti  siano coloro che vivono interamente le contraddizioni sulla loro pelle e che agiscano autonomamente per superarle attraverso lo strumento, appunto Comitato di Base.

Il processo che stiamo ipotizzando si puo’ configurare come una rivoluzione della societa’, che per raggiungere il successo necessita di una capacita’ di direzione dello stesso di altissimo livello, e quindi una struttura adeguata per strumenti  e levatura .

Alcuni compagni del comitato L’Altra Europa  di Anzio

10. Angela Galici (uscita dall’euro)

Considerando il vocio più o meno attendibile a proposito della fuori uscita della Grecia dalla moneta europea, la cosiddetta grecia exit e rifacendomi all’economista Emiliano Bravaccio, ritengo che dovremmo provare a ragionare su alcune proposte alternative a proposito della exit strategy di sinistra ed elaborare un nostro programma politico in contrapposizione con le politiche economiche di destra di:  Matteo Salvini( il quale miseramente colpisce e buca lo schermo a furia di slogan,  si rifà solo a enunciati non elaborati  e non ha ben  chiare  neanche le più elementari e semplici nozioni di economia) o  peggio della signora Le Pen. Ritengo utile contrapporsi in maniera forte  alla Lega che temo scopiazzerà il programma politico( non avendo delle menti al suo interno) del Fronte Nazionale francese

11. Serena Andrea (pace)

Propongo un punto molto semplice, l’uscita dell’Italia dalla Nato e avviare una progressiva chiusura delle basi militari Nato sul suolo Italiano perchè la pace e una ritrovata sovranità nazionale deve passare da atti concreti.

12. Roberto Musacchio (guerre, migranti, cie)

Io metterei nella parte iniziale del Manifesto tra le cause della attuale situazione dopo svalorizzazione del lavoro e sfruttamento della natura ” il ricorso sistematico alle guerre”. Poi nei punti programmatici sulla questione migranti metterei dopo l’accoglienza a chi fugge “il diritto a entrare in Europa per ricercare lavoro, il riconoscimento dello ius solis e l’abolizione dei Cie”. Negli elementi di crisi citerei i fatti di Parigi. Grazie per l’attenzione e a presto.

13. Carlo Pagani, Cecè Damiani (Milano) sul reddito

Per un testo così  impegnativo  che non può necessariamente entrare nello specifico, in questa fase, e condividendo in larga misura il Manifesto chiedo che venga apportata la seguente modifica:

la dicitura “reddito di cittadinanza universale che permetta anche a chi è senza lavoro di condurre una vita dignitosa” 

venga sostituito con“reddito minimo garantito che consenta anche a chi è senza  lavoro di condurre una vita dignitoso”.

Non è un dettaglio, credo anzi dovrà aprirsi nel gruppo lavoro un’analisi e una discussione su questo tema.

14. Michele Vecchietti, Lorenzo Carletti, Renato Costantini . Luca D’abramo (terni)

1) a pagina uno, alla terza riga, dopo le parole “Essa affonda le radici” aggiungere le parole “nella globalizzazione capitalista e neoliberista, che trova espressione ”.

Con questa modifica riteniamo si ponga rimedio al rischio di un’inversione tra causa ed effetto rispetto all’origine della crisi economica. Nel manifesto, in modo puntuale ancorché coinciso, si indicano i fenomeni che maggiormente hanno caratterizzato le nostre società in questi anni, ma che hanno certo una genesi reale nelle profonde trasformazioni politico-economiche determinate dalla globalizzazione neoliberista. Si tratta in sostanza di riaffermare, in forme condivise ma inequivocabili, il conflitto tra capitale e lavoro quale centro del processo storico e paradigma interpretativo della crisi, contro una rappresentazione mistificata della crisi stessa (il carattere di “seconda natura” delle leggi economiche nell’ideologia liberista, contro la quale è sorta la critica espressa dal materialismo storico).

2) a pagina 1, al terzo  capoverso del paragrafo “se non ora quando?”, sopo le parole “noi intendiamo metterci al servizio di un processo” aggiungere le parole “che dia espressione politica al conflitto sociale e”

il manifesto è chiaro nello scongiurare l’apertura di un processo esclusivamente politicista di riaggregazione delle forze della sinistra italiana; per questo è indispensabile esplicitare una congiunzione forte con la protesta sociale diffusa nel Paese, che è in qualche modo la premessa dei nostri ragionamenti e il presupposto – storico, economico, culturale  – di ogni possibile “casa comune della sinistra e dei democratici”.

3) a pagina 3, al punto che inizia con le parole “dare vita ad un’attiva politica di pace…” dopo le parole “(dall’area atlantica all’asse Cina-India)” sostituire le parole “e della necessità che ciò avvenga, a differenza del passato, in modo sostanzialmente pacifico e senza un massacro sociale”, con le parole “, che contrasti la proliferazione dei conflitti determinata dalla competizione globale per il controllo delle economie periferiche rispetto ai grandi centri di concentramento del capitale (che assume in misura crescente le tragiche forme dello scontro etnico-religioso) e riaffermi il diritto dei popoli all’autodeterminazione”

Si tratta ad avviso degli scriventi di un punto del manifesto su cui pesano elementi di astrattezza ed indeterminatezza di cui è necessaria una risoluzione. Crediamo che il concetto stesso di “transizione egemonica mondiale” vada in linea di principio rifiutato, a meno che non si intenda dire che il ruolo della sinistra sia di prendere atto di uno “spostamento del baricentro” dai Paesi occidentali (all’origine della democrazia costituzionale moderna) verso altri dove il livello delle libertà individuali e collettive è ben più basso (non a caso sono il punto di arrivo dei processi di delocalizzazione produttiva) e provvedere ad una politica di “contenimento del danno” (evitare il “massacro sociale”). Troviamo inoltre problematico collegare tale processo con l’impegno ad una “attiva politica di pace”, senza una riflessione che non si limiti ai “rischi di guerra”, ma che investa le guerre vere e proprie già in atto. Si tratta dunque di una proposta di modifica che va a considerare la matrice politico-economica dei conflitti sorti (o mai risolti) in questi anni ai confini dell’Europa e inserisce il principio-guida dell’autodeterminazione dei popoli quale criterio per la loro risoluzione.

4) a pagina tre, al capoverso che inizia con le parole “uno spazio nel quale…” sostituire le parole “nell’utilità” le parole “nella mercificazione”.

Questa proposta ricalca grosso modo gli argomenti della proposta di modifica numero uno; inoltre riteniamo che la categoria dell’utilità possa avere impiego anche all’interno di un processo di redistribuzione della ricchezza verso il basso (pensiamo all’esperienza del welfare, la cui “utilità” è stata appunto quella di garantire una qualità della vita – e un’aspettativa di vita – il più possibile omogenea, prevenendo il sorgere del disagio sociale – e i relativi “costi”, anche in termini di gestione dell’ordine pubblico -, sostenendo indirettamente il reddito della popolazione e, con esso, la domanda interna lorda). È chiaro che qui si intende l’utile delle grandi centrali capitalistiche, ma allora per questo c’è una categoria storicamente ed economicamente precisa, che riconosciamo appunto essere quella di merce (quale modello-base della monetizzazione degli stessi diritti sui cui si fonda la storia democratica dell’Europa).

15. Alberto Giorgi (più che altro una lettera)

Ho letto attentamente il documento/manifesto “Siamo ad un bivio”, proposto per l’assemblea di Bologna. E lo condivido.

Sono un ex insegnante  (in pensione da tre anni), attualmente impegnato ( da tre anni) come amministratore per conto del prc di Lucca in una partecipata totalmente pubblica (srl), di gestione del servizio pubblico provinciale del controllo delle caldaie termiche delle abitazioni.

Sono anche componente del comitato versiliese per l’Altra Europa e partecipante al relativo coordinamento regionale toscano.

Proprio a partire dalla mia esperienza, decennale nella scuola pubblica e recente in una partecipata, ho particolarmente presente la necessità,  per chiunque ambisca a proporsi al “governo” della cosa pubblica, soprattutto in questo momento di profonda crisi generale, di affrontare il problema (ancora non risolto) della “gestione” e del “relativo controllo di qualità” , come dicono nelle aziende, dei beni comuni e dei servizi pubblici.

In questi decenni si è provato di tutto: dalle municipalizzate, alle aziende in sanità , alle partecipate spa , alle srl, alle fondazioni , alla proprietà tutta o parzialmente pubblica, agli appalti alle coperative di tutte le dimensioni, agli affidamenti diretti , ai bandi di gara. Si riparla ora di enti di diritto pubblico.

Ma con ben scarsi risultati. Cresce l’insofferenza dei cittadini. I servizi sono infatti  anche salario indiretto. Dentro un chiaro processo di privatizzazione progressiva. 

Eppure il referendum sull’acqua ha indicato chiaramente la strada da percorrere: non basta la proprietà pubblica o le tariffe senza profitto , occorre anche una gestione pubblica. Ma cosa vuol dire una gestione pubblica?

A quanto so , ad oggi, l’unica esperienza in corso significativa in proposito, di cui però non si parla molto, è il l’esperimento ABC di napoli. Un altro mi pare sia quello dell’acquedotto pugliese.

Proprio però , a partire dalla mia pratica  di insegnante, posso oggi con una certa cognizione di causa, affermare che il piu’ alto esempio di “gestione partecipativa” della cosa pubblica è stato quello dei Decreti Delegati del 1974 per la scuola Pubblica. Un esempio, direi, non superato. Strutturato in democrazia orizzontale, non solo verticale (un esempio  di questo tipo si può trovare anche nelle organizzazioni sindacali confederali, sono iscritto allo Spi Cgil per il Sindacato è un’altra cosa, area congressuale della Cgil) fra loro intrecciate. Ma in piu’ anche aperto al contributo di gestione dei cittadini /utenti nei Consigli di Istituto e di Circolo. Una esperienza che le Società della Salute di oggi sono ben lontane , secondo me, anche solo dall’avvicinare.

Un esempio cioè, quello dei decreti delegati, che non ha certo sviluppato, per vari motivi, tutte le proprie potenzialità, è stato per es. minato negli anni dall’istituzione del dirigente scolastico ma che adesso è sotto diretto attacco prima con le  proposte Aprea del centro destra, adesso  con la “buona scuola” di Renzi.

In conclusione penso che ora non basti la dicitura “difendere i beni comuni” prevista nelle linee della “prima semplice piattaforma programmatica” del manifesto “Siamo ad un bivio”.

E’ certamente fondamentale difendere. Ma bisogna anche dire con chiarezza  che c’è da pensare a come “gestire in modo partecipato, trasparente e condiviso, beni e servizi comuni e/o pubblici.

Soprattutto in questo momento di grave e profonda crisi e di inevitabili limiti nella disponiblità delle risorse.

16. Ettore Tettarelli

– manca del tutto nel manifesto la proposta di costituire, peraltro immediatamente, mezzi di informazione -anche telematica- adeguati alle necessità presenti e future: ed infatti, la attuale nostra carenza di informazioni e di possibilità di scambiarsi pareri e notizie è rilevantissima. Pochissimi nel “mondo reale” sanno dell’assemblea del 17-18 !!

– sono contrario alle adesioni da parte di organizzazioni politiche in senso stretto, quali Rifondazione, Sel (che, peraltro. mai aderirà ed anzi si pone in palese competizione con il nostro tentativo), ecc…  Ed anzi, in linea di massima, le adesioni debbono essere individuali;

– il programma va in futuro delineato in maniera più precisa e non soltanto generica.  Propongo però di inserire sin d’ora:

* di avviare una risoluta e pubblicizzata campagna contro la corruzione ed i reati economici in generale (il manifesto ne fa soltanto un fugace accenno), anche mediante l’approvazione di leggi drastiche, che mirino a sradicare il fenomeno, attraverso la totale trasparenza delle procedure, controlli molto più penetranti di quelli attuali e la previsione di conseguenze pesantissime, sotto ogni punto di vista, per i responsabili delle illegalità;

* di avviare analoga, correlata e diffusa campagna per la regolarità dei concorsi pubblici e delle pubbliche assunzioni in generale, con la previsione anche qui di conseguenze pesantissime per i responsabili delle illegalità ed in primis il licenziamento da parte dei membri infedeli delle commissioni esaminatrici, anche a prescindere dalla eventuale prescrizione del reato.

Dobbiamo far capire alla pubblica opinione che siamo decisi e trasparenti.

Infine, la mancata partecipazione alla nostra iniziativa delle giovani generazioni è assolutamente evidente: occorre radicarci nel territorio, aprire centri sociali o strutture simili, organizzare manifestazioni con concerti, film, ecc…, aprire, come detto, nostri strumenti di comunicazione telematica che possano raggiungere ed essere raggiunti ed usati da moltissime persone.

17. Franco Calamida, Renato Sacristani (reddito)

Propongo che “reddito di cittadinanza universale che permetta anche a chi è senza lavoro di condurre una vita dignitosa” venga sostituito con “reddito minimo garantito che consenta anche a chi è senza  lavoro di condurre una vita dignitosa” . Oppure : ” ci battiamo per il diritto al lavoro , forti aumenti salariali e condizioni dignitose di vita per tutti e tutte.”

Ne spiego le ragioni . La formulazione da me proposta afferma il diritto al lavoro e il conseguente reddito dignitoso ( diritti costituzionalmente tutelati) , il reddito di cittadinanza afferma il diritto al reddito in quanto cittadino , indipendentemente dalla ricerca o meno del lavoro .Il reddito minimo garantito  afferma il valore del lavoro , punto centrale delle politiche e cultura del movimento operaio .  Prevede anche l’integrazione al minimo per chi pur lavorando ha un reddito inferiore al minimo garantito. Inoltre  esiste in alcuni paesi europei ed è perseguibile concretamente e non esclude la condizione dei migranti , senza cittadinanza.  La legge di iniziativa popolare sulla quale abbiamo raccolto le firme aveva come obiettivo il reddito minimo . Anche la legge , che  , allora deputato , nei lontani anni 80 , presentai aveva l’impostazione “lavorista”. Fu la prima. Va tenuto presente anche che il reddito minimo garantito  può , definendolo in termini di legge , essere di riferimento anche per il sistema pensionistico ( un livello minimo , valido per tutte tutti , unificante) , a differenza di quello di cittadinanza , che lo sconquasserebbe ( la minima sarebbe inferiore al reddito di cittadinanza? impensabile. E tuttora forte l’dea di aver diritto alla pensione perchè si è lavorato , ed è giusta , è infatti salario differito) . Non pretendo per nulla che tutto questo venga tutto condiviso , si può discuterne  , la formulazione che propongo , pur con il riferimento in positivo al lavoro, lascia aperte diverse possibilità . In un Manifesto , senza dettagliare e per rispettare le idee di tutti , sarebbe anche sufficiente dire che ci “battiamo per il diritto al lavoro , forti aumenti di salario ( è anche una risposta alla crisi ) e condizioni dignitose di vita per tutti e tutte.”

Propongo anche una aggiunta ( è la passione per le questioni del movimento operaio ) :”salario orario a 8,5 euro per legge” . Obiettivo imposto dalla SPD alla Merkel , verrà posto in pratica quest’anno. E’ dirompente , è comprensibile  da milioni di lavoratori.Per legge , cioè anche per quelli non protetti dai contratti nazionali , riguarda tutte e tutti , anche i migranti ( quelli a 2 o 3 euro all’ora , a volte meno ) . Chiaro , comprensibile , cambia la vita a molti , se conquistato. Può essere unificante a livello europeo ( grande campagna : “c’è l’ha la Germania perche noi no? ” . L’eguaglianza , la lotta alle diseguaglianze e la dignità  . Bill De Blasio ha centrato su questo obiettivo(ovviamente in dollari) la sua campagna elettorale a sindaco, vincente ,a NY city .

  Con l’indebolirsi dei contratti , da difendere , certemente , obiettivi unificanti per legge sono importantissimi . La Fiom ha ben articolato questa riciseta in rapporto al reddito minimo garantito

18. Daniele Rossini (lo riporto tutto perché ha 23 anni)

Mi chiamo Daniele Rossini, ho 23 anni e sono iscritto a Sinistra Ecologia Libertà nell’anno 2014 (partecipai al congresso sottoscrivendo l’appello per la candidatura di Tsipras pubblicato anche su EsseBlog, Manifesto ed altre testate).

Scrivo dalla provincia di Fermo, e in quanto non potrò partecipare all’assemblea di Bologna ritengo opportuno integrare il manifesto pubblicato sul sito (http://www.listatsipras.eu/blog/item/2851-siamo-a-un-bivio-manifesto.html).

Manifesto condivisibile nell’analisi e nei punti programmatici (sebbene siano soltanto un punto di partenza), ma mi trovo a voler precisare alcuni passaggi.

Premetto che nell’arco della mia breve militanza politica, vissuta anche in Emergency e in Legambiente, ho visto incidere davvero a livello di reti associative soltanto l’esperienza delle “Fabbriche di Nichi” (molto più di quanto non abbiano fatto i partiti, almeno a sinistra): in molti territori questo laboratorio politico è riuscito a produrre iniziative dallo stampo associativo, diverse sia come prassi sia come contenuti da quelle che si svolgono tradizionalmente.

Un po’ lo stesso intento che si cerca di avere in questo momento: fare tesoro delle esperienze dei territori per mettere in rete le competenze di associazioni, movimenti e comitati, arrivando poi ad una sintesi programmatica (o quanto meno…costituente).

Coincidenza vuole, fra le altre cose, che anche l’esperienza delle Fabbriche di Nichi nacque come comitato elettorale, allo stesso modo dell’Altra Europa.

Questo per dire che di esperienze da cui prendere spunto ce ne sarebbero.

E se si vuole imparare dagli errori del passato (non soltanto da quelli “partitici” della lista Arcobaleno o della lista Ingroia) è necessario guardarsi indietro e capire cosa non funzionò allora.

-La tipologia di iniziative.

Organizzare volantinaggi, oppure un dibattito, invitando i vari ospiti dietro la cattedra può essere occasione di arricchimento per il gruppo di militanti, ma il più delle volte non suscita interesse all’esterno del gruppo, risultando politicamente inutile l’affitto della sala, il rimborso dell’ospite e la pubblicizzazione dell’iniziativa: come si dice dalle nostre parti “ce la cantiamo tra di noi”.

Le competenze di cui può avvalersi il comitato (che siano in materia di normativa ambientale, politiche sociali o altro) dovrebbero in primo luogo essere messe in rete all’interno del gruppo di lavoro, tramite workshop o comunque giornate di vero e proprio studio ed approfondimento.

E SOLO POI elaborate per una proposta che si concretizzi all’esterno, tramite forme diverse di condivisione con la cittadinanza.

Magari iniziando anche una fase di analisi dei problemi più sensibili in mezzo alla gente, nelle piazze e nei luoghi di lavoro, tramite interviste o raccolte firme che consentano di rendere partecipi anche i cittadini.

-Le forme di solidarietà.

Per questo siamo convinti che esso debba farsi intrecciando e riconnettendo più livelli […]Campagne e vertenze comuni e sostegno a forme di solidarietà e auto-organizzazione mutualistica e comunitaria.”

Più che un “sostegno” a queste cosiddette forme mutualistiche, direi che il comitato debba farsene carico. Direttamente.

Nel senso che laddove le competenze e gli impegni dei gruppi territoriali lo consentono, (previa oculata organizzazione e reperimento fondi) non dovrebbe essere impossibile metter su una mensa sociale, anche soltanto per 2 o 3 pasti settimanali.

E lo stesso vale per tantissime altre pratiche sociali di cui anche Syriza, se non erro, si è fatta carico in Grecia: servizi di trasporto per anziani, raccolta di generi alimentari ed indumenti, sportelli informativi su bandi e lavoro, progetti per realizzare orti sociali, scuole di lingua (per stranieri e non solo), aule studio o di registrazione, consulenze legali…

Insomma, abbiamo forse capito che a sinistra torneremo ad essere credibili soltanto se degli ultimi ricominceremo ad occuparcene, oltre che a parlarne.

Ecco, il mio auspicio è che si inizi presto a sederci tutti intorno ad un tavolo per strutturare questo comitato in ottica mutualistica.

-La fase costituente.

Non me ne vogliano i promotori del manifesto, ma una fase costituente che si rispetti richiede forze e tempi ben più ampi di quelli visti finora.

Accanto alle assemblee nazionali, necessarie per incontrarci tutti e per fare il punto sulla situazione, è necessario (direi quasi indispensabile) che i comitati territoriali si organizzino anche dal basso.

Perché laddove anche le problematiche territoriali si assomigliano e si evolvono con rapidità, non possiamo lavorare a questa fase costituente soltanto ogni 2 o 3 mesi, in modo ogni volta caotico, con decine e decine di delegati di venti regioni diverse.

Occorre che si dia spazio ad una prima fase costituente di auto-organizzazione, convocate sulla base di necessità locali e condivise, dove fra i comitati di alcune province limitrofe si trovino quei punti di contatto per arrivare alle successive assemblee nazionali con le idee già chiare in testa e, possibilmente, con delle istanze sul tavolo.

La fretta di correre ai vari appuntamenti elettorali (regionali, comunali ecc).

Raccogliere firme, creare il programma, cercare un candidato che vada bene a tutti, farlo conoscere, poi la campagna elettorale e l’immancabile analisi del voto (talvolta della sconfitta) porta via risorse ed energie per mesi e mesi.

E talvolta anche le motivazioni di alcuni.

Si badi bene: non che sia sbagliato presentarsi alle elezioni, tanto meglio come lista unitaria. Bisogna però tener conto che il processo costituente di un gruppo politico, in questo momento, rischia di tagliar fuori i compagni di Marche, Liguria e a breve Campania per le imminenti elezioni regionali.

-Il bacino di militanza.

In moltissime province l’Altra Europa non esiste.

Esistono i partiti che se ne sono fatti promotori, esistono cittadini di sinistra delusi, esistono tantissimi astensionisti.

Ma in quelle province, al momento, non abbiamo referenti.

Perché?

Questo perché, come dicevo in precedenza, la prassi che si è utilizzata finora e l’immagine di partiti da corsa elettorale che ne è scaturita ha allontanato chi un tempo credeva nella rinascita di una sinistra unita.

E, soprattutto per quanto riguarda noi giovani, l’antipolitica ha fatto il resto.

Spesso poi, laddove siamo presenti, il numero di militanti de L’Altra Europa è pari alla sommatoria dei militanti di Sel, di Rifondazione, talvolta del PdCI.

Cosa fare allora?

Fare in modo che nei territori si ricominci a parlarsi, si creino reti e piattaforme (anche web) dove segnalare le criticità politiche tuttora sconosciute di cui farsi carico, non una semplice mailing list dove ci si urla addosso ma un blog diviso in sezioni geografiche e tematiche.

E soprattutto, sempre laddove possibile, aprendo spazi urbani al servizio della collettività (e non soltanto a cadenza settimanale per parlare di fisco ed urbanistica) per dare davvero una “casa” a questa sinistra.

Resto a disposizione per eventuali scambi di opinioni e, sperando che il mio intervento arrivi in assemblea, colgo l’occasione per augurare a tutti un buon 2015, che sia portatore del coraggio necessario per avere finalmente una sinistra forte e concreta.

Hasta siempre.

Daniele Rossini.

19. Proposte Padova

La più grave crisi che il nostro mondo abbia conosciuto non accenna a finire. Anzi, diventa permanente producendo una costante regressione sociale, politica, culturale, morale ed ecologica. Essa affonda le radici nelle gigantesche diseguaglianze, nell’umiliazione del mondo del lavoro,   nel dissennato sfruttamento della natura e dei beni comuni che hanno caratterizzato l’ultimo quarto di secolo. E, per crudele paradosso, continua ad accentuare quelle diseguaglianze e quella spoliazione, a causa della gestione di un potere sempre più monopolizzato da una piccola minoranza di speculatori globali un circolo vizioso che deve essere spezzato.

L’Unione Europea, lungi dal rappresentare una possibile alternativa a questo stato di cose, ne esprime un volto ottuso e meschino, accanendosi con politiche di austerità che nel favorire i Paesi più forti provocano l’ulteriore impoverimento e il degrado – vera e propria asfissia sociale – di quelli più fragili.

E tuttavia anche in Europa, proprio sulla sponda del Mediterraneo, si è aperta una breccia. Come già è successo in America Latina, la storia sembra essersi rimessa in movimento anche qui. In Grecia, in primo luogo, dove Syriza è possibile forza di governo e dove una vittoria il 25 gennaio mostrerebbe a tutti che quanto viene presentato come impossibile in realtà possibile è. In Spagna, dove Podemos è oggi il primo partito per popolarità. Di qui può partire quel processo di radicale inversione delle politiche europee, l’unico che ci può salvare – perché nessun Paese può farcela da solo se non cambia l’Europa.

In Italia il quadro politico appare invece bloccato. Mentre la società si è rimessa in movimento, con il mondo del lavoro che ha ripreso con forza la parola, il Governo di Matteo Renzi si è attestato su una linea di frontale contrapposizione, incarnando pienamente quella stessa filosofia della Troika che ha condotto la Grecia sull’orlo della morte sociale, e portando a compimento il processo di dissoluzione del suo Partito come forza in un qualche modo ascrivibile alla “sinistra”.

Jobs Act e riforma del pubblico impiego, decreto Poletti e precarizzazione come forma principale del lavoro, Sblocca Italia,grandi opere e saccheggio del territorio, riforme costituzionali, riforma elettorale, privatizzazioni,“partito della Nazione” o “partito del Capo”, uniti a un asservimento indecente dell’informazione, disegnano il profilo di una vera e propria emergenza democratica e pongono con urgenza il problema di ridare rappresentanza a una parte potenzialmente maggioritaria del Paese oggi drammaticamente priva di riferimento politico, come dimostra l’aumento verticale di chi non andato più a votare. Tanto più dopo che si è consumata una frattura davvero “storica” – e riteniamo incomponibile – tra il mondo del lavoro e il partito di Renzi.

 Se non ora quando?

Per tutte queste ragioni riteniamo oggi ineludibile la costruzione anche in Italia di un’alternativa politica credibile e reale, che costituisca un’effettiva rottura di continuità sia di visione che di programma e di stile. Per ciò che propone. E per la pratica che ne contraddistingue l’agire.

Una proposta politica che per essere credibile non può che essere unitaria e insieme radicale, rompendo con la logica della frammentazione e delle continue divisioni e, insieme, innovando nel modo di organizzarsi e di concepire la politica e l’azione collettiva. La breccia che si è aperta in Europa e la riattivazione del conflitto sociale in Italia ci indicano una possibilità – che per ognuno di noi diventa una responsabilità – di tentare di “unire ciò che il neoliberismo ha diviso” e di rompere la drammatica separazione tra la dimensione politica e quella sociale.

Nel sottoscrivere questo “Manifesto” noi intendiamo metterci al servizio di un processo che porti alla costituzione di una sola “casa comune della sinistra e dei democratici italiani in un quadro europeo” saldamente ancorata nel sociale che preveda una tappa fondamentale nella presentazione alle prossime elezioni politiche di un’unica lista che, come già in Grecia e in Spagna, si proponga come autentica alternativa di governo: una lista in grado di unire tutte le componenti sia organizzate che disperse di una sinistra non arresa alla austerità europea e alla sua versione autoritaria italiana incarnata dal renzismo. Un soggetto politico unico e plurale, forte perché capace di dare una voce comune a tante componenti diverse, strategicamente alternativo al neoliberismo come visione del mondo, e in opposizione – sul piano elettorale europeo e nazionale -, alle forze politiche che l’hanno incarnato e allo stesso PD che su quella visione del mondo ha fondato non solo da oggi la sua politica di governo.

Non dunque un’esperienza “testimoniale” – la costruzione di una “piccola casa” per esuli delle troppe sinistre – ma una proposta all’altezza dell’emergenza in atto, la quale richiede di mettere in campo la maggior forza possibile per invertire la tendenza in corso. Per fermare un’azione di regressione sociale e democratica senza precedenti, portata fino al cuore dell’assetto costituzionale. Per arginare la devastazione di un patrimonio culturale condiviso. Per impedire che della frustrazione sociale approfittino forze e culture reazionarie e razziste. E per contrapporre a tutto ciò un sistema di valori e un modello di azione e di vita all’altezza dei tempi che diventi rapidamente maggioritario nel Paese.

E’ possibile individuare fin d’ora una prima semplice piattaforma programmatica. 

Pochi punti, ampiamente condivisi da molti movimenti in tutto il mondo e da un grande arco di forze anche in Italia, intorno a cui è possibile una larga convergenza e sul cui lavoro di elaborazione potrà consolidarsi una effettiva pratica partecipativa, unitaria e inclusiva:

    Spezzare le catene del debito pubblico con cui la finanza speculativa che ormai controlla l’economia del mondo intero tiene sotto ricatto i govern , si appropria di una quota crescente delle entrate fiscali, privatizza a suo vantaggio, sanità, scuola, pensioni, servizi pubblici e beni comuni con l’unico fine del profitto;

    Porre fine alle politiche di austerità con un piano europeo di investimenti pubblici per creare occupazione, sostenere i redditi di chi lavora o cerca lavoro, contrastare la piaga del precariato che sta lacerando alla radice i legami sociali e privando del futuro intere generazioni, consentire il riscatto del Mezzogiorno, risanare l’ambiente,difendere i beni comuni, avviare la conversione ecologica dei consumi e del sistema produttivo per contribuire a sventare cambiamenti del clima irreversibili, che possono rendere tra breve invivibile tutta la Terra.

·     Promuovere l’eguaglianza tassando i grandi patrimoni e i grandi redditi, impedendo eccessive accumulazioni di ricchezza e potere, combattere la piaga della povertà (crescente) istituendo un reddito di cittadinanza universale che permetta anche a chi è senza lavoro di condurre una vita dignitosa; ripristinare ed estendere i diritti e le tutele delle lavoratrici e dei lavoratori, come nel caso dei licenziamenti illegittimi, ripristinare e sostenere la contrattazione collettiva nazionale e fare in modo che ad eguale prestazione corrispondano uguaili diritti e retribuzioni, restituire dignità alla vita lavorativa anche attraverso l’abrogazione delle recenti controriforme sulle pensioni

·    Sostenere il diritto alla autodeterminazione di donne e uomini, anche lottando contro ogni forma, materiale e simbolica, legislativa e culturale, di  patriarcato, sessismo, omofobia, transfobia.

     Promuovere – ripartendo oneri e benefici tra tutti i paesi – l’accoglienza e l’inclusione di chi arriva in Europa per sfuggire alla miseria o a guerre di cui anche i nostri governi sono complici. Costruire una grande comunità dei popoli dell’Europa e del Mediterraneo fondata sulla pari dignità. Combattere il razzismo che le forze di destra alimentano e sfruttano in tutta l’Europa per aizzare contro un bersaglio di comodo le vittime delle loro devastanti politiche economiche;

     

    Affermare la democrazia in campo politico ed economico: difendere e dare attuazione ai diritti sanciti dalla Costituzione e imporre una trasparenza totale a progetti, bilanci, accordi, e trattative pubbliche e private;Dare la massima attenzione e il massimo appoggio allo sviluppo di forme di economia che non abbiano come motore e misura dell’efficacia la redditività del capitale investito E’ questa una condizione irrinunciabile per coinvolgere tutta la cittadinanza attiva nella lotta contro la corruzione, le mafie e il malaffare; per difendere la sovranità popolare dalle aggressioni delle multinazionali; e per realizzare, a fianco di quella rappresentativa, una democrazia partecipativa: non solo nelle istituzioni ma anche sui luoghi di lavoro;

    Dare vita a un’attiva politica di pace a livello europeo nella consapevolezza degli enormi rischi di guerra comportati dalla transizione egemonica mondiale  che si compie nel cuore della crisi con lo spostamento del baricentro economico e politico mondiale dall’ovest all’est (dall’area atlantica all’asse Cina-India) e della necessità che ciò avvenga, a differenza del passato, in modo sostanzialmente pacifico e senza un massacro sociale.

   Promuovere un pensiero fondato sul rispetto e la valorizzazione della natura, del vivente, di tutte le differenze di genere e cultura, sulla solidarietà come antidoto alla competizione di tutti contro tutti imposta dal “pensiero unico” dominante; una cultura che metta al primo posto le persone e che contrasti la violenza, la corsa agli armamenti e la guerra; contrastare lo smantellamento della scuola, della università e della ricerca pubbliche, depauperate e trasformate in culla della cultura della competizione

 La casa comune che vorremmo.

Perché porti al risultato necessario, questo processo costituente unitario non può essere il frutto della sommatoria di ceti politici ma deve riuscire a coinvolgere tutte le energie e le risorse che esistono nel Paese, con la loro diversità, nella dimensione della politica, del sociale, del mondo intellettuale e delle competenze.

Per questo siamo convinti che esso debba farsi intrecciando e riconnettendo più livelli: pratiche unitarie sociali e territoriali e dialogo politico. Radicamento territoriale e lavoro istituzionale. Campagne e vertenze comuni e sostegno a forme di solidarietà e auto-organizzazione mutualistica e comunitaria. E’ questa la condizione perché vi si possano ritrovare tutte le componenti e le iniziative, sociali e politiche, collettive e individuali, che hanno costruito l’esperienza della lista L’Altra Europa con Tsipras. Ma non solo. Lavoriamo ad uno spazio politico ancora più largo, aperto a tutte quelle persone che condividono un’idea di giustizia e di solidarietà sociale, di corresponsabilità generazionale ed ecologica, di lotta ad ogni forma di discriminazione di genere o di luogo. E che possono riconoscere nell’azione del Partito della sinistra europea e del gruppo parlamentare del GUE un orizzonte d’impegno trans-nazionale che operi fin d’ora per la costruzione di vere e proprie coalizioni sociali a dimensione europea, in antitesi alle “larghe intese” continentali.

Uno spazio nel quale si possano ritrovare tutti coloro (e sono tanti, anche in Italia), i quali non vogliono rinunciare agli ideali di Eguaglianza, Libertà, Giustizia sociale, Dignità e Fraternità (il più negletto dei valori dell’89 francese): il “nucleo normativo” della modernità democratica, oggi insidiato da un potere globale che vede solo nell’utilità (e nel denaro che ne è il simbolo) l’esclusivo statuto del mondo.

A tal fine ci proponiamo di lavorare per sostenere la creazione di larghe coalizioni sociali di movimenti, associazioni e forze politiche, per promuovere iniziative e campagne unitarie sui temi del lavoro (della difesa dei diritti e della lotta alla precarizzazione), dei beni comuni, della accoglienza e dell’inclusione, della democrazia e della pace anche tramite strumenti specifici finalizzati a ciò, come assemblee e consulte territoriali e nazionali, impegnandoci al più ampio dialogo e alla più grande collaborazione con tutte le persone e le forze  interessate e disponibili per raggiungere questo obiettivo comune.

Il processo unitario a cui vogliamo contribuire deve avvenire nel modo più democratico e partecipato possibile, con il massimo di apertura a tutti gli apporti e il massimo sforzo per arrivare, ovunque possibile, a posizioni e scelte condivise (valorizzazione del punto di vista dell’altro). Per questo apriamo questo appello alle adesioni individuali e collettive, e ci impegniamo a coinvolgere e far partecipare democraticamente in tutti i passaggi successivi chi vi aderirà, con la massima trasparenza e con forme di aggregazione e cooperazione nei territori le più ampie, aperte e partecipative possibile, perché è soprattutto nei “luoghi della vita” che si può costruire l’alternativa.

 Il 2015 può essere davvero l’anno del cambiamento. Non possiamo non dare anche noi, in Italia, il nostro contributo. 

 Ci mettiamo a disposizione per costruire insieme a tutte le donne e gli uomini che condividono questa esigenza un grande appuntamento a marzo, che sia l’inizio di questo processo di cui nessuno possiede proprietà o brevetto e di cui ognuno può essere protagonista.

Facciamo ciascuno un passo indietro, per fare insieme due passi avanti.

20. Gaspare Semprevivo (uscita euro)

Cari compagni, nel manifesto che sarà base di discussione dell’assemblea nazionale del 17 e 18 a Bologna, si parla di crisi sempre con le solite parole e con tanta semplicità, facendo ancora una volta un’analisi che ritengo non sia quella  la sola causa , globalizzazione finanze banche ecc. Da parte mia e non solo ( visto che è il pensiero di tanti milioni di persone italiane) la crisi italiana ha altre caratteristiche che altri paese europei non hanno, nasce dal momento del passaggio dalla lira all’euro , con il valore di 1 euro di 1936’27 lire. Si pensava che questo valore continuava ad esistere , invece causa la SPECULAZIONE ,in questi 13 anni ,il valore di 1 euro  nel potere di acquisto è diventato di  quasi  1000 lire, con gravi conseguenze ai salari e pensioni che sono rimaste fermi,  perdendo negli anni almeno il 50% del suo valore , riducendo le famiglie ad avere meno soldi per gli acquisti ,con relative conseguenze ai consumi e  con migliaia di aziende  e negozi che sono stati costretti a chiudere , creando tanta disoccupazione.

I risparmi delle famiglie che avevano prima del 2002, in questi 13 anni si sono esauriti perchè  salari e pensioni non riescono ad arrivare alla fine del mese.Anche il ceto medio oggi è più povero.

In queste poche righe , da parte mia c’è la vera crisi italiana e che noi come forza che dobbiamo rappresentare in primo luogo lavoratori e ceti deboli , non possiamo assentarci a fare un’analisi e riflessione.

Premesso che la mia non è una posizione per fare uscire l’Italia dall’EURO, ma voglio che si faccia una battaglia affinchè l’EURO in Italia possa avere lo stesso valore che aveva al suo ingresso nei confronti dei beni di consumo e delle tariffe ,che in questi anni sono raddoppiate e a volte anche triplicate.Bisogna fare recuperare potere a SALARI e PENSIONI.Ritengo che sia una delle strada per fare uscire il paese dalla crisi..

 

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