Osiamo più democrazia- contributo collettivo

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1.Votare: è un sistema democratico?
2.Gli ostacoli alla partecipazione alle assemblee fisiche
3.I difetti di internet
4.In particolare: quali strumenti su internet
4.Conclusioni: in sintesi
5.Gruppo di lavoro
6.Slogan per un manifesto volantinabile?
Premessa
In tutto quanto segue si danno sempre per scontate la buona fede e l’impegno di tutti. Nessuno si senta offeso dalle critiche senza prima guardarsi la coda.
“Tu che sei una guida ricorda che tale sei perché hai dubitato delle guide, quindi a
chi è guidato permetti il dubbio.” – B. Brecht
“Così come dalla crisi europea si esce con più Europa, anche dalla crisi delle
democrazie si esce con più democrazia […] Più democrazia e più governabilità non
si escludono a vicenda; non si conquistano «in sequenza». O si realizzano insieme,
o perderemo l’una e l’altra.” (“Osare più democrazia”, Barbara Spinelli il 2 aprile
2014 – http://www.listatsipras.eu/blog/approfondimenti/item/2117-spinelli-osare-piudemocrazia.
html )
L’Altra Europa attraversa un momento di crisi, sembra che molti compagni di percorso non ci credano più.
Le responsabilità è collettiva e non ci interessa fare “processi” a qualcuno, ci sforziamo qui di
individuare i punti di debolezza cercando umilmente delle soluzioni da proporre.
Partendo dal problema dell’identità, ci sentiamo di poter dare una risposta soddisfacente alla domanda “chi siamo?”: un’area (che speriamo di ingrandire) con più di un milione di persone tra attivisti ed elettori dell’Altra Europa, con un programma politico nostro (per es. i 10 punti), una collocazione politica chiara (nel GUE con Tsipras), e avversari ben definiti (il neoliberismo, il governo Renzi con il suo amico Berlusconi, la disuguaglianza economica, la devastazione ambientale, l’omofobia…). Abbiamo già insomma la cosa più importante: una comunanza di intenti, che definiremo meglio nell’assemblea di gennaio. Possiamo essere in disaccordo sulle strategie da seguire, ma una visione in comune c’è, e potenzialmente può essere estesa moltissimo, se riusciamo a dar vita a una forza politica che venga percepita come realmente diversa, dove le persone contano.
Vogliamo quindi essere ottimisti, e guardare soprattutto tra i vari problemi a quello dell’organizzazione, a cominciare da quella interna attuale. Questo a prescindere dall’organizzarci subito in associazione oppure no (passo che comunque ci sembra importante).
In particolare non siamo ancora riusciti a formalizzare delle modalità di democrazia partecipativa con regole chiare, con conseguente carenza di: 1. trasparenza, 2. apertura.
1.Manca trasparenza perché spesso non è chiaro chi prende le decisioni, le assemblee sono state in passato spesso confuse e le decisioni sono prese in maniera poco formale; e l’impressione finale è di organi consultivi che alla fine ratifichino per stanchezza decisioni già prese altrove. Mancano meccanismi chiari di ingresso, sia all’Altra Europa che ai vari gruppi e coordinamenti, e meccanismi chiari di responsabilità (chi ha deciso cosa e che legittimazione ha a decidere).
2.Manca apertura nel senso che l’assenza di chiarezza dei meccanismi respinge chi volesse aderire “da fuori”.
I due fattori sono un circolo vizioso. Per uscire dalla “crisi di democrazia” ci piace la frase di Barbara Spinelli riguardo alla crisi europea: da questa difficoltà possiamo uscire osando più democrazia.
Certo è facile a dirsi, ma come fare?
Che fare Revelli nel suo documento individua due priorità che ci sembrano importanti:
1.“Aprire l’Associazione L’Altra Europa con Tsipras, a tutt’oggi rappresentante legale della Lista,
all’adesione individuale di massa”
2.”scrivendone lo Statuto […] in una chiave partecipativa e democratica”
Questa è l’idea che proponiamo:
fare in modo che quel milione di persone che hanno votato la lista si possano
trasformare in una “Assemblea Permanente” in grado di dibattere, autorganizzarsi e
prendere decisioni in modo collettivo, non escludente, trasparente e democratico,
maturando fino a divenire una comunità e una “leadership collettiva”, senza bisogno
di capi carismatici.
Per realizzarlo ci sembra quindi necessario
1.registrare tutte le singole persone che vogliono partecipare (chiamiamolo adesione, censimento o in altro modo: l’idea è comunque di definire nero su bianco chi ha diritto di voto e formalizzare “chi siamo”). Le istruzioni per aderire devono essere facilmente reperibili online, e l’adesione accessibile a tutti. Ovviamente ognuno potrà mantenere le tessere di altri partiti, giacché nasciamo per unire.
2.abbattere tutti gli ostacoli alla partecipazione, integrando incontri fisici e strumenti di
comunicazioni attraverso internet (e ne parliamo dopo)

3.prevedere votazioni, con lo scopo di prendere decisioni trasparenti, ma ricercando sempre il
massimo consenso possibile (con accorgimenti di cui parliamo dopo), fuggendo sempre da contesti plebiscitari (e poco democratici) alla Renzi o alla Grillo, o dalla dittatura di maggioranze esigue.
Come fare
In sintesi:
Proponiamo di combinare assemblee diffuse sul territorio e strumenti di dibattito, elaborazione e voto online .
Votare: è un sistema democratico?
Parliamo prima dell’ultimo punto: fino ad oggi abbiamo evitato il voto,per ricercare sempre il massimo consenso. Noi però crediamo che il consenso debba essere il più trasparente possibile (e il voto è una dichiarazione nero su bianco di assenso/dissenso). In estrema sintesi, un metodo del consenso certificato.
Ma soprattutto, votare significa necessariamente permettere che un 50%+1 metta i piedi in testa alle minoranze?
Noi crediamo di no.
Certo, il rischio c’è, e succede frequentemente. Vediamo per esempio le primarie nel PD o le votazioni nel M5S: sembrano plebisciti, decidono in pochi quali opzioni vanno al voto, passa ciò che la maggioranza relativa ha come prima preferenza, spesso c’è il ricatto del “voto utile”.
Noi proponiamo un sistema in cui:
1.Tutti possono fare proposte e non ci sono “manovratori”
2.Le decisioni per essere prese devono raggiungere consensi alti (80% per esempio), altrimenti la votazione è nulla e si torna a cercare una mediazione.
3.Non si vota una sola preferenza, ma il votante fa una lista in ordine di preferenza delle opzioni che approva (o che non approva): vince così l’opzione che raccoglie più consenso (o quella che dispiace di meno, se vogliamo)
4.Un’organo di controllo annulla le proposte che non rispettano un regolamento comune (per
esempio si può obbligare chi fa una proposta almeno a rispondere agli emendamenti) e una carta dei principi (per esempio si possono vietare proposte razziste).
5.E tutto ovviamente deve essere anticipato da un congruo tempo dedicato alla discussione (la cui lunghezza varia a seconda del tipo di decisione da prendere: se si parla di modificare uno statuto saranno mesi, se si parla di un comunicato saranno ore o giorni). Assolutamente non si deve votare subito!
Se ci fossero votazioni online, per esempio, si potrebbe discutere in assemblee con calma, senza fretta di raggiungere decisioni il giorno stesso o perdendo tempo con votazioni cartacee, e votare le conclusioni in un secondo momento, coinvolgendo tutti e dopo aver riflettuto e preso atto delle proposte alternative.
Gli ostacoli alla partecipazione alle assemblee fisiche
Passiamo al problema di far partecipare il milione di elettori dell’Altra Europa “in chiave partecipativa e democratica”.
È ovviamente impossibile immaginare un milione di persone riunite in uno stesso luogo,
contemporaneamente, a discutere. Ma è difficile partecipare (soprattutto in modo proficuo) anche quando le assemblee sono di poche decine di persone. Tanti gli ostacoli che si frappongono: l’affitto delle sale, lo spostamento, trovare il tempo libero, i pochi minuti a testa per parlare, la timidezza per prendere parola… Ciò fa sì di fatto che chi ha pochi soldi, deve lavorare in quel momento, non può muoversi (magari perché disabile), o banalmente non sia abituato a parlare in pubblico, sia di fatto escluso. L’obbligo di presenza fisica rende quindi onerosa la partecipazione, sfociando spesso nella “dittatura dei presenzialisti”.
Né il metodo assembleare “classico” né il “metodo del consenso” garantiscono perciò la correttezza democratica delle decisioni.
Ciò nonostante è indubbio che il confronto faccia-a-faccia sia necessario per conoscersi, evitare
molti fraintendimenti, tessere relazioni sociali. E poi magari per chi non sa usare il computer è più facile partecipare di persona!
Perché internet è importante per fare politica?
Perché l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti permette solo ai ricchi di fare politica
secondo l’organizzazione tradizionale.
1.Solo internet permette di parlarsi giorno per giorno: l’unico modo per costruire una
“mondializzazione delle idee”, contro il dominio della globalizzazione finanziaria.
2.Se vogliamo costruire un soggetto europeo, aerei e treni non possono bastare.
3.Internet consente a tutti, in modo uguale e democratico, di partecipare alle discussioni e alle
decisioni. Superando così le strettoie della vita quotidiana.
4.Internet non è necessariamente grillismo: noi dobbiamo costruire strumenti di dibattito e decisione
orizzontali, controllabili da tutti i membri del nuovo soggetto politico
I difetti di internet
1.In Italia la percentuale di popolazione connessa è ancora ferma al 50% circa.
2.Il grado di alfabetizzazione informatica è ancora molto basso.
3.Viene meno la comunicazione paraverbale, favorendo i fraintendimenti e aumentando spesso
l’aggressività
Da ciò è evidente che internet deve essere sempre accostato ad una frequentazione reale, di
persona.
Chi ha difficoltà con il computer deve essere aiutato nei comitati a scrivere contributi nei canali
online e a partecipare alle votazioni quando necessario.
In particolare: quali strumenti su internet
Non vogliamo dilungarci in tecnicismi, ma evidenziamo che gli strumenti online devono soddisfare
almeno due necessità, con strumenti distinti:
1.Discutere, in modo pubblico, accessibile, ordinato ma liberamente
2.Fare proposte ufficiali, a cui si possono proporre emendamenti o controproposte, e poi votare
1. Per la prima necessità le mailing list non vanno bene (servono per discussioni private, per gruppi più o meno ampi, ma sempre private, ed è difficile per i nuovi che entrano, se ci riescono ad entrare, ricostruire le discussioni).
Serve un forum dove tutti gli iscritti possono aprire discussioni e scrivere liberamente.
Podemos usa un social network che si chiama Reddit (una particolarità è che i messaggi vengono messi in ordine, oltre che per tempo, anche per “gradimento”)
2. Per il secondo punto noi abbiamo a disposizione il software Liquid Feedback, sperimentato dai Partiti Pirata e da altri

1.un software opensource (installato su un sito internet)
2.che permette a tutti gli iscritti di fare proposte, di scrivere emendamenti, di scrivere
controproposte, e infine di votare (con un metodo a preferenze multiple che seleziona l’opzione più
condivisa, secondo il “metodo Schulze”).
3.Tutto con tempi e regole (quorum e maggioranza necessaria) certi (pre-impostabili di comune
accordo).
4.Molto più democratico di un sondaggio “verticale”, dove è solo uno a scegliere le opzioni
disponibili (tutti possono proporre modifiche e fare controproposte).
5.Inoltre permette la delega “circostanziata”, e quindi si può creare una forma di democrazia
“dinamica”, una via di mezzo tra quella diretta e quella rappresentativa. Ciò permette per esempio
di partecipare indirettamente quando non si ha tempo o non si hanno conoscenze approfondite su un argomento. Oppure può essere utile per accentrare il potere decisionale, in modo specifico e limitato a certi ambiti, per essere più rapidi (per es. per scrivere e approvare comunicati urgenti). Ad ogni modo il singolo è sempre padrone del proprio voto e può ritirare la delega in ogni momento.
Sottolineiamo che Liquid Feedback non è solo un metodo per votare ma sopratutto per proporre idee ed integrazioni alle idee degli altri (come il metodo del consenso in assemblee fisiche) in modo da arrivare alla scelta finale su documenti che già contengono una buona dose di consenso e condivisione. Il motto dovrebbe essere: una testa un’idea, e poi un voto.
Podemos usa “agoravoting.com”, che usa il metodo Schulze e potenzialmente anche le deleghe, ma ci sembra debole sugli strumenti di scrittura collaborativa delle proposte.
Il nostro liquid feedback in sperimentazione…
Lo trovate su agora.aelqfb.eu (blog di assistenza su aelqfb.eu), per iscriversi basta scrivere a
digitsipras@romapirata.it o ad uno degli amministratori temporanei (per es. a pitocco.ma@anche.no) e riceverete un modulo di certificazione da compilare (per impedire brogli con iscrizioni finte).
Come sperimentare gli strumenti online
Se vorremo aiutarci prima o poi con questi strumenti online (e lo speriamo) bisognerà certamente passare una fase sperimentale, per adattarli ai nostri bisogni. Raccomandiamo una cosa: anche
nella fase sperimentale bisogna usarli in modo serio, raggiungendo decisioni vere, magari poco
importanti, ma vere. Altrimenti i partecipanti non troveranno mai un’interesse reale per lo strumento.
Conclusioni: in sintesi
Proponiamo di fare in modo che quel milione di persone che ha votato la lista si trasformi in una
“Assemblea Permanente”. Questa deve essere in grado di dibattere, autorganizzarsi e prendere
decisioni in modo collettivo, non escludente, trasparente e democratico, maturando fino a divenire una
“leadership collettiva”, senza bisogno di capi carismatici. Bisogna quindi partire accogliendo le iscrizioni
individuali di massa, dando concretezza al “chi siamo” e al nostro progetto politico, rendendolo così
aperto e trasparente, e quindi inclusivo.
Per arrivare a ciò sottolineiamo l’importanza di mescolare i tradizionali incontri di persona con l’uso di
strumenti online.
La necessità è quella di abbattere gli ostacoli alla partecipazione, e arrivare a decisioni collettive chiare
tramite votazione, avendo sempre come stella polare la ricerca del massimo consenso possibile.

Gruppo di lavoro
I firmatari si mettono a disposizione come gruppo di lavoro aperto a tutti coloro che vogliano lavorare nel futuro prossimo a questi scopi, modificando e approfondendo le proposte (di modo da renderla il più condivisibile possibile)
Slogan per un manifesto volantinabile?
Il 2 novembre si è parlato di un manifesto sintetico, per aforismi, “volantinabile”. Proponiamo alcune
frasi eventuali:
1.Trasformare 1 milione di persone da semplici elettrici ed elettori in una “Assemblea Permanente”
2.Scrittura collaborativa e voto online con Liquid Feedback
3.Democrazia dinamica: tra la democrazia diretta e la democrazia rappresentativa
4.Osiamo più democrazia: diventiamo il Noi che guida l’Altra Politica
5.Una testa un’idea, e poi un voto
6.Tutte le differenze come ricchezza, decisioni trasparenti e colletive, proposte condivise da un Noi
pubblico
Autori (ordine alfabetico)
1. Massimo Allulli (Comitato Roma 2 Municipio)
2. Daniella Ambrosino Coord. 221, Comitato Roma 2° municipio
<daniella.ambrosino@gmail.com>;
3. Giuseppe Cerrato Roma Testaccio,forme e pratiche, pincerrato@gmail.com
4. lucia ciarmoli, coord romano, coord 221, 2° municipio, liberacittadinanza (ex girotondi)
lucia.ciarm@gmail.com
5. Laura Cima torino coord operat, coord 221
6. Cornelli GianLourcoaLuca (Altra Emilia Romagna Piacenza, digiTsipras)
7. Marina de Felici, comitato Castelli Romani (Frascati), coord 221, defelici@esrf.fr
8. Athos Gualazzi comitato Trento
9. Giovanni Gugliantini (2° municipio RM, coord. RM, coord. 221)
10. Simone Lorenzoni (comitato di Siena)
11. Edward Lynch, comitato Roma 2° municipio ed.lynch62@gmail.com
12. Michele Nanni Coordinamento 221, Comitato Amiata
13. Antonio Maria Nave Roma Testaccio, forme e pratiche, antoniomaria.nave@fastwebnet.it
14. Giovanni Nuscis, Coordinamento regionale Sardegna, giovanninuscis@tiscali.it
15. Armando Pitocco, comitato Roma 2° municipio, gruppo di lavoro DigiTsipras ->
pitocco.ma@anche.no
16. Serena Romagnoli, comitato Roma 2°Municipio md1042@mclink.it

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