Il jobs act e il pubblico impiego

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Confermano l’ignoranza del ministro su cosa è una legge, che, per la nostra Costituzione, deve essere astratta e generale e, aggiungono i maestri del diritto, deve essere fatta con “un velo di ignoranza” rispetto ai casi specifici. In altre parole il fatto che si sia parlato fin qui di lavoro privato non salva il pubblico impiego. A meno che non intervenga una norma avente valore di legge che faccia chiarezza. Ma poiché la questione sta nei decreti delegati, verso i quali il parere del Parlamento non è vincolante, bisognerà incalzare duramente il governo su questo tema. Del resto la questione della licenziabilità nel pubblico impiego e persino della riduzione delle retribuzioni era uno degli specifici ed espliciti punti contenuti nella celebre lettera della Bce inviata all’allora governo Berlusconi il 5 agosto del 2011. Quindi, come dicevano gli antichi, “estote parati”. Ovvero non fidiamoci delle dichiarazioni di Poletti e teniamo alta la mobilitazione, con un occhio particolare al settore del pubblico impiego. E prepariamoci a sostenere la proposta di un referendum abrogativo così come già è stata avanzata dal giuslavorista Piergiovanni Alleva.

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