Il governo seppellisce l’art.18 e fa della precarietà la regola dominante

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.Molto meno di quanto avevano chiesto le minoranze del Pd nel corso della discussione sulla legge delega. La polemica messa in atto da Ncd appare quindi più che altro una manfrina per battere un colpo in vista della imminente partita della elezione del Presidente della Repubblica, prevista per fine mese, visto che Napolitano ha confermato le dimissioni per il 14 gennaio e la Presidente della Camera ha tempo 15 giorni per convocare le camere in seduta congiunta.

Quanto al contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti va rilevato che l’enfasi posta sul medesimo dal governo è del tutto propagandistica. Infatti la possibilità di reiterare senza limiti e senza causalità il contratto a termine svuota il primo istituto. La convenienza sarebbe solo di tipo economico, a quanto pare. Si vedrà con i testi in mano quale sarà il vantaggio per il datore di lavoro. Ma è già chiaro fin d’ora che la decontribuzione è un arma a doppio taglio. Infatti se è modesta, sarà ininfluente. Se sarà consistente, determinerà uno scalino al momento della fine del periodo di tutele minorate e a quel punto al datore di lavoro non converrà più mantenere lo stesso lavoratore, ma , potendo licenziare, molto di più cominciare un nuovo rapporto da capo. In sostanza in questo modo più che un contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti questo appare come un contratto a termine incentivato.
Tutte le ragioni dello sciopero e della mobilitazione del mondo del lavoro e del non lavoro risultano quindi rafforzate dalle decisioni odierne del CdM.

L’Altra Europa con Tsipras

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