Contro i tagli all’editoria

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Tanto più che la norma è addirittura retroattiva e quindi costringerà molte   imprese che operano nel campo della informazione al fallimento, con grave impoverimento della nostra democrazia e del tessuto occupazionale.

Già ci trovavamo in una situazione in cui diverse testate sono state costrette alla chiusura, alcune addirittura di carattere storico, come l’Unità. Le attuali decisioni, se non verranno modificate durante l’esame delle norme contenute nella legge di stabilità, attualmente in discussione al Senato, porteranno alla chiusura di almeno 80 testate giornalistiche, sia cartacee, che radiofoniche, che presenti sul web, colpendo l’occupazione del settore, in gran parte costituita da lavoratori precari, nonché l’indotto, come il settore delle edicole, già messo a repentaglio dalla cosiddetta liberalizzazione sulla vendita dei giornali.

Tra queste testate rischia la sopravvivenza anche il Manifesto, impegnato nella difficile scommessa dell’acquisto della testata. Il che renderebbe muta la sinistra in Italia. Ciò che era lecito aspettarsi da un governo democratico era quindi esattamente il contrario, ovvero un maggiore sostegno al settore. Invece, laddove non sono arrivati i precedenti governi, giungono le scelte del governo Renzi che, travolgendo persino le intese raggiunte con il precedente governo Letta, minano il diritto alla libertà di informare ed essere informati sancito dalla nostra Costituzione.

Ancora una volta le lotte in difesa della democrazia, della cultura, del pluralismo e dell’occupazione si trovano unite su un unico terreno, che passa per la modifica della legge di stabilità. Abbiamo sentito pronunciamenti contrari anche di parlamentari della maggioranza di governo.

L’Altra Europa con Tsipras si augura perciò che le forze di opposizione e chi nella maggioranza non si vuole assumere la responsabilità ridurre a pura finzione la libertà di informazione, riescano a modificare le norme del governo. In ogni caso quello della difesa del pluralismo e della occupazione nei massmedia deve diventare uno dei temi che si aggiunge alle già numerose e validissime ragioni che sono alla base dello sciopero generale del 12 dicembre.

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