IL 25 NOVEMBRE E TUTTI I GIORNI DICIAMO BASTA VIOLENZE CONTRO LE DONNE

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Non si accettano rifiuti. Le donne sono colpevoli di scegliere.
Le violenze fisiche, psicologiche ed anche economiche vengono esercitate ponendo la vittima in uno stato di isolamento sociale, la condizione più ricorrente a cui è sottoposta la donna che subisce frustrazioni, umiliazioni, maltrattamenti di ogni genere.
Le macroscopiche differenze tra i generi in ambito lavorativo, sia in termini di retribuzioni economiche che in termini di opportunità di carriera, la carenza di servizi pubblici che aiutino le madri lavoratrici a conciliare diritto al lavoro e diritto alla maternità, i tagli alle risorse destinate a servizi alle persone, che fanno gravare il peso della cura di anziane, anziani e disabili soprattutto sulle spalle delle donne: tutto ciò rende la condizione femminile più fragile nella nostra società ancora poco emancipata e poco equa; e inferiorizza o fa più vunerabili le donne, quindi più esposte alle violenze domestiche.
Moltissime sono ancora le donne che non trovano la forza di denunciare.
Del resto le risposte delle istituzioni alle denunce non sempre sono adeguate e tempestive, come dimostrano i numerosi casi di donne uccise dall’uomo che avevano già, più volte, denunciato.
I media italiani, inoltre, contribuiscono a distorcere la realtà: spesso le notizie contengono elementi che, esplicitamente o implicitamente, giustificano gli uomini autori di violenza; altre volte si legano questi episodi a determinate categorie sociali; altre volte ancora il sensazionalismo mediatico accende i riflettori sul fenomeno ma non aiuta ad andare a fondo, a capire le radici strutturali del problema e quindi a risolverlo. E spesso i femminicidi sono raccontati come delitti passionali, commessi per gelosia o per troppo amore. Se una donna poi subisce violenza sessuale, se ne analizzano subito i comportamenti, lo stile di vita, l’aspetto fisico o le abitudini sessuali.
La stessa partecipazione attiva delle donne alla vita politica è resa difficile proprio dall’organizzazione della nostra società e ciò riduce la possibilità di portare visione e approccio femminili nel fare politica, riduce la possibilità che le questioni relative a differenze e violenze di genere siano poste tra le priorità dell’agenda politica mentre l’avanzare delle destre e del modello neoliberista aumenta il rischio di ritorno ad un modello tradizionalista, familista e sessista.

Noi dell’Altra Europa con Tsipras condanniamo ogni forma di violenza esercitata da uomini contro le donne. E  chiediamo: risposte istituzionali più adeguate; investimenti in prevenzione, soprattutto in ambito educativo e formativo; l’applicazione piena della convenzione di Istanbul e risposte più adeguate da parte delle istituzioni.

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