Sulle alluvioni di questi giorni

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L’impressione è stata quella di assistere allo sgretolamento del nostro paese sotto la forza dell’acqua, e sicuramente la violenza e la quantitàdelle precipitazioni, spesso concentrate su piccole porzioni di territorio, ha avuto un ruolo importante. Tuttavia, il minimo comun denominatore di queste regioni è un altro, si chiama consumo di suolo, agricolo e naturale, e mancata manutenzione ordinaria del territorio, ed estende alle amministrazioni locali come ai governi centrali gravissime responsabilitàin questa tragedia, come nelle altre che hanno colpito l’Italia negli ultimi venti anni. 

Uno sviluppo economico irresponsabile ha puntato tutto sull’edilizia e sulle grandi opere mentre desertificava le produzioni di eccellenza del “Made in Italy”, dalla produzione agricola all’industria manifatturiera. Questo ha portato ad una urbanizzazione incontrollata e guidata dalla rendita fondiaria ed immobiliare, eccessiva cementificazione, disboscamento, il mito delle grandi opere infrastrutturali, spesso alimentate dal malaffare, l’apertura di cave ovunque ed un consumo di territorio che non ha pari in Europa.

Ora lo Sblocca Italia promette di dare ulteriore impulso a questa frenesia distruttiva che diventa addirittura criminale in quanto causa di morti e distruzioni: ben 3.890 milioni di euro per asfalto e cemento solo 110 milioni dI euro per la difesa idrogeologica. Per questo chiediamo che lo Sblocca Italia sia bloccato e poi riscritto e modificato, che i soldi previsti per le grandi opere, di nessuna utilitàe di grande impatto ambientale, siano dirottati alle Regioni ed usati per risarcire i cittadini e le attivitàproduttive danneggiate, e per finanziare un piano di opere diffuse che metta in sicurezza l’intero territorio italiano. È necessario partire dai Piani di Gestione del rischio di Alluvione (previsti dalla direttiva UE 2007/60) per uscire dalla logica della perenne emergenza, dei piani straordinari, dei commissari speciali, delle procedure “in deroga” e del regolare malaffare, per dotare invece il nostro paese di Piani di Bacino Idrogeografici capaci di prevenire e mitigare gli effetti metereologici del mutamento climatico, rendendoli nel contempo vincolanti per le scelte urbanistiche. 

Il consumo di suolo e il dissesto idrogeologico possono e devono essere fermati attraverso una rivisitazione complessiva delle politiche produttive ed energetiche del Paese, ponendo in essere una vera conversione ecologica che crei nuovi posti di lavoro e attivitàproduttive e infrastruttturali veramente rispettose delle vite umane, del territorio, delleco-sistema, del paesaggio e del patrimonio artistico-culturale.

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