Eleonora Forenza risponde agli articoli di stampa sulla visita a Nunzio D’Erme

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Facciamo passare sotto silenzio l’orrore vissuto quotidianamente da chi nelle carceri è rinchiuso. Anzi, utilizziamo l’episodio per provare a dare una stretta alla prerogativa parlamentare di visitare gli istituti di pena, come ha già solertemente richiesto il sindacato di polizia Fns Cisl Lazio (e, infatti, non stupisce, purtroppo, che la notizia sia arrivata all’Ansa forse prima che al magistrato) oppure per far partire un ennesimo predicozzo proibizionista.
Cosa è accaduto? Sono andata a Regina Coeli, per una ispezione al carcere e per manifestare la mia solidarietà  a Nunzio. Con me Giovanni Russo Spena e un compagno che per i centri sociali e i movimenti segue la questione delle carceri. Collaboratori, dunque, in senso politico.  Nè io nè Giovanni nè Nunzio eravamo a conoscenza delle sue intenzioni: altrimenti avremmo impedito un errore così madornale, soprattutto per evitare prevedibili strumentalizzazioni che distorcono l’attenzione dai temi veri: la stretta repressiva contro i movimenti, a partire da quelli per il diritto alla casa (ribadisco qui tutta la mia solidarietà a Nunzio, Luca e Paolo, che mi auguro possano essere presto liberi); la percentuale elevatissima di migranti e tossicodipendenti nelle carceri italiane; le disumane conseguenze del sovraffollamento; le violenze che nelle carceri vengono perpetrate anche da esponenti delle forze dell’ordine, come dimostra il caso di Stefano Cucchi.
Penso che sia fondamentale che i deputati e i loro collaboratori continuino a visitare le carceri,  per rendersi conto di tutto questo; per denunciare gli scandali veri di questo paese.

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