Arresto in carcere di Nunzio D’Erme, i conflitti non si rimuovono con la repressione

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L’arresto in carcere è stato motivato per la figura carismatica e il ruolo di leadership di Nunzio D’Erme. Proprio per queste sue caratteristiche D’Erme è stato per anni un ottimo, e riconosciuto, consigliere comunale a Roma dove ha contribuito costantemente al dialogo tra i movimenti sociali, la politica e le istituzioni che è stata una delle caratteristica di questa città.
 
Trasformare queste doti in colpa, addirittura reato, è, oltre che pretestuoso, il segno di una profonda e preoccupante involuzione dei tempi. Si vogliono rimuovere i conflitti e mettere fuori gioco quel lavoro di mediazione svolto dai corpi intermedi e da figure come quelle di Nunzio che si sono sempre adoperate perché questo fosse un ruolo delle istituzioni. Non possiamo non essere inquieti di fronte ai ripetuti sgombri di esperienze sociali che avvengono a Roma e ad altri arresti di esponenti di movimenti sociali, come quelli dell’abitare.
 
Per altro in tutta Italia si sta operando una stretta repressiva rispetto a conflitti territoriali che manifestano la non condivisione di scelte che determinano aggressioni all’ambiente. Invece che riflettere si demonizza e si invita alla repressione nel mentre si blindano scelte discutibili con provvedimenti che riducono la dialettica democratica anche rispetto alle istituzioni locali ed alla partecipazione popolare. Noi ci sentiamo vicini a D’Erme e alle lotte contro l’omofobia, per i valori antifascisti, per la tutela dei territori e per la difesa delle prerogative e delle procedure democratiche.

L’Altra Europa con Tsipras

 

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