Alexis Tsipras a Cernobbio: Avete fallito, abolite la troika, cancellate i debiti, vogliamo lavoro e sviluppo

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Cari amici,

Vorrei iniziare il mio intervento, riconoscendo che l’invito che mi avete inviato si basa su due motivi. La prima ragione è che sapete che vi presenterò  una visione diversa, forse eretica, diranno molti, una valutazione critica della politica attuale, della politica dominante nella UE. La seconda ragione è perché rappresento un partito in Grecia, il paese nel quale attraverso la troika si è applicato il programma più violento di aggiustamento mai realizzato in Europa. Ho sentito poco fa il signor Barroso, quasi in tono di scusa, di dire che non si vergogna dei risultati dei nostri sforzi per uscire dalla crisi. Non so se qualcuno dovrebbe in realtà vergognarsi, ma certamente non può festeggiare o essere orgoglioso di questi risultati.

Quindi voglio iniziare con una premessa. La crisi è ancora qui. E non solo la crisi è ancora qui, ma ricade, crea metastasi. Da cinque anni lottiamo contro la crisi, ma non siamo riusciti a scappare da lei. La crisi se ne è andata dalle banche, è passata all’economia reale e dall’economia reale è passata ormai nella società, minaccia la coesione sociale, e l’Europa si trova di fronte ad una triplice crisi. Crisi politica, economica, ma anche crisi del sistema politico, crisi di fiducia. Ciò è dimostrato dai risultati delle elezioni europee, questo dimostra il fatto che la stragrande maggioranza dei cittadini europei non crede che noi che stiamo discutendo qui possiamo dare una soluzione efficace ai problemi che devono affrontare, e voltano le spalle alla politica. Questo si manifesta con l’aumento minaccioso dell’estrema destra populista, ma anche con l’ascesa minacciosa di anti-europeismo.

Se oggi “un fantasma si aggira per l’Europa” non è quello del comunismo, come diceva Marx nel Manifesto Comunista, ma il populismo dell’estrema destra anti-europeista, è il fantasma dell’ euroscetticismo e dell’ anti-europeismo.

 

Permettetemi di offrire brevemente alcuni dati per comprovare il fallimento del programma in Grecia. In soli quattro anni abbiamo avuto un calo del PIL di quasi un quarto (1/4) , una cosa senza precedenti per un paese in tempo di pace. La disoccupazione ufficiale è arrivata al 28%, il che è inaccettabile per un paese nel cuore dell’Europa, e abbiamo un debito pubblico che, dal 126% del PIL, oggi è al 175% e aumenta ancora. E abbiamo anche una vasta quantità di disinvestimenti. Quindi penso che, partendo dal presupposto che la cura che è stata data al paziente ha aggravato la malattia, dobbiamo essere tutti d’accordo che questa cura debba essere interrotta. E penso che giustamente la maggioranza dei cittadini in Europa dice che la troika, come istituzione che è stata imposta nel quadro istituzionale europeo, deve essere abolita.

Quindi penso che abbiamo bisogno di cambiare strategia, nessuno dice – almeno noi non lo diciamo – che dovremmo tornare ai tempi dei grandi deficit. Ma la insistenza per seguire questa strada, con dedizione dogmatica e religiosa, non porta da nessuna parte.

In primo luogo, molto semplicemente, perché nessun paese nella storia economica moderna può far fronte ad un debito che si avvicina al doppio del suo PIL, un PIL che si sta riducendo di continuo, dal momento che questo paese deve pagare ogni anno oltre 10 miliardi per interessi, ed è tenuto ad avere surplus del 4,5% che deve andare al pagamento del debito. Semplicemente, in modo matematico, con questi dati lo sviluppo non verrà mai. E senza crescita non emergerà dalla crisi. Anche se – e anche noi – crediamo che vi sia ricchezza, soprattutto in Grecia, che ultimi anni è rimasta intatta, e questa ricchezza deve essere tassata, e siamo in grado di trovare così le risorse, però, dobbiamo avere la percezione che abbiamo bisogno di generare nuova ricchezza per uscire dalla crisi. E senza crescita non si produce ricchezza.

In secondo luogo, il programma di privatizzazioni, che si supponeva che era uno degli strumento per uscire dalla crisi, non può funzionare in condizioni di disinvestimenti e svalutazione dei valori. Calcolavano di recuperare 50 miliardi dalle privatizzazioni, abbiamo trovato 2,9 miliardi e nel migliore dei casi, se il programma andrà avanti, troveremo 9 miliardi.

In terzo luogo, le riforme strutturali. Le riforme strutturali sono in direzione opposta delle necessarie riforme strutturali. Non affrontiamo le grandi patologie dell’economia greca: l’evasione fiscale, lo stato clientelare. Con dedizione dogmatica promuovono riforme che hanno a che fare con la liberazione dei licenziamenti, in un’economia che ha quasi il 30% di disoccupazione. Credo che ci siano molte opportunità nel quadro europeo, ma non all’interno della dogmatica aderenza alla logica dell’ austerità, non al contesto della troika.

La troika ha fallito, deve essere fermata. Esistono altre soluzioni. Qui voglio ricordare questo, nel giugno 2012, il signor Monti ha proposto che la ricapitalizzazione delle banche doveva essere direttamente dal ESM, senza gravare il debito pubblico. Con questa proposta, se fosse stata seguita, le cose sarebbero andate meglio.

 

Così oggi, siamo di fronte ad una realtà che è caratterizzata dalla stagnazione, dal rischio di deflazione, dalla continuazione dei grandi debiti pubblici e privati​​. Per affrontare questa realtà abbiamo bisogno:

  • In primo luogo, una politica coraggiosa della BCE, di QE. Le proposte di Draghi sono per noi in una direzione positiva, ma servono interventi molto più radicali per affrontare il problema.
  • In secondo luogo, abbiamo bisogno di iniziative di sviluppo a livello comunitario per affrontare la recessione, espandendo il ruolo della Banca Europea per gli Investimenti.
  • In terzo luogo, dobbiamo risolvere – dovevamo averlo risolto ieri, anni fa, quando iniziò la crisi – il problema del debito. Noi proponiamo una soluzione europea, per trovare una base sostenibile, nella logica della mutualità, nella logica della conferenza del 1953 che ha affrontato il debito della Germania, che è stato un grande momento di solidarietà per l’Europa. Dobbiamo riscoprire questi valori fondanti dell’Europa. La solidarietà, la democrazia, la coesione sociale.

 

Traduzione:AP

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