Alexis Tsipras all’assemblea dell’Altra Europa del 19 luglio

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Care compagne e cari compagni, 
quasi due mesi dopo le elezioni sembra sia stata confermata la nostra più grande preoccupazione, perché le grandi alleanze che avevano denunciato prima delle elezioni sono diventate ancora più larghe, dal momento che la elezione di Juncker alla presidenza della Commissione  è stata accompagnata dalla  elezione alla presidenza del Parlamento europeo di Schultz con il voto dei conservatori, socialdemocratici, liberali e alcuni verdi. Parallelamente nel Parlamento europeo si esprimono non in modo omogeneo varie forze di destra, razziste, xenofobe e populiste. 
Oggi l’Europa si trova in una situazione di stallo strategico. Il progetto delle forze dominanti di oggi è quello di continuare la strategia di estrema austerità. Questa strategia noi la abbiamo chiamato Merkelismo. L’Europa che oggi si trova sotto l’egemonia tedesca è sempre più antidemocratica e sempre più autoritaria. 
La nostra lotta quindi per la rifondazione dell’Europa su base democratica, sociale ed ecologica, deve essere continua e senza sosta. Questo è il nostro comune obbiettivo nel nuovo gruppo della Sinistra Europea, che ha raddoppiato i suoi membri dalla volta precedente. Si tratta di una lotta difficile e il suo successo sarà giudicato dai movimenti, dalle resistenze e dalle lotte dei popoli. 

Compagne e compagni, 
non dimentichiamo che la sinistra sta crescendo. 
In Grecia per la prima volta con Syriza la sinistra è la più grande forza politica del paese, con ampio margine di differenza rispetto alla Nuova Democrazia, candidandosi a  governare. 
Syriza rappresenta la coscienza collettiva di una sinistra moderna che cerca di trovare un’identità moderna, radicale, movimentista, ma anche un’identità che può avere una dinamica maggioritaria. Una sinistra che può essere in grado di dare una prospettiva di vittoria e di governo alternativo per cambiare la nostra vita, la realtà che viviamo oggi in Europa. 
I partiti e tutte le forze della sinistra in Europa, hanno visto la prospettiva di una vittoria storica di Syriza anche a livello nazionale come una scintilla di speranza e di cambiamento, non solo per il popolo greco, ma per tutti i popoli dell’Europa, che soffrono per l’austerità, che reagiscono alla diminuzione della democrazia in Europa, che cercano un’Europa della solidarietà, un’Europa dell’uguaglianza tra stati e popoli, che cercano un’Europa della crescita, della coesione sociale, della solidarietà, della protezione dell’ambiente. 
Questo è il messaggio che abbiamo ricevuto dalla Spagna, dove la Sinistra Unita, il Podemos e altre forze di sinistra più piccole si sono avvicinate quasi al 25%, mentre le due forze di austerità, il Partito Popolare e Socialista, hanno perso circa 5 milioni di voti. 
In Spagna abbiamo visto la grande sorpresa della sinistra dei movimenti, che è riuscita a ottenere l’8% dei voti del popolo spagnolo ed eleggere cinque deputati. Una forza politica nata dalla auto-organizzazione di chi non aveva voce. Dal movimento degli Indignati che ha travolto le piazze e le strade delle città spagnole il 15 maggio 2011, riuscendo a trasformare la rabbia in forza politica del popolo, contro il predominio e la paura che avevano creato le banche con le ipoteche sulle case e la vendita all’asta delle case confiscate dalle banche.
Un movimento che ha avuto un profondo carattere anticapitalista. Contro l’arricchimento violento delle elite finanziarie e gli oligarchi della crisi, un movimento che ha voluto rappresentare le persone che vogliono combattere per la democrazia diretta, per una nuova organizzazione veramente democratica e partecipativa del sistema politico. 
L’esplosione delle piazze in Spagna ha trasformato Podemos in un forza potente di movimento, la stessa esplosione parallela che in Grecia è stata quella che ha creato il terreno sociale adeguato per la rapida ascesa di Syriza. 
In Portogallo, il Blocco di Sinistra e il Partito Comunista del Portogallo si avvicinarono al 20%, mentre in Irlanda colpita dal Memorandum il Sinn Féin mette già la sua candidatura per governare e in Slovenia, provata dall’austeritá, la sinistra è arrivata la settimana scorsa al 7%. 
Ci sono tre pilastri per una proposta maggioritaria di sinistra in Europa. 
Il primo è la natura di classe della nostra lotta, perché noi rappresentiamo la società dal basso e lottiamo per la redistribuzione della ricchezza. 
Il secondo pilastro riguarda il salvataggio delle nostre società, delle democrazie, i diritti e le nostre libertà. Le nostre radici affondano nelle grandi tradizioni che hanno creato le forze maggioritarie che ci hanno liberati dal fascismo e dalle dittature. Perché oggi il neoliberismo dimostra che è incompatibile con la democrazia che abbiamo conosciuto, demolendo in sostanza le nostre costituzioni democratiche e i nostri diritti sociali e politici e le nostre libertà.
Il terzo pilastro è costituito da un nuovo internazionalismo di sinistra, un nuovo europeismo di sinistra, che è emerso anche  attraverso la mia candidatura per la presidenza della Commissione europea e dalla percezione che l’Europa oggi rappresenta il terreno della lotta politica e di classe.  Un campo di lotta, di battaglia, di conflitto che noi non ignoriamo. 
Non possiamo costruire un’isola socialista, in una nazione, stato, se nel campo comune dell’economia, della cultura, del confronto che si chiama Europa non cambieranno gli equilibri. Syriza non riuscirà, se domani non cambieranno anche gli equilibri in Spagna, Italia, Francia e nella stessa Germania, finche non si creeranno le condizioni per grandi cambiamenti radicali a favore delle forze del lavoro in tutta l’Europa. È ciò che può fare del nostro progetto una proposta maggioritaria. 

Care compagne e cari compagni, 
“L’Altra Europa” in Italia ha rappresentato una altra grande vittoria della sinistra europea soprattutto per le dure condizioni della sua lotta politica e sociale, visto che è riuscita a superare un’antidemocratica legge elettorale raccogliendo le 150.000 firme necessarie e superare il quorum di sbarramento del 4% 
Il sistema politico in Italia, dopo aver visto quello che è successo in Grecia con Syriza, ha lottato con le unghie e i denti per far tacere “L’Altra Europa” ed escludere la sua presenza dal sistema televisivo mediatico. 
La sinistra italiana, senza mezzi e soldi ha avuto  successo perché credeva nel messaggio di unità di Syriza. Questa è la nostra grande energia, la forza dell’unità nella diversità. 
Per me è stato un grande onore aver rappresentato
“L’Altra Europa”, da lontano, rappresentando una sinistra sociale e politica in Italia con una tradizione molto lunga. Una tradizione di lotte sociali, movimenti e collettivi ed una tradizione politica. La sinistra di Gramsci, di Togliatti, di Berlinguer, di Spinelli, si è incontrata con la sinistra greca, cercando di impostare un piano per il futuro, la nostra convivenza, i nostri problemi comuni, la nostra prospettiva in Europa. 
Questa è la nuova sinistra che è nata nelle strade di Genova in una giornata come questa, il 19 luglio 2001. La sinistra che è stata colpita da una repressione barbara, con l’assassinio di Carlo Giuliani e la violenza di Bolzaneto. L’assassinio del piccolo Alexis Grigoropoulos e le successive “Bolzaneto” che abbiamo vissuto in Grecia sono la continuazione di questa storia. 
Siamo in un periodo di controrivoluzione che viene alla ribalta con in modo molto autoritario, che mira a livellare le conquiste sociali e politiche dei decenni del dopoguerra. 
Questa è una scelta strategica del capitale in Europa, che procede attraverso un lavoro di svalutazione interna con la creazione di una zona economica nel Sud Europa, con condizioni di lavoro pari a quelle del Sudest asiatico. Una strategia miope, che ha gia mostrato i suoi limiti, perché senza coesione sociale non può esistere una forte economia. Questi problemi li dovranno affrontare anche i paesi del Nord Europa, a causa del grande accumulo di capitale non investito. Nel Sud Europa questa politica richiede la contrazione della democrazia e la violazione delle costituzioni che abbiamo avuto con la nostra lotta antifascista e la caduta delle dittature in Grecia, Portogallo e Spagna. 
Allo stesso tempo la costruzione europea è contraddittoria e non segue un percorso lineare. La socialdemocrazia affronta una crisi intrinseca, anche se ci sono eccezioni, come la vittoria di Renzi nelle elezioni europee. 
Renzi sarà giudicato nel medio termine. Il suo grande peso sono le aspettative che ha alimentato nel popolo italiano, perché si deve dare soluzioni nazionali ed europee a problemi cruciali in un momento in cui vi è la stabilizzazione della recessione e della stagnazione, senza alcuna prospettiva di crescita sostanziale. Per fornire una risposta strategica ai problemi del paese non basta raggiunge un allentamento del fiscal compact, ma la sua abrogazione e l’adozione di investimenti pubblici europei per la crescita e l’occupazione. L’austerità non è un prerequisito per lo sviluppo, ma al contrario l’austerità nega lo sviluppo.
Per questa ragione ci deve essere una forte sinistra alla sinistra della socialdemocrazia per rivendicare una soluzione alternativa per l’Europa. Per questo motivo c’è la necessità di una forte sinistra in Italia che non occupi solo uno spazio di denuncia, ma rivendichi un governo di sinistra per il paese.
La politica di Renzi porterà in un fase di stallo perché cercando di scambiare l’allentamento del fiscal compact si trova ad essere assorbito dal campo dell’avversario, accettando l’ordine della agenda dell’avversario politico per le riforme strutturali e dei cambiamenti sociali. A livello politico lo fa con aggressività cambiando la sua struttura e funzione. Cercherà di usare la sua egemonia per cancellare dalla mappa politica i suoi avversari. Un punto preoccupante che dovrebbe essere affrontato. 
“L’altra Europa” ha fatto un vero e proprio miracolo garantendo  la sua rappresentanza, con l’aiuto prezioso degli  attivisti , ma anche dei partiti che l’hanno sostenuto.
È  sbagliato cercare di trovare una ricetta o semplicemente una sola ricetta e provare a portarla da un luogo ad un’altro. Per noi che non siamo della sinistra dogmatica l’esperienza, l’idea e la storia di SYRIZA sottolinea la scelta strategica dell’unità di certe forze con l’asse principale di Synaspismos e l’obiettivo dell’unità della sinistra anche con il Partito Comunista di Grecia. Il dogmatismo e il settarismo del Partito Comunista di Grecia si sono accompagnati ad un continuo attacco di amicizia da parte di Syriza, che lo ha aiutato a svilupparsi. Per passare dal 4% al 27% non ha bastava solo l’unità della sinistra. Abbiamo fatto due scelte: abbiamo proposto di rovesciare il governo neoliberista e abbiamo adottato i nuovi movimenti creati nelle piazze senza nessuna voglia di mettere alcun cappello. 
Se qualcuno tenta di trovare una ricetta per la ricostruzione della sinistra italiana direi che ha bisogno di una miscela con il 30% di Syriza, 30% di Podemos e 40% della vostra ricca esperienza, perché rappresentate una sinistra molto ricca con la vostra attività sociale, culturale, le vostre reti di attivisti e la ricca esperienza nelle amministrazioni locali. Si deve combattere la tendenza ad auto flagellarsi . 
“L’Altra Europa” dovrebbe rappresentare uno spazio di dialogo e di riflessione della sinistra, uno spazio di azione collettiva su questioni che sono accettabili da tutti e cercando di garantire una partecipazione democratica della sua base. In Syriza unita siamo arrivati per passi successivi, diverse fasi e diversi modelli di rappresentazione che avevano come obbiettivo l’unità ed evitavano la frammentazione e i conflitti interni.
Allo stesso tempo, il GUE è uno strumento aperto per fare politica e aprire vertenze nelle principali questioni e creare nuove alleanze.
Nel prossimo periodo abbiamo bisogno di creare alleanze politiche e sociali ampie soprattutto nei paesi colpiti dalla crisi con l’obiettivo di creare uno spazio di forze politiche e sociali, di partiti politici, non solo di sinistra,di sindacati e movimenti per un’azione comune con un programma per confrontarsi con l’austerità neoliberista, per stimolare la crescita, risolvere il problema del debito, eliminandone gran parte, e sostenere la ricostruzione della democrazia e dei diritti politici e sociali. Dovremmo cercare di allargare il fronte politico e sociale e di trasformare la maggioranza sociale in maggioranza politica contro l’austerità.

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