Curzio Maltese ad Atene: le parole di Berlinguer continuano a vivere.

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Care compagne e compagni,

anni fa un mio caro amico scrisse un film, Mediterraneo.
Un pugno di soldati italiani venuti a combattere in Grecia, isolati dai loro comandanti, decide di deporre le armi e di fraternizzare con il popolo greco.
Alla fine, delusi dalla patria, rimarranno per sempre nel bellissimo Castelòriso.
Abbiamo pensato a questa storia quando tre mesi fa abbiamo costruito in Italia la lista Tsipras, chiedendo asilo politico alla sinistra greca, dopo tante delusioni vissute con la sinistra italiana.
Era una scommessa difficile. Ma in poche settimane, senza un euro, esclusi da giornali e televisioni, abbiamo raccolto un milione e centomila voti e portato tre parlamentari in Europa.
Seguendo il modello di Syriza, noi non vogliamo dividere la sinistra, ma unirla e dividere la sinistra dalla destra. Nei programmi, nei valori, nella pratica quotidiana, abbiamo la grande ambizione di far nascere in Italia un’alternativa non soltanto ai socialisti del Pd, che in questi anni hanno approvato tutte le politiche liberiste responsabili dello spaventoso impoverimento del nostro popolo, ma all’intero ceto politico.
Per definire questo grumo di potere che governa l’Italia, come la Grecia e ormai l’intera Europa, con grandi coalizioni e attraverso organismi non eletti dal popolo, come la Trojka, ho usato molto tempo fa una parola: la casta. La stessa che oggi usano i compagni spagnoli di Podemos. Ed è davvero una casta di potere che attraverso un golpe antidemocratico ha ridotto l’Europa così com’è. Un continente immensamente ricco abitato da popoli sempre più poveri.
Italiani e greci hanno molti problemi in comune. Una massa crescente di poveri, oggi in Italia sono oltre sei milioni, e una ricchezza concentrata nelle mani di pochi, la metà dei giovani senza lavoro, un debito pubblico in continua crescita nonostante i sacrifici imposti dalla trojka. E poi la corruzione politica, l’evasione fiscale dei grandi capitali. Invece di combattere alla radice questi mali delle nostre società, un sistema di potere sempre più complice e distante dai bisogni dei cittadini, impone ormai da anni soluzioni astratte, come il vostro memorandum, il Fiscal Compact o il pareggio in bilancio inserito nella Costituzione italiana con il voto di destra e sinistra, di Berlusconi e del Pd.
Soluzioni che si sono rivelate fallimentari, ma che la trojka e la politica egemone della signora Merkel continua a imporre come regole sacre e indiscutibili.
E’ una follia.
Che cos’è infatti la follia?
Ripetere all’infinito la stessa azione, sperando ogni volta in un risultato diverso. A questa follia oggi dobbiamo opporci, non solo come donne e uomini di sinistra, ma semplicemente come esseri pensanti.
Qui in Grecia la crisi è stata ancora più crudele che in Italia, ma anche più intelligente, forte e viva è stata la risposta. E oggi Alexis Tsipras, Syriza e la nuova sinistra nata in questo paese, che è la culla della democrazia, rappresentano per tutta Europa una grande speranza. La speranza di una politica vera, che non lasci da soli gli ultimi, gli esclusi, gli impoveriti.  
Noi della “Lista Tsipras” in Italia siamo un movimento nuovo, ma veniamo da lontano e vogliamo andare lontano. Veniamo dalle lotte del Social Forum di Genova 2001. Ed è proprio a Genova, ricordando i giorni delle lotte contro il G8, represse dalla violenza della polizia di Berlusconi, che faremo fra un mese una grande manifestazione popolare, alla quale invitiamo i compagni Tsipras e Iglesias e tutti voi.
Veniamo dalla grande tradizione della sinistra italiana, dal pensiero di Antonio Gramsci, dall’esempio antifascista di Altiero Spinelli, uno dei padri dell’Europa, la cui figlia Barbara, mia compagna per tanti anni di battaglie giornalistiche contro la mafia e la corruzione, oggi siede con noi al parlamento europeo, accanto a Syriza e Podemos, per costruire insieme davvero un’altra Europa. Veniamo dal pensiero e dall’esempio di Enrico Berlinguer, che Alexis Tsipras ha ricordato quando è venuto in Italia, a Bologna, in una piazza rossa di bandiere come non si vedeva dai tempi in cui il Pci era il primo partito comunista dell’Occidente.  Quel discorso ha rappresentato la svolta della nostra campagna elettorale, e di questo, Alexis, ti saremo sempre grati.
In questi giorni in Italia si celebra il trentennale di Enrico Berlinguer che è morto nel giugno del 1984 a Padova. Io ricordo molto bene quel giorno. Era l’ultimo comizio prima delle elezioni europee, la piazza era un mare di persone e Berlinguer, verso la fine del discorso, cominciò a sentirsi male.
Il popolo lo vide accasciarsi e gli urlava <fermati Enrico, fermati>, ma Berlinguer volle lo stesso finire il discorso, per rispetto ai compagni venuti da lontano. E chiuse con queste parole: <Dobbiamo stare nei luoghi dove le persone soffrono e lottano, andare strada per strada, fabbrica per fabbrica, casa per casa, famiglia per famiglia. Se noi sapremo presentarci per ciò che siamo stati e siamo, sarà possibile guadagnare più vasti consensi per la nostra causa, che è la causa della pace, del lavoro e della libertà>
Dopo aver pronunciato questa frase, Berlinguer si è spento per sempre. Ma le sue parole per noi continuano a vivere.
Grazie.

Curzio Maltese

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