Introduzione di Guido Viale all’assemblea del 7 giugno 2014

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Buon giorno. Benvenuti

Questo è un incontro di ascolto, come quello dei candidati della scorsa settimana e si inserisce in un percorso generale che dobbiamo definire oggi.  Vogliamo consolidare il nostro risicato ma importante successo elettorale con un impegno a continuare insieme a impegnarsi e a lottare per gli obiettivi e le ragioni contenute nei dieci punti della nostra lista.

La nostra non era e non è una lista di scopo destinata a sciogliersi dopo le elezioni, nessuno di noi lo ha mai pensato.

Abbiamo degli obblighi verso i nostri elettori, che si aspettano molto, forse persino troppo da noi; verso i nostri parlamentari a cui dobbiamo offrire nei territori un ancoraggio sicuro alle battaglie che condurranno con il GUE, insieme ai parlamentari di tanti altri paesi europei. Abbiamo degli obblighi verso tutti noi, cioè verso tutti coloro che si  sono impegnati, a volte fino allo stremo, in questa campagna, a partire dalla raccolta delle firme.

Siamo stati bravi e dobbiamo esserne fieri.

Oggi prenderanno la parola soprattutto i comitati, come la scorsa settimana lo hanno fatto i candidati. Vogliamo sapere (in interventi di 5minuti ciascuno) come hanno lavorato e che problemi hanno incontrato. Ma soprattutto che cosa si aspettano da tutti noi e quali impegni hanno già preso o intendono prendere per il futuro.

Innanzitutto sul piano politico: cioè quali battaglie e quali iniziative considerano prioritarie. Poi sul piano organizzativo: cioè come pensano di tenere  insieme la nostra comunità e quali strutture pensano più adatte a rispondere ai loro bisogni, sia a livello locale che a quello nazionale, con le quali sostituire il gruppo dei garanti e il comitato operativo che ormai hanno esaurito il loro mandato e devono essere sostituiti con qualche cosa d’altro.

Non dobbiamo avere fretta e stringere troppo tempi e vincoli, ma nemmeno permettere che si disperda quello che con tanta fatica abbiamo messo insieme fino ad ora. Per questo garanti e comitato operativo si sono trovati d’accordo nel proporre una assemblea generale a metà luglio (il 19) che va preparata con cura nei territori. Se siete d’accordo da essa dovrà nascere l’organismo del nostro coordinamento futuro, ma anche del collegamento con il nostro gruppo parlamentare. Con tutto il GUE: da oggi facciamo parte di una importante famiglia europea e le nostre iniziative dovranno sempre più avere questo orizzonte.

Abbiamo davanti a noi tre ordini di problemi che circoscrivono e definiscono i nostri impegni futuri: lavoro, democrazia e ambiente.

L’obiettivo primario dell’austerità è la distruzione di tutto quello che di positivo il movimento operaio ha saputo creare nel secolo scorso. Attraverso delocalizzazione, disoccupazione, precariato e azzeramento del diritto del lavoro (che  é il succo del decreto Poletti e del job act, ma prima di esso dei decreti Harz tedeschi, che fanno della Germania il loro modello) vogliono imporci di sostituire alla solidarietà la concorrenza tra i lavoratori. Dobbiamo capire e imparare a rispondere a questo attacco, che è globale, in modo altrettanto generale, con grandi parole d’ordine come reddito di cittadinanza o di base, lotta alle delocalizzazione, requisizione e riconversione della aziende che chiudono, piano generale del lavoro (per questo, tra l’altro, abbiamo aderito al progetto new deal4europe); ma dobbiamo imparare a rispondere anche in modo specifico, impresa per impresa, categoria per categoria, territorio per territorio.

Anche la democrazia è sotto attacco: in Italia con il ddl elettorale e è le riforme costituzionali; ma anche con il patto di stabilità che priva i comuni della loro autonomia per costringerli a cedere le loro funzioni ai privati. In europa con l’abbandono progressivo del progetto federalista, democratico e pacifico su cui era nato il disegno dell’unione europea, consegnando tutto il potere a organi non elettivi, espressione diretta dell’alta finanza.

Non si può rispondere a questo attacco limitandoci a rivendicare il ripristino della situazione quo ante. Quell’assetto non non era e non è il nostro. A livello europeo vogliamo batterci per una nuova costituzione che assegni al parlamento veri poteri di rappresentanza e il controllo sui lavori della commissione e sulle scelte della BCE, azzerando il controllo su di esse dei governi nazionali. A livello nazionale e locale vogliamo sì bloccare i tentativi di ridurre l’ambito di applicazione della democrazia rappresentativa, ma anche promuovere e dare vita a nuove forme di democrazia partecipata, soprattutto a livello locale, in modo da restituire alla cittadinanza il governo della propria vita quotidiana attraverso l’allargamento della sfera dei beni comuni  a partire dalla pubblicizzazione e dal governo condiviso di tutti i servizi pubblici locali.

Per quanto riguarda l’ambiente, questa crisi ormai senza fine viene usata  dall’Unione europea per abbandonare quel poco di politiche ambientali che l’avevano messa alla testa dei pur troppo timidi sforzi per dare al governo dell’ambiente una ineludibile dimensione globale. Ma  una nuova minaccia, oltre a quella ben nota dei mutamenti climatici e del’ inquinamento di aria acqua e suolo, incombe ora in Europa sul futuro delle politiche ambientali, ma non solo; anche su quelle del lavoro e sulla democrazia. Si chiama TTIP. Sapete tutti di che cosa si tratta e non mi dilungo. È la cessione alle multinazionali e alla finanza del diritto di imporre ai governi le loro regole anche a costo di azzerare le legislazioni degli Stati. Contro questo trattato dobbiamo unire le forze con tutte le altre organizzazioni che già si stanno mobilitando in ogni parte d’Europa per farne conoscere il contenuto, che è segreto, e per bloccarne la ratifica e l’attuazione.

Ma ambiente vuol dire anche e soprattutto cura del territorio in cui si vive, in Italia minacciato dalla speculazione in ogni dove. La minaccia maggiore per i territori, ma anche per la democrazia, è oggi rappresentata dalle grandi opere e dai grandi eventi: un sistema per eludere leggi e regole, promuovere mafia e corruzione, esautorare ogni forma di controllo delle comunità locali, spacciare per sviluppo la devastazione di vite e di ambienti di grande valore storico e naturale. Contro le grandi opere e la loro filosofia dobbiamo ingaggiare una battaglia senza tregua, prendendo esempio dai nostri fratelli della valle di Susa, che attraverso la loro lotta ormai ventennale hanno saputo costruire su nuove basi comunità, cultura, solidarietà e un embrione di nuova economia eticamente fondata.

In tutte e tre queste battaglie dobbiamo saperci muovere su due piani: uno è quello dell’iniziativa e della mobilitazione, locale o nazionale o, ora soprattutto, europea. L’altro piano è quello che mira a rifondare su nuove basi una cultura alternativa del lavoro, della democrazia e della cura. Abbiamo tra noi, con noi, ma anche e soprattutto accanto a noi, delle opportunità straordinarie che ci sono offerte dalla miriade di buone pratiche e di buone lotte che si sono organizzate sui territori: dai gruppi di acquisto solidale e dagli esperimenti di altra economia alla lotta per la casa, dai centri sociali alle occupazioni che si promuovono come beni comuni, dalle lotte contro il precariato a quelle contro le delocalizzazioni. Ma abbiamo anche conquistato l’adesione, il sostegno attivo o delle iniziali simpatie da parte delle migliori intelligenze del paese, quelle che hanno dedicato una vita di studio e di impegno alla difesa dei diritti dei cittadini, dei lavoratori, della cultura, dell’ambiente. Non sottovalutiamo questo patrimonio. Il PCI ha avuto per anni un ruolo importante in questo paese grazie all’egemonia culturale che esercitava attraverso gli intellettuali che aveva saputo raccogliere intorno a sé. Oggi il PD non ne ha più nessuno. Stanno tutti con noi. Non sprechiamo questa straordinaria occasione. Diamo loro un ruolo nelle nostre battaglie e nelle nostre elaborazione e costruiamo una sede dove possano esercitare liberamente, ma in stretto contatto con la nostra iniziativa, il loro magistero.

Nel ricordarvi che oggi a Roma c’è il gay pride, e invitando tutti quelli che possono a parteciparvi alla fine di questo incontro, vengo ora alla più spinosa delle questioni: quella della nostra rappresentanza parlamentare. Come sapete Barbara Spinelli ha deciso di riconsiderare la decisione di non entrare nel parlamento europeo anche se eletta, decisione che aveva pubblicamente annunciato all’inizio della campagna elettorale.

I garanti, all’unanimità, hanno considerato con favore questa decisione, in considerazione del grande contributo che potrebbe dare a tutto il nostro gruppo parlamentare e anche al grande prestigio legato alla sua attività e al suo nome. Ricordo che prima di chiamarsi L’altra europa con Tsipras il nostro iniziale progetto veniva indicato, non a caso, come Lista Spinelli. Rinunciare a un contributo del genere sarebbe stato per noi garanti imperdonabile. Barbara ha spiegato questo suo ripensamento con le mutate condizioni politiche (l’imprevisto trionfo di Renzi), con il grande numero di voti ottenuti, con il grande numero di richieste in tal senso che le sono pervenute da attivisti ed elettori e, non ultimo, con il sostegno che Alexis Tsipras e diversi altri membri del GUE le hanno manifestato. Sono valutazioni che si possono o no condividere. Non sono mancate, come sapete, prese di posizione di chi, a volte e forse troppo spesso trascendendo nei toni, e anche nelle ingiurie, ha visto in questa decisione il venir meno alla parola data, con gravi conseguenze negative per la nostra immagine. Noi garanti non la pensiamo così. Consideriamo il ripensamento di Barbara un risultato positivo lungo il percorso che ci siamo prefissi e una riprova della sua forza. Non è la prima volta che Barbara ha dei ripensamenti. Non voleva candidarsi e lo aveva posto come condizione della sua partecipazione alla prima fase del processo. Poi di fronte al grande numero di sottoscrizioni dell’Appello che lei aveva in gran padre redatto, ha cambiato idea e i garanti – allora promotori – hanno salutato positivamente  quel cambiamento. Lo stesso hanno fatto questa volta, in considerazione del contributo che la presenza di Barbara nel parlamento europeo può apportare alla qualificazione e al potenziamento del  processo in cui siamo impegnati. Siamo tutti consapevoli che accanto a chi considera positivamente questo passaggio, molti altri sono stati colti da un certo sconcerto, anche perché la sua scelta esclude di fatto uno dei due candidati che venivano dopo di lei per numero di preferenze in due dei collegi in cui si era presentata. Per questo Barbara aveva affidato ai garanti il compito di svolgere una esplorazione per cercare una soluzione condivisa e non divisiva di questo problema insieme agli interessati e alle forze politiche a cui ciascuno di essi fa riferimento e Marco Revelli aveva assunto il compito di portare a termine questa indagine. Purtroppo il compito si è rivelato assai complesso e i tempi della sua conclusione assai più lunghi di quanto Barbara ritenga lecito aspettare per sciogliere ufficialmente una riserva che si è già fatta attendere troppo. Per questo ha deciso di procedere unilateralmente alla scelta della circoscrizione in cui accettare l’elezione, sulla base di considerazioni sue e non dei garanti. Una parte dei garanti non ha condiviso questa ultima decisione che non corrisponde a quanto tutti avrebbero desiderato di poter realizzare. È tutto.

Concludo rivolgendo un caldo saluto a Curzio Maltese, che è per ora il nostro candidato di cui la presenza nel Parlamento europeo è certa.

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