L’endorsement di Stefano Rodotà per L’Altra Europa con Tsipras

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L’Europa ha perduto la strada che era stata tracciata alla fine degli anni ’90 con l’avvio di un vero e proprio processo costituente, che aveva portato alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e al Trattato di Lisbona. La ragione di quella scelta era chiara e dichiarata. Bisognava eliminare il deficit di democrazia dell’Unione e dare ad essa la legittimità necessaria perché i cittadini potessero riconoscersi in essa. E’ accaduto l’opposto.

Da anni Bruxelles è sinonimo di richiesta di sacrifici, invece di apparire come il luogo che dà ai cittadini un valore aggiunto per il fatto di essere europei. Si è agito come se la Carta dei diritti non esistesse, l’Unione è stata “decostituzionalizzata”. Da qui il distacco, il disincanto, il rifiuto. Lì – lo sappiamo – è la radice dei vari populismi.

La ripresa di quell’altra strada, e quindi l’altra Europa, è ancora possibile. E questa possibilità è affidata al più democratico degli strumenti – il voto. Molti chiedono il voto perché, dopo la prepotenza dell’economia e la resa all’austerità, vi sia più Europa politica. Ma più politica per che cosa? Per rendere gli strumenti istituzionali ancor più idonei a rendere stringente il controllo economico? O, al contrario, per liberare l’Unione dai vincoli che ne stanno negando la ragione e per guardare al suo futuro in modo di nuovo ambizioso?

Nel Preambolo della Carta dei diritti fondamentali è scritto che l’Unione “pone la persona al centro della sua azione”. Con le persone, appunto, come dice “L’altra Europa con Tsipras”. Quelle persone che devono tornare protagoniste, rilegittimare l’Unione con la loro fiducia e, domenica, rendere tutto questo possibile con il loro voto.

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