Un sacchetto rosso per le candidate

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Casa Ruth è una delle tante realtà femminili e solidali che abbiamo incontrato nei nostri giri elettorali: è una cooperativa Caserta, è stata fondata da una suora, Rita Giarretta, e si occupa dell’accoglienza delle donne, sole o con figli, vittime di sfruttamento, di violenza o in gravi situazioni di difficoltà; per la maggior parte sono donne migranti. La cooperativa persegue il pieno riconoscimento dei diritti di cittadinanza e costituisce per queste donne un’occasione di formarsi e di addestrarsi al lavoro, di crescere nella loro dignità di persone, partecipando pienamente alla vita sociale del nostro Paese, senza correre il rischio di venire sfruttate o costrette al lavoro nero e sottopagato.

Nella loro sartoria etnica hanno confezionato questo oggetto/contenitore.

E’ un sacchetto cucito su stoffa africana: in poche ore ho visto le candidate indossarlo mettendoci dentro penne, occhiali, telefono, monete, “santini” elettorali, bigliettini da visita di elettrici ed elettori appassionati: il corredo della militanza nei giorni in cui si corre da una piazza all’altra, da un incontro all’altro a parlare con la gente, incontrare e informare le persone che dovranno credere in noi il 25 maggio.

Questo oggetto ha un marchio depositato, inventato da Casa Ruth, che è NeWhope (speranza nuova): così è stato inevitabile vederlo già pieno anche quando era ancora vuoto di cose. La speranza non è un sentimento metafisico, non è parola disincarnata, non va delegata né ai sacerdoti né ai leader: significa preparare il futuro nel presente, affinché quel futuro non sia una condanna.

Ecco che è bastato applicare la spilletta rossa de L’Altra Europa con Tsipras al sacchetto per vedere andare in giro le nostre candidate con due speranze messe assieme, che erano poi la stessa speranza.

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