Sciopero globale dei lavoratori dei fast food, anche in Italia

0

L’iniziativa si è poi trasformata in uno sciopero mondiale dei lavoratori che tutti i giorni preparano e servono i panini di Burger King, McDonald’s, e di altre grandi catene multinazionali. Uno sciopero globale com’è globale l’economia, come sono globali le filiere di produzione e distribuzione, com’è globale il livellamento verso il basso della condizioni di lavoro. A essere coinvolte sono state, oggi 15 maggio, 150 città americane e 230 in tutto il mondo, da New York a Los Angeles, da Casablanca a Seul, da Bruxelles a Buenos Aires.

La campagna “Fast Food Forward”, a New York, illustra con cifre impressionanti la brutalità della situazione: “200 miliardi di dollari i ricavi annuali dell’industria americana dei fast food. 11 mila dollari (circa 8 mila euro) il reddito medio annuale di un lavoratore di un fast food a New York. 25 mila dollari (circa 18 mila euro) il salario giornaliero medio della maggior parte dei manager delle aziende di fast food, oltre il doppio di quanto un lavoratore guadagna in un anno. I lavoratori guadagnano solo il 25% di quello di cui avrebbero bisogno per sopravvivere a New York”.

La protesta è in continuità con le proteste messe in campo negli scorsi mesi da altri gruppi di lavoratori delle multinazionali americani, come ad esempio i commessi dei centri commerciali Walmart. La crisi sta portando con sempre maggiore forza nel cuore del capitalismo americano le contraddizioni prodotte dalla globalizzazione, con il livellamento continuo verso il basso di salari e diritti dei lavoratori.

Lo sciopero dei fast food sbarcherà anche in Italia, in coincidenza con lo sciopero per il rinnovo del contratto nazionale del turismo proclamato da Cgil, Cisl e Uil. Presidi e mobilitazioni si svolgeranno in diverse città, tra cui Bologna, dove come luogo simbolico è stato scelto il McDonald’s recentemente aperto nel centro commerciale “Le Piazze” di Castel Maggiore.

“Contratti precari e zero diritti? Succede solo da McDonald’s! – si legge nel volantino della Filcams-Cgil – Nel giro di poche settimane dall’inaugurazione, lavoratori assunti con voucher, o con contratti di apprendistato, sono stati licenziati prima ancora della scadenza del periodo di prova, o costretti a dimettersi. Contratti estremamente convenienti per l’azienda sotto il profilo salariale e previdenziali ma non certo per i lavoratori costretti a svolgere le stesse mansioni dei colleghi. Un sistema che ci riporta agli anni ’50 e che crea, per l’intero settore, una situazione di autentico dumping“.

Condividi: