Primo cantiere per l’Altra Europa: una priorità e tre strumenti

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La priorità. Un nuovo Patto politico-sociale europeo. Obiettivo: Sradicare i fattori strutturali dell’impoverimento in Europa e delle ineguaglianze promosse dalle scelte erronee e ingiuste dell’UE, nei tempi e secondo le modalità definite in un Piano di ricostruzione sociale, economica e politica dell’Europa (PRE – Piano Ricostruzione Europa). Questo Piano, basato non solo su un programma di investimenti finanziari di 200 a 250 miliardi annui per 10 anni, implica le scelte seguenti:

a) l’abbandono dei postulati fondatori e obiettivi del patto di stabilità (1997), già da Prodi e da altri dirigenti europei definito un patto stupido;

b) l’abbandono del patto di bilancio europeo (2012-2014) detto “Fiscal Compact”, che polverizza la sovranità politica degli Stati dell’UE che lo hanno sottoscritto, e la sua sostituzione con l’adozione di un Bilancio Federale Europeo deciso dal Consiglio dei Ministri e dal Parlamento dell’UE e lascia forte autonomia agli Stati membri in materia di bilancio nazionale e, in tale quadro, alle Regioni ed alla collettività locale;

c) la fine della grande mistificazione creata attorno al debito pubblico. La vera causa principale della crisi economica e finanziaria europea d in particolare dell’euro non è l’indebitamento pubblico ma l’irragionevolezza e l’instabilità strutturale interna e la natura speculativa della finanza globale attuale. Pertanto, proponiamo di re-inventare una politica “comunitaria” attiva dell’indebitamento pubblico grazie al suo azzeramento e alla riconversione solidale europea delle risorse finanziarie verso investimenti pubblici per la ri-costruzione ecologica ed eco-sociale dell’economia europea (vedi il Piano sopra menzionato). Le decine di miliardi di euro oggi previste per il rimborso del debito dovranno essere destinati per finanziare il PRE. Strettamente legato a questa strategia è un grande cammino di costruzione della pace grazie alla riconversione delle spese militari per promuovere una sicurezza europea collettiva sostenibile civile;

d) la modifica delle sette priorità della “Strategia Europa 2020 per la crescita economica”, approvate nel 2010 in funzione degli interessi dei poteri forti europei. Al di là della retorica, la “Strategia Europa 2020” ha optato in favore della trasformazione dell’UE in una grande macchina al servizio dell’efficienza finanziaria e competitiva dell’economia europea. Occorre passare dall’obiettivo “Europa efficiente” a quello di “Una buona Europa”.

Per fare questo propongo tre strumenti.

Riformare lo statuto e il ruolo della Banca Centrale Europea eliminandone l’indipendenza politica nel quadro di una revisione dell’assetto politico-istituzionale attuale dell’UE per promuovere una forte svolta in direzione federale degli “Stati Uniti d’Europa”. Non dobbiamo temere di parlare di USE (“United States of Europe”) ispirati dai principi di uguaglianza, fraternità, giustizia sociale e democrazia reale. Solo delle istituzioni pubbliche europee giuste, rappresentative e partecipate, possono essere alla guida del sistema politico europeo, ivi compresa la politica monetaria, finanziaria ed economica.

Creazione del Consiglio Europeo di Sicurezza dei Beni Comuni, unificando gli attuali Comitato Economico e Sociale Europeo e il Comitato Europeo delle Regioni (organi puramente consultivi, poco e mal valorizzati dal Consiglio dei Ministri dell’UE, dalla Commissione e dal Parlamento europeo) in una istituzione dotata anche di poteri decisionali, responsabile della salvaguardia e della promozione del buono stato dei beni comuni europei. In realtà grosse macchine istituzionali con soli poteri consultativi costituiscono un cattivo uso della rappresentazione politica e allontanano i cittadini dalla res publica.

Rafforzamento e integrazione dei vari strumenti e programmi che hanno dimostrato di essere di grande valore non solo simbolico, ma anche pratico, per “creare l’Europa della gente” nel campo dell’educazione (Erasmus…), della mobilità dei giovani operai, agricoltori, dei movimenti migratori e delle attività culturali in generale. “L’Europa della gente” esiste ma è stata balcanizzata e svilita dall’Europa dell’efficienza e del rendimento finanziario.

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