La riforma radicale dei Trattati, del ruolo della Bce e della governance finanziaria

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Questo comporta la necessità di cambiare la missione che i Trattati affidano alla BCE. Quest’ultima non può avere come obiettivo prevalente che l’inflazione non passi il 2%. Per di più siamo in una fase dove il pericolo è l’opposto, cioè la deflazione, ovvero il crollo di tutti i prezzi , in primis quello del lavoro, cioè le retribuzioni, Alla lotta all’inflazione va sostituita la priorità della lotta alla disoccupazione. Del resto anche la Federal Reserve americana ha nel suo statuto l’obbligo di regolare le proprie mosse sull’andamento del tasso di disoccupazione interno. Questo si può fare modificando e integrando gli articoli 3 e 127 del Trattato Ue, nonché l’art. 2 dello Statuto del Sistema europeo di Banche centrali (Sebc) e della BCE, in modo da porre l’obiettivo della piena occupazione tra i fini prevalenti dell’Unione e delle sue istituzioni finanziarie.

In sostanza la BCE dovrebbe operare per favorire una mutualizzazione del debito. In particolare bisogna attuare ciò di cui da tempo si sta parlando, ma che non viene attuato per l’opposizione esplicita di alcuni paesi membri, come la Germania, che potrebbe essere superata con una pressione congiunta da parte degli altri stati.

Ovvero l’emissione di Eurobond, cioè la creazione di titoli di debito pubblico emessi da uno dei paesi dell’Eurozona, ma sottoscritti da tutti gli stati membri in modo da suddividere il rischio, gestiti da un organo europeo appositamente creato. Ogni paese membro dovrebbe avere la possibilità di emettere un prestito obbligazionario finalizzato esclusivamente alla creazione di lavoro con la contemporanea garanzia da parte della BCE di acquisto di una quota congrua sul mercato secondario.

La BCE dovrebbe essere tenuta a vincolare il credito a banche dell’Eurozona a piani di aumento dell’occupazione nel paese richiedente, per evitare, come è già successo, che tali crediti giacciano inerti nelle banche. Allo stesso modo la BCE potrebbe favorire il credito a banche che garantiscano prestiti a basso interesse nei confronti del sistema delle piccole e medie imprese, il più sofferente della paralisi del credito attualmente in atto.

Poiché gli obiettivi della BCE cambierebbero da quelli puramente destinati a tutelare la stabilità monetaria, cioè dei prezzi, a quelli della stabilità finanziaria e dello sviluppo dell’economia reale e dell’occupazione, il Parlamento europeo deve assumere un ruolo di indirizzo generale nei confronti della Banca Centrale, la quale con cadenza almeno semestrale dovrebbe riferire all’organo politico sull’andamento degli obiettivi prefissati, superando per questa via il divorzio fra banca centrale e forme democratiche della rappresentanza politica su cui si basano le dottrine neoliberiste in particolare dagli Ottanta del secolo scorso.

Va contrastato il potere di influenza che hanno le grandi agenzie di rating private sulle decisioni di investimento in titoli del debito pubblico. I loro rating possono mettere in gravi diffcoltà uno Stato, mentre la storia di questa crisi ha dimostrato la loro totale incapacità di prevederne lo scoppio e lo sviluppo.

Inoltre il conflitto di interesse è più che evidente, poiché nella proprietà delle tre principali agenzie di rating operanti nel mondo sono presenti fondi di investimento privati di grande rilevanza. In questo modo una ristrettissima élite può decidere delle sorti del debito pubblico di uno stato sovrano, del rendimento dei suoi titoli, dei tassi di interesse e degli spread.

E’ necessario quindi che la Ue si doti di un’agenzia di rating pubblica, che emetta valutazioni sulla affidabilità finanziaria dei singoli paesi in base a criteri riguardanti gli aspetti dell’economia reale, quali l’incremento della occupazione.

Scarica il programma integrale (in pdf) della lista L’Altra Europa con Tsipras.

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