Basta lacrime di coccodrillo: Renzi e Alfano, l’Europa siete voi

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Di fronte all’ennesima tragedia di barconi che affondano nella traversata per Lampedusa, il ministro dell’Interno Alfano non ha avuto migliore idea che scaricare addosso all’Ue la colpa di lasciarci soli, rimarcando l’interesse nazionale alla tutela delle nostre coste e i troppi sforzi della Marina militare per giungere in soccorso ai supersititi. Non un cenno ai migranti, alle loro storie, a chi fugge dalla disperazione a bordo di imbarazioni fatiscienti. Solo una pallida menzione del diritto d’asilo per dire che “o l’Europa viene qui ed issa la bandiera europea sull’operazione Mare Nostrum oppure una volta che avremo definito lo status dei migranti e accertato che hanno diritto alla protezione e che vogliono andare in altri Paesi, noi li lasceremo andar via”.

Si parla solo di flussi, frontiere, quote, leggi, barriere. Di immigrazione come problema dei Paesi “ospitanti”, di latitanza (che pure esiste) della comunità internazionale. Il guaio è che la politica emergenziale di impronta securitaria ha contagiato anche la sinistra. Tutti gli esponenti del Pd – salvo rare eccezioni – intervenuti per commentare la strage dei migranti non hanno fatto altro che sottoscrivere il j’accuse di Alfano a Bruxelles. La luna di miele con il premier sembra non avere fine: “Ha ragione Alfano – ha detto Renzi – l’Europa ci lascia soli, non può salvare gli stati, le banche e poi lasciare morire le madri con i bambini”. Ma chi è l’Europa se non loro? Ancora lacrime di coccodrillo di classi dirigenti che hanno sempre e soltanto ragionato in termini di ordine pubblico. Di nuovo il benaltrismo di governanti ipocriti e incapaci. Nessuno che abbia avuto la decenza di dichiarare al mondo il proprio fallimento, di riconsiderare l’assurdità di politiche migratorie spesso bipartisan basate su paura ed egoismo e su leggi crudeli e inefficaci.

Ma non basta. Nell’indegno scaricabarile che puntualmente giunge a corollario delle morti “straniere” siamo purtroppo costretti a registrare ancora una volta i cori xenofobi della cruva destra del Parlamento, con inviti ad agire senza troppi complimenti contro coloro che si avventurano in mare aperto. Mentre resta dignitosa, ma isolata, la voce del sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, che anche nella difficoltà del governo dell’isola chiede l’apertura di corridoi umanitari per accogliere i migranti, in particolare i minori, in fuga dalle guerre.

Quel grande cimitero che è diventato il Mediterraneo è il sigillo luttuoso di politiche cieche e sbagliate: 25 mila morti negli ultimi venti anni, l’onore dei riflettori e di ipocriti funerali di Stato solo quando il naufragio offre cifre da capogiro, o quando gli atti di autolesionismo nei Cie, vere e proprie prigioni incostituzionali, disturbano l’occhio di chi distrattamente le guarda. Qui gli unici respingimenti da fare, le uniche barriere da alzare, sono contro questi politici che di giorno piangono le vittime e di notte scrivono norme criminali. Andate a casa, andate via. Tutti sulla stessa barca. Anzi, sullo stesso barcone.

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