Il gioco è un’altra cosa

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Una vera e propria emergenza a km zero, capillarmente distribuita in tutto il territorio nazionale, acuita da una crisi di sistema che vede sempre più persone affidarsi all’illusione del gioco per risolvere i propri problemi. Trovandone invece di nuovi, spesso insuperabili. 

E le persone si ammalano, a volte si uccidono, sempre di indebitano mettendo in crisi famiglie intere, aziende, attività commerciali. Lo Stato volge lo sguardo altrove, lasciando in trincea i propri rappresentanti locali che cercano, in assenza di una normativa nazionale ed europea forte e chiara, di limitare i danni ed intervenire quando però il problema è già esploso nella propria comunità.

Perché il gioco d’azzardo (nelle tabaccherie come nei bar, ma anche on-line…) si traduce in una lunga fila di disperati che poi salgono le scale del municipio (quando va bene…) e chiedono aiuto a servizi sociali sempre più in emergenza, senza risorse o strumenti operativi efficaci.

Invece di combattere con ogni mezzo questa piaga sociale, lo Stato specula garantendosi entrate significative che, in ogni caso, non tengono mai conto delle ricadute a valle del gioco: appunto dipendenza, situazioni da sanare, danno economico, ecc. Come un uccello che consapevolmente continua a segare il ramo su cui vivono i propri piccoli al sicuro nel nido.

Sale da gioco, bingo, centri scommesse e rivenditori di gratta e vinci, lotto e superenalotto. Ma anche casinò on-line, poker ecc. Ogni  anno girano valanghe di soldi che servono a finanziare da una parte lo Stato e dall’altra la malavita organizzata, che controlla buona parte di questi flussi finanziari. Parliamo di circa 100 miliardi di fatturato all’anno, che rappresentano il 4% del PIL nazionale. In pratica la terza industria italiana, che garantisce 8 miliardi di tasse allo Stato. Sono 400.000 le slot-machine in Italia, 6.181 i locali e le agenzie autorizzate. Ancora numeri, per avere un’idea del fenomeno: 15 milioni di giocatori abituali, 3 milioni a rischio patologico, adulti ma anche ragazzi (almeno 7 adolescenti su 10 scommettono), circa 800.000 i giocatori già patologici. Si calcola infine che siano tra i 5 e i 6 miliardi l’anno i soldi necessari per curare i dipendenti dal gioco patologico.

Il gioco d’azzardo sottrae ore al lavoro, alla vita affettiva, al tempo libero e produce sofferenza psicologica, di relazione, educativa, materiale, di aspettativa del futuro. Altera i presupposti morali e sociali degli Italiani sostituendo con l’azzardo i valori fondati sul lavoro, sulla fatica e sui talenti. Sono a rischio la serenità, i legami e la sicurezza di tante famiglie e delle nostre comunità.

Spesso intorno ai luoghi del gioco d’azzardo si organizza la microcriminalità dei furti, degli scippi e dell’usura, ma anche la criminalità organizzata. Il gioco d’azzardo lecito è materia statale e i Sindaci non hanno alcun potere regolativo, ispettivo, autorizzativo.

Nei mesi scorsi, su iniziativa di Terre di Mezzo e Legaautonomie è stato scritto il Manifesto dei Sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo, che ha portato ad elaborare una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela della salute degli individui tramite il riordino delle norme vigenti in materia di giochi con vincite di denaro (giochi d’azzardo).

La proposta di legge ha raccolto più di 80.000 firme, e mira a regolamentare la diffusione di scommesse, slot e videopoker, contrastare il gioco non autorizzato, impedire l’accesso alla criminalità e il riciclaggio di denaro.

Se sarò eletto al Parlamento Europeo mi impegno a portare questa iniziativa in un ambito di più ampio respiro, perché questa è una battaglia che si può vincere solo ragionando con tutti gli Stati membri e mettendo in campo azioni e risorse in grado di combattere la criminalità organizzata e lavorare ad un serio piano di prevenzione educativo e culturale.

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