Oggi vale comunque la pena di festeggiare

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Tuttavia vale la pena di festeggiare il primo maggio. Il lavoro è il fondamento della nostra Costituzione, tanto che i padri costituenti vollero inserirlo addirittura nel primo articolo. Lavoro e diritti sono indissolubilmente legati. Prima o poi lo capiranno anche quei tanti giovani che sono cresciuti spesso senza lavoro e sempre senza diritti, alle ferie, alla maternità, ad ammalarsi, a essere retribuiti in base alle mansioni svolte, senza trucchi, e ad avere un lavoro in cui i canoni della sicurezza, soprattutto per chi ha mansioni manuali, siano rispettati. Troppi sono i morti sul lavoro che piangiamo ogni anno.

Incontro spesso giovani che mi dicono che i diritti vengono dopo, che prima gli interessa trovare qualcosa che gli consenta di vivere, di pagarsi l’affitto, di contribuire alle spese della propria famiglia, costi quel che costi, che i diritti vengono dopo semmai verranno. È quello che ci hanno fatto credere per anni. I vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno precarizzato sempre di più il mondo del lavoro, pensando che così almeno gli indici di occupazione sarebbero aumentati. È andata esattamente al contrario. Più si precarizza e più aumenta la disoccupazione. Per questo è ora di cambiare rotta. È arrivato il momento di rottamare il liberismo, è giunta l’ora di ridare al lavoro la dignità persa da quando i lavoratori sono diventati una merce.

Il futuro non può essere precario perché ognuno di noi ha diritto a un lavoro stabile e a programmare serenamente la propria vita. E perché solo se il lavoro diventa stabile aumenta l’indice di occupazione, al di là e oltre le ideologie.

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