Taranto, non si può dover scegliere se morire per lavoro

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La città di Taranto, con l’Ilva, è diventata il simbolo della devastazione a cui ha portato l’attuale modello industriale e socioeconomico, ma anche, per contro, l’emblema della cittadinanza sociale che prova a riprendersi il diritto di parola sul proprio futuro.

La difficile situazione, arrivata con forza a opinione pubblica e magistratura, sta generando il coinvolgimento di tanti, anche di coloro che si sentono poco rappresentati dalle istituzioni, uniti nella voglia di ripartire da basi differenti.

È per la convivenza di questi due fronti – ciò che non deve più essere, con ciò che vuole essere rinnovato – che scelgo, nuovamente, di trascorrere il mio Primo Maggio a Taranto.

Per continuare, come già fatto in passato, ad appoggiare la denuncia verso un sistema impazzito e malsano, ma soprattutto per sostenere la voglia di rinascita e la prospettiva possibile di una riconversione industriale in chiave ambientale.

La conversione ecologica richiede non solo un governo dall’alto, con dei semplici piani di investimento, che pure sono indispensabili. E’ necessario pianificare una presenza diffusa di iniziative imprenditoriali, di impianti, pratiche e distretti locali, che sia supportato da una nuova idea di cittadinanza e di partecipazione diretta delle comunità che vivono o lavorano nei territori che la promuovono. Questa prospettiva è l’unica in grado di guardare a un piano generale del lavoro e a una politica industriale che tenga insieme l’occupazione, la salvaguardia dell’ambiente, il reddito e la qualità della vita.

Questo significa mettere “Prima le persone”: non metterle “davanti” a qualcosa in modo meccanico e teorico, ma restituirgli il giusto spazio alla base di ogni progetto che guardi avanti.

Serve un ragionamento sul significato di “lavoro” dopo anni di un modello socialmente imposto che lo ha privato delle caratteristiche di diritto e benessere della persona.

Serve esserci, perché il lavoro non deve mai più essere sovrapposto al diritto alla salute.
Senza lavoro si muore, ma non si può dover scegliere se morire per il lavoro.

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