Cultura d’Europa: scuola, università e ricerca. Il futuro è qui!

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Ciò ha comportato il progressivo abbandono della formazione del pensiero critico attraverso lo studio disciplinare e interdisciplinare delle materie scientifiche e umanistiche, in nome di una malintesa modernità pedagogica evocata dall’ambiguo concetto di “competenza”.

In questo modo i sistemi nazionali di istruzione hanno perso progressivamente la loro autonomia e la loro funzione di formazione della cittadinanza, nel senso più ampio e completo del termine, e stanno diventando subalterni al mondo del lavoro, al quale spetta ora il ruolo di orientare le politiche scolastiche sottraendole alle istituzioni rappresentative e compromettendo la loro neutralità e universalità.

Questa politica è inevitabilmente selettiva, perché è finalizzata a garantire l’alta formazione a una élite di studenti, mentre a tutti gli altri saranno fornite solo “competenze” di base immediatamente spendibili su un mercato che richiede figure professionali intercambiabili e di basso livello.

I governi di diverso orientamento politico che hanno guidato l’Italia mentre il sistema economico mondiale cambiava volto sono stati e continuano ad essere tra gli esecutori più zelanti di questa politica: i tagli alla spesa stanno portando al collasso le istituzioni scolastiche, orientate verso una centralizzazione di stampo aziendalistico permeabile a interventi di soggetti privati e insofferente alla partecipazione democratica di docenti, genitori e studenti. La misurazione delle “competenze” è dilagata attraverso l’uso generalizzato delle prove Invalsi, che incoraggiano il nozionismo e trasformano la natura stessa della didattica, sempre più finalizzata all’addestramento ai test.

L’Italia oggi vuole essere la prima della classe anche nel promuovere l’ideologia del “merito”. In un paese come il nostro, avvelenato da un sistema corruttivo e clientelare che impedisce l’affermazione professionale dei giovani e li costringe a lavori dequalificati oppure li spinge a emigrare, l’ideologia del “merito” appare particolarmente seducente. E’ un’ideologia che non mantiene ciò che promette, perché il suo fine ultimo non è l’uguaglianza delle opportunità, ma la cristallizzazione di una società dove non esistono uguali diritti per tutti, dove solo chi proviene da famiglie avvantaggiate da un punto di vista economico o sociale può aspirare ad una piena affermazione nel mondo del lavoro.

La scuola per un’altra Europa guarda verso altri orizzonti.

  • – E’ una scuola pubblica, gratuita, supportata da adeguati finanziamenti pubblici

  • – è laica, plurale, accogliente e inclusiva

  • – è obbligatoria fino a 18 anni e adotta politiche efficaci per la lotta alla dispersione e all’abbandono

  • – valorizza il tempo pieno nella scuola primaria, modello didattico innovativo ideato nel nostro paese che ha permesso di raggiungere livelli tra i più elevati in ambito europeo

  • – rifiuta sistemi di valutazione standardizzata basati su test che impediscono la maturazione e l’elaborazione di una visione critica del sapere

  • – propone il biennio unitario alle scuole superiori perché rifiuta la canalizzazione precoce, così come rifiuta la sostituzione della formazione professionale con l’apprendistato e la scelta dell’Università basata sul numero chiuso

  • – concorre a rimuovere gli ostacoli di ordine economico, sociale, culturale e di genere che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini e delle cittadine, ed è il luogo principale per l’educazione alla cittadinanza e l’esercizio delle pari opportunità

  • – è una risorsa per uscire dalla crisi, perché solo l’investimento nelle infrastrutture culturali consente di promuovere un modello di sviluppo diverso da quello che ha precipitato nella crisi l’Europa intera

  • – è la scuola disegnata nella Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica, elaborata in modo democratico da migliaia di genitori, docenti e studenti di tutta Italia, sottoscritta nel 2006 da 100.000 cittadini, mai discussa dal nostro Parlamento, e che costituisce il nostro punto di riferimento per un’altra scuola in un’altra Europa.

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