Italiani, filoeuropei in cerca di risposte

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La realtà, altra, è che, perfino in tempi di crisi, i cittadini conservano un orizzonte europeo. Da uno studio pubblicato oggi da La Stampa, quasi un terzo degli italiani collocano al cuore della propria appartenenza il Vecchio Continente (ex aequo con chi predilige l’unità nazionale), mentre solo l’8% si identifica primariamente con la regione o località. Il primato consolida quando il quesito salta dalla generica appartenenza alla fiducia nelle istituzioni. Beninteso, è bassa per tutte, inferiore al 50%, ma se i centri decisionali di Bruxelles arrivano al 47, lo Stato italiano non supera il 25.
 
Altro che indipendentismi cavalcati da leghisti e Grillo. Altro che insulti berlusconiani ai tedeschi. La pancia degli italiani è mossa da ben altro. L’europeismo nostrano non è una novità, tra nobili orizzonti risorgimentali e modeste retoriche di governi che si proclamano europei mentre collezionano record di multe per direttive disapplicate. In ogni caso rivela un elemento profondo, e lo rivela soprattutto nel drammatico scenario recessivo dei nostri giorni. Svela cioè l’intima consapevolezza che la soluzione dei problemi non può arrivare dal solo campanile, bensì anzitutto da quel bistrattato contesto continentale, purché naturalmente cambi le proprie fondamenta.
 
Su quel cambiamento non c’è partito o movimento che non cerchi ora di giocare la propria corsa elettorale e ritrovare una verginità. C’è la credibilità di una sinistra europea che oggi si riconosce in Tsipras e da oltre vent’anni battaglia in completa solitudine contro i vincoli monetaristi e di bilancio che hanno creato dieci milioni di disoccupati solo dal 2008. Poi ci sono i Renzi e Valls, espressi da quel centrosinistra che a fianco delle destre ha voluto e votato tutti i trattati e i “patti” che hanno eretto la catastrofe dell’austerità. Il neopremier francese è stato a Roma “a cena col suo ispiratore”, si leggeva ovunque nei giornali italiani di questo fine settimana. E qual era il bersaglio prioritario dei due cosiddetti “rottamatori”? La “burocrazia”; obiettivo generico che si traduce in piani triennali di tagli alla spesa da decine di miliardi di euro in ambedue i paesi. Ambizioni che peraltro si accompagnano alla comune, ribadita precisazione dei due primi ministri: “Non è l’Europa che ci impone queste scelte”. Appunto.
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