Un’Altra Europa, anche nelle carceri

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Vedo il volto di Hu Ke Fa, costretto al silenzio da una lingua che non conosceva, e che ancora oggi non comprende, e mi torna in mente il suo avvocato d’ufficio italiano incapace di proferire una sola parola di difesa. Risento il gelo dell’anima di fronte al banco vuoto di Andrea il giorno in cui ha deciso di arrendersi, appendendosi alle sbarre della sua cella. Penso alle altezze di improbabili letti a castello da cui è malamente caduto Abdullah nelle uniche ore di “evasione” che gli erano concesse: quelle tra le braccia di Morfeo. Penso all’umiliazione di dover fare i propri escrementi senza nessuna intimità, di non avere più di tre minuti per fare una doccia, di doversi stendere sul letto per far transitare il compagno di cella, di dover sopravvivere in spazi ristretti, in un eterno contatto con corpi sconosciuti e ostili.

Non mi dispiace che almeno un uomo, sia pure Berlusconi, sia fuori da quell’inferno, quel che è insopportabile è saperlo ancora dentro ai “luoghi” della politica.

I detenuti affrontano la detenzione come una parentesi della propria vita che non deve essere vissuta e che deve restare sospesa tra il giorno della loro reclusione e quello, tanto agognato, della liberazione. La scuola nei luoghi di detenzione, non sempre agevolata e spesso osteggiata, rappresenta un momento importantissimo in cui la vita ricomincia e il tempo “perso” sembra davvero un tempo “ritrovato”. Ma subito fuori dalle improvvisate aule del carcere si torna in celle inospitali impregnate di sudore e disperazione.

Ma la Corte Europea dei diritti dell’Uomo bussa alla porta della nostra coscienza e l’8 gennaio 2013 condanna l’Italia per “trattamento inumano e degradante” dei reclusi: 40mila posti per 66mila detenuti. Entro maggio 2014 l’Italia dovrà dare risposte concrete per “rimediare alle gravissime condizioni di sovraffollamento” dei suoi istituti di pena, oppure le sanzioni, che nel 2012 sono arrivate a 120milioni di euro, la più alta cifra mai pagata da uno Stato membro, continueranno ad essere comminate. La denuncia non può tuttavia essere ridotta solo al numero di posti mancanti, ma alla necessità di un vero e proprio cambiamento culturale che richiami alla nostra memoria gli insegnamenti di un uomo illuminato: Cesare Beccaria.

Il senso alto dell’altra Europa per la quale ci battiamo sta tutto in quella condanna della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, sta nella commissione inviata dal Parlamento Europeo per verificare lo stato di detenzione degli oltre 4800 palestinesi imprigionati nelle carceri israeliane, sta nell’obiettivo di sentirsi cittadini titolari di diritti anche in quei luoghi dove, giustamente, si scontano i propri errori.

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