Il fare politica

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Ieri Milano deserta, quindi bellissima. Fa freddo, rispolvero fuori il giaccone piumino caldo, non mi trucco, capelli scomposti, scarpe da ginnastica. Mio figlio e mia figlia dalla nonna, io per un giorno a casa da sola, unica giornata ferma, in un tour sfiancante che mi vede sempre in giro. Guardo un cartellone della candidata Laura Comi grande come una casa, ci garantisce che loro di Forza Italia si prendono cura di noi. Penso a quanto costa quel manifesto e a come sarebbe meglio che usassero quei soldi per altro.

Pioviggina, ma non prendo volutamente l’ombrello. Strade vuote, quel grigio umido che piace solo a noi milanesi, cammino e sono io, mi ritrovo per qualche ora in mezzo ad una campagna politica dove sento il peso di “dovere piacere” che mi affatica. Vorrei dire “giudicatemi e sceglietemi per quel che faccio da 5 anni. Se non lo trovate sufficiente, fa niente”.

Cammino e recupero lucidità, cerco di sentire dentro di me cosa conta, cosa conta veramente oltre gli orridi inviti tv, oltre ai kilometri in auto, oltre a dovere fare tutto da sole/i senza finanziamenti e tutti che ti tirano da tutte le parti. Cammino e sento il cuore. L’avevo perso anni fa. O meglio si era nascosto. Ci ho messo tempo a recuperare la percezione che mi batte dentro.

Il supermercatino d’angolo è l’unico aperto anche se sono quasi le otto di sera. Entro. Deserto anche lì. Prendo 4 mele, insalata, una bottiglia di vino, yogurt. Arrivo al banco dei formaggi, prendo o non prendo il parmigiano..forse ce l’ho già nel frigo..non ricordo..giro l’angolo ed entro nel corridoio della pasta.

Di lui mi arriva prima la testa china, alza lo sguardo che incrocia il mio. Sola temporaneamente io, solo definitivamente lui, lo so, li so cogliere i segnali. Colletto della camicia in ordine pulita ma un po’ lisa, la giacca antica abbottonata fino al collo. I capelli bianchi ma non radi, un po’ curvo, nessuna pretesa, nessuna richiesta, nessuna aspettativa più.

Avrà un’ottantina d’anni e mi annienta perchè quello sguardo è lo sguardo di mio padre e di tutti i vecchi che hanno avuto una vita onesta. Limpido e che non pretende. Io nel mio carrellino ho lo yogurt, il vino e le cose che mi occorrono. Lui resta davanti ad ogni articolo e lo soppesa e pare riflettere prima di appoggiarlo all’interno del suo.

Se si potesse. Se io potessi.

Se la vita fosse un’ apertura di gabbie continua. Se io dicessi “Senta, io sono a casa da sola, ho preso una bottiglia di vino, se lei non ha nulla da fare le va di fare 2 chiacchiere insieme?”
Non lo dirò. Paga ed esce lento.

Ecco, io vorrei dire allo studente che non ce la farò a cambiare io il mondo da sola, ma magari insieme sì. E che quella solitudine dei e delle vecchie mi fa male allo stomaco, e non è giusta. E mettere i bisogni delle persone al centro dei dibattiti. E sarebbe anche questa politica.

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