Da Sbilanciamoci: Le proposte per un’altra Europa

0

È un’Europa messa in ginocchio dall’austerità, dalla stagnazione economica, dalle disuguaglianze e dal crescente divario tra centro e periferia quella che è chiamata a votare alle elezioni europee di maggio. Urge un cambio di rotta radicale. Una chiara direzione di marcia è emersa dal Forum “Un’altra strada per l’Europa: fermare l’austerità, espandere la democrazia, controllare la finanza”, tenutosi il 19 marzo 2014 al Parlamento Europeo ed organizzato dalla Rete europea degli economisti progressisti (Euro-pen), di cui fanno parte numerosi gruppi di economisti e organizzazioni della società civile, tra cui Sbilanciamoci!, EuroMemo Group, Transnational Institute, Economistes Atterrés (Francia), EconoNuestra (Spagna), Transform! e molti altri. Hanno inoltre partecipato all’incontro membri della Confederazione europea dei sindacati (Etuc), della Fiom-Cgil e di Corporate Europe Observatory.

Queste alcune delle proposte chiave emerse:

  1. Fermare l’austerità. Le politiche restrittive dell’Ue – in particolare il Fiscal Compact e il Patto di stabilità e crescita – devono essere rovesciate, le regole budgetarie devono essere cambiate e il concetto di “deficit strutturale” deve essere abbandonato. Serve una strategia economica coordinata che permetta agli stati membri di attuare la politica fiscale necessaria per uscire dalla crisi. Serve inoltre un piano di investimenti pubblici – con l’obiettivo di rilanciare la domanda, realizzare la ristrutturazione ecologica delle nostre economie e creare posti di lavoro sostenibili e di buona qualità – finanziato a livello europeo per mezzo della Banca europea per gli investimenti (Bei) e a livello nazionale smobilitando i crediti bancari. Queste misure dovranno formare la base di una nuova politica industriale in Europa, che sia orientata verso la trasformazione ecologica del nostro modello economico.
  2. Controllare la finanza e il denaro. Le politiche monetarie dell’eurozona – e il circolo vizioso delle politiche restrittive, della depressione economica e della concorrenza al ribasso sui salari – hanno portato l’unione monetaria sull’orlo della deflazione, e devono essere drasticamente modificate al fine di raggiungere almeno l’obiettivo inflazionistico del 2%. La Banca centrale europea (Bce) deve offrire liquidità agli stati per realizzare politiche espansive, e deve diventare prestatrice di ultima istanza per i mercati sovrani. La soluzione al problema del debito pubblico richiede una responsabilità comune sul debito, e l’istituzione di un meccanismo di ristrutturazione del debito. È inoltre necessario un radicale ridimensionamento del settore finanziario, che includa una tassa sulle transazioni finanziarie, l’eliminazione della finanza speculativa e il controllo dei movimenti di capitale. L’attuale architettura dell’Unione bancaria non risolve i difetti strutturali e la fragilità di fondo del sistema finanziario, e continua a lasciare i contribuenti dei singoli paesi esposti alle conseguenze di una crisi bancaria. Il problema dei centri finanziari offshore e dei paradisi fiscali all’interno dell’Ue va affrontato per mezzo di un processo di armonizzazione fiscale e di regole più severe.
  3. Espandere il lavoro, fermare e ribaltare le divergenze e le disuguaglianze economiche. Il tasso di disoccupazione nell’Ue – e in alcuni paesi in particolare – ha raggiunto livelli record. Esso è fonte di disintegrazione sociale e di debolezza economica; creare nuova occupazione in attività socialmente ed ecologicamente sostenibili è dunque una priorità assoluta. Nell’eurozona, gli squilibri nelle bilance dei pagamenti stanno allargando il divario tra paesi; questi vanno ridotti per mezzo di politiche che obblighino anche i paesi in surplus a contribuire al processo di riequilibrio. Bisogna porre fine alla pressione competitiva sui salari; questi non dovrebbero essere considerati un fattore di competitività ma andrebbero piuttosto visti come il motore della crescita interna. È inoltre urgente introdurre uno standard europeo sul salario minimo (agganciato al Pil pro capite di ogni singolo paese). Le disuguaglianze hanno raggiunto livelli record, e sono uno dei principali ostacoli ad una crescita giusta. La solidarietà tra paesi e i sistemi di redistribuzione economica, di protezione sociale e di welfare devono continuare ad essere elementi chiave del modello sociale europeo.
  4. Espandere la democrazia. Le scelte di politica economica – che hanno una profonda influenza sulla vita di tutti noi – non possono essere ostaggio di banchieri, tecnocrati e lobbisti. È necessario restaurare la democrazia in Europa a tutti i livelli, a partire da un maggiore controllo parlamentare e da una maggiore partecipazione dei cittadini alle scelte che riguardano il bene comune. Per uscire dalla crisi, è necessario espandere il ruolo dell’azione pubblica in tutti i settori dell’economia – tra cui la finanza, la ricostruzione produttiva e i servizi pubblici. Gli attuali negoziati intorno al Trattato di libero commercio Europa-Usa (Ttip) si basano su un’ulteriore limitazione dei processi democratici, degli spazi pubblici e della regolamentazione pubblica; fermare il Ttip è dunque una priorità assoluta, intorno al quale si può formare un’ampia coalizione di forze europee progressiste. Alle prossime elezioni europee, l’emergere di una simile coalizione anche all’interno del Parlamento Europeo sarà cruciale per evitare la continuazione delle fallimentari politiche associate al modello delle “grandi coalizioni” tra centro-destra e centro-sinistra attualmente in vigore in molti paesi Ue.

    Queste proposte sono state discusse da membri del Parlamento Europeo e dei parlamenti nazionali, tra cui Gianni Pittella, vice-presidente dell’Europarlamento, Elena Papadopoulou di Syriza in Grecia, Liêm Hoang Ngoc dei Socialisti francesi, Monica Frassoni del Partito Verde Europeo, Jürgen Klute del Gue/Ngl, Stefano Fassina del Partito Democratico, Giulio Marcon, Giorgio Airaudo e Giovanni Paglia di Sinistra Ecologia Libertà (Sel).

Condividi: