A proposito della riconversione ecologica

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La “riconversione ecologica” deve essere centrata sull’insieme dei nessi tra acqua, territorio, semi, alimentazione, energia, salute, abitato/casa, trasporti, produzione industriale e di servizi.

Il passaggio da un’economia fondata sulle energie fossili o “moderne” (nucleare, per esempio) a quella su energie rinnovabili ed il risparmio – un passaggio epocale -non è sufficiente. Per esempio, se utilizzo l’energia solare per alimentare delle grandi stazioni di dissalamento dell’acqua del mare lasciate a imprese multinazionali private quotate in borsa, avremo, in questo caso, contribuito a far convertire ed espandere (dico un nome, per intenderci) “British Petroleum” in “British Solar” e mantenuto, cosi, il sistema di mercificazione, monetarizzazione e privatizzazione non solo dell’energia solare, ma anche dell’acqua (mare compreso).

Lo stesso vale per i semi. In questi ultimi anni Syngenta ha lanciato una campagna pubblicitaria con la quale cerca di convincere che grazie ad un aumento della produttività energetica ed idrica con energie pulite è possibile aumentare la produzione ed il consumo di cereali di base con minore impatto sull’ambiente.

Essa dimentica però che ciò si tradurrà soprattutto in margini di profitto per il capitale finanziario globale privato ancor più elevati e in un’offerta di cereali più grande per il consumo dei consumatori occidentali più ricchi e non per la soddisfazione dei minimi di alimentazione per i 900 milioni e più di affamati e malnutriti.

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