Nomine, per i potenti il verso non cambia mai

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Tutto questo era Genova 2001. Una delle pagine più terrificanti della nostra storia recente. E Gianni De Gennaro era il capo della polizia. Di quella polizia che ci fece vergognare davanti al mondo intero, che dette l’immagine di un Paese democratico trasformatosi in pochi giorni a vero e proprio regime. Pochi hanno pagato, ancora troppa poca luce si è fatta sulle tante ombre. E poi lui, Gianni De Gennaro. Si sono susseguiti governi di destra e governi di centrosinistra. Nessuna commissione d’inchiesta su Genova, nessuna assunzione di responsabilità politica. E per il fedele Gianni, solo promozioni. Da destra e da sinistra.
 
Ieri Renzi lo ha confermato presidente di Finmeccanica. Perché per i potenti, quelli veri, la rottamazione non arriva mai. Altro che cambia verso. Per chi porta una morte sulla coscienza, umilia l’Italia e la sua democrazia il verso non cambia mai.
 

Qualche anno prima delle giornate di Genova, in Belgio, Marc Dutroux, accusato dell’uccisione di quattro ragazze nel 1996, riuscì a fuggire per poche ore. Due ministri, di cui uno vicepremier, rassegnarono le dimissioni nonostante fossero riusciti a riacciuffarlo. Erano responsabili di aver fatto diventare il Belgio “la vergogna d’Europa”, come titolarono i giornali d’allora.
 
A Genova 2001, un governo, una maggioranza, i vertici della polizia fecero diventare l’Italia la vergogna del mondo. Ma non si dimise nessuno, anzi. E oggi, una volta ancora, Gianni De Gennaro è ancora lì, a dirigere una delle più importanti strutture del Paese.
 
“L’Altra Europa” è e deve essere anche un’altra classe dirigente. Perché non esistono uomini e donne buoni per tutte le stagioni: servono persone che inaugurino stagioni nuove. Quelle della buona politica.
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