Vogliamo i codici identificativi per gli agenti delle forze dell’ordine

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Oggi invece il governo Renzi prosegue la via dei suoi predecessori, espellendo dalla cittadinanza sociale e da quella politica milioni di persone. Precarietà eterna e sbarramento all’otto per cento vanno nella stessa direzione.

Servono tutti i fili per ricucire il baratro aperto fra il disagio sociale crescente e una democrazia sempre più svuotata. Per ridare potere ed efficacia alla partecipazione democratica. Ciascuno ci metta il suo. 

Una tela va ritessuta, a partire dalle tante e diverse forme di auto-organizzazione e autogestione che, in ambiti differenti e con diverse culture ed espressioni, contrastano la condanna alla invisibilità sociale e alla sottrazione di cittadinanza di intere parti di popolazione. 

Una trama larga deve prendere corpo, perché la maggior parte degli esclusi non ha gli strumenti né la forza per difendersi, e va dunque sempre tenuta alta la tensione alla inclusione.

È questione di tutti e per tutti, chiunque siamo e ovunque ci troviamo, la difesa e la costruzione di spazi pubblici dove il conflitto sociale, che è il sale della democrazia, possa essere agito in modo autonomo e partecipato, con linguaggi e forme condivisi e praticabili da tutti e tutte, al sicuro da qualunque imposizione e protetto da ogni forma di repressione.

Intanto, c’è qualcosa di indispensabile: vogliamo codici identificativi per gli agenti delle forze dell’ordine. Da quanto tempo lo chiediamo? Da quanto tempo diciamo che in altri paesi, inclusa la Germania, è una cosa normale? Quanto tempo dovremo ancora aspettare? Quanti altri difensori dello Stato potranno camminare sulla pancia di una donna a terra?
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