Per un’altra politica europea dell’acqua

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• l’Agenda ecologica: operare per raggiungere un buon stato ecologico di tutte le acque d’Europa e salvaguardare così il patrimonio idrico continentale nell’interesse anche delle generazioni future;

• l’Agenda economica (da eco-nomia = regole della casa) post-crescita: per un uso sostenibile dell’acqua al servizio della prosperità di tutti gli abitanti dell’Unione Europea in termini di concretizzazione dei diritti umani e sociali (salute, alimentazione, ambiente sano, vita decente…). L’acqua in quanto bene comune essenziale e insostituibile alla vita;

• l’Agenda dei servizi: organizzare l’insieme delle attività del ciclo lungo integrale dell’acqua (dalla protezione dell’ambiente al riciclaggio e riuso delle acque reflue) in quanto servizi pubblici di interesse generale sotto la responsabilità e il governo integrato delle comunità, dal livello locale (campagne, città) a quello europeo (e mondiale);

• l’Agenda democratica: l’insieme dei mezzi che l’Unione Europea si dà sul piano legislativo, istituzionale, socio-economico (ad esempio, imprese cooperative) per promuovere e rinforzare la partecipazione effettiva dei cittadini al governo presente e futuro delle acque in un contesto di cooperazione, solidarietà con il resto del mondo, in particolare con i popoli impoveriti delle regioni ancora oggi sottomesse alle logiche predatrici dei grandi poteri mondiali.

A mio avviso, la politica delle interrelazioni tra le quattro agende deve essere organizzata secondo i seguenti assi:

• sostenibilità per la vita

• acqua bene comune e dei servizi idrici pubblici

• governo partecipato

• vivere insieme: città e cittadini

Le otto linee d’azione all’orizzonte 2027 in una visione europea giusta, durevole e partecipativa dell’acqua

Al di là di ogni retorica, il filo rosso della proposta per un’altra politica europea dell’acqua si snoda lungo un percorso marcato da:

– i beni comuni

– i diritti alla vita

– il principio dell’integralità della vita

– la responsabilità collettiva pubblica, anche in termini di finanziamento pubblico dei costi del diritto all’acqua

– la sicurezza collettiva

– il vivere insieme bene

– l’essenzialità della campagna e centralità della città

– la partecipazione dei cittadini

Queste proposte sono all’opposto delle scelte politico-ideologiche operate dalle Istituzioni Europeein materia di politica dell’acqua con la DQE dell’acqua del 2000 e, più recentemente, con il “Piano di salvaguardia delle risorse idriche d’Europa” proposto dalla Commissione Europea nel novembre del 2012.

In effetti queste scelte sono nettamente orientate in favore dell’acqua bene economicoe risorsa strategica per una migliore competitività dell’economia europea (e non bene comune); il non riconoscimento dell’acqua come diritto umano ma come servizio mercantile sottomesso alle regole del mercato; il primato e la centralità dei portatori di interesse (“stakeholders”) in quanto principali attori della politica europea dell’acqua.

Da queste scelte discendono le linee di azione prioritarie all’orizzonte 2027 dell’Unione Europea attuale descritte nell’immagine qui sotto (fonte Riccardo Petrella – Dossier APRA 3, ottobre 2013).

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