Domani a Milano per difendere i diritti delle donne contro chi vuole demolirli

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La legge, approvata  nel 1978  grazie all’impegno di un vasto movimento di donne che seppe, negli anni ’70 mettere i diritti delle donne al centro della società e della politica, era stata preceduta da un’inchiesta condotta dall’Udi, Unione Donne Italiane, che intervistò centinaia di donne in tutta Italia sui temi della sessualità e della maternità consapevole. Il libro che pubblicò l’inchiesta, Sesso Amaro, dimostrò quanto bisogno ci fosse di una legge sull’interruzione volontaria della gravidanza che sottraesse le donne alla piaga degli aborti clandestini (mercato fiorente ma pericoloso per la vita stessa  di chi era costretta a ricorrervi).
 
Va detto che la legge è frutto di compromessi e mediazione che hanno fatto sí che il testo di legge consente alle donne di interrompere una gravidanza solo se i medici dei Consultori Pubblici, a cui ci si deve rivolgere per chiedere l’autorizzate, considerano le motivazioni avanzate. Inoltre la legge consente l’obiezione di coscienza cioè la possibilità per i medici di rifiutare, per motivi etici o morali, la pratica abortiva. 
 
Nonostante mediazioni e compromessi si può dire che la 194 abbia svolto egregiamente il proprio compito. Nessuna donna (o quasi) muore più di aborto clandestino ed il numero complessivi di aborti è calato, dagli anni ’80 di oltre la metà (come dimostrano le statiche del Ministero della Salute). Dunque chi in questi anni ha tentato in ogni modo possibile di far cancellare la  legge è mosso da pulsioni ideologiche di natura integralista e sessista non certo da ragioni oggettive.
 
Vi è da dire che la legge oggi non vive momenti gloriosi. È messa prepotentemente sotto scacco infatti da almeno due fattori. L’obiezione di coscienza ha raggiunto livelli parossistici facendo sì che in moltissime strutture ospedaliere (con percentuali vicine all’80%)  l’interruzione volontaria della gravidanza non viene garantita. É talmente alto il ricorso all’obiezione che persino l’Europa ha ammonito l’Italia chiedendo di adeguarsi perlomeno alla media europea.
 
A proposito di Europa va detto che anche a questo livello la situazione non è delle migliori. Se si legge l’utile comparazione fra le legislazioni nazionali realizzata dal “Mouvement Français pour le Plannig Familiale” ( MFPF) si ha coscienza di quanta strada deve essere ancora fatta per riconoscere alle donne il diritto a disporre liberamente del proprio corpo. Quasi tutte le leggi infatti contengono limiti e divieti che depotenziano la libertà effettiva di scelta, l’obiezione di coscienza é quasi ovunque ammessa se non auspicata, sono ancora insufficienti i percorsi concreti di educazione alla sessualitá consapevole ed alla prevenzione. 
 
Proprio a questo livello agisce il secondo fattore di cui parlavo poco sopra. La costante chiusura dei Consultori pubblici, all’interno delle politiche di privatizzazione dei sistemi sanitari pubblici, ha fatto sì che siano quasi del tutto spariti quei percorsi educativi ad una sessualità consapevole o le campagne di informazione sugli anticoncezionali che negli anni passati hanno costituito buone prassi di prevenzione. Ricordo poi che in Lombardia, patria di ciellini e leghisti di varia natura, qualche anno fa venne approvato un regolamento relativo ai Consultori privati (quasi tutti religiosi) accreditati (cioè finanziati da denaro pubblico) che consente loro l’obiezione di struttura non solo dei singoli operatori!
 
Non è un caso quindi che proprio ora i movimenti contro la 194 si rimettano in marcia addirittura con una manifestazione nazionale a Milano. Da una parte perché la legge é resa più fragile dall’ampiezza dell’obiezione di coscienza e dalla chiusura dei Consultori pubblici. Dall’altra perché il rafforzarsi, in ogni parte d’Europa (le recenti elezioni francesi ne hanno dato un esempio concreto) di razzismo, omofobia, sessismo, integralismo offre alla loro iniziativa un terreno più ricettivo.
 
Non per niente la manifestazione milanese è sostenuta da una serie di forze politiche di destra e di estrema destra, come Forza NuovaIl rischio che nel prossimo Parlamento europeo siedano molti rappresentanti di queste “culture” fondamentaliste mette ancora di più a rischio il principio di laicità, inteso non solo come opportuna distinzione fra potere statuale e religioso ma soprattutto come diritto all’autodeterminazione. Un diritto che per le donne in particolare è propedeutico a tutti gli altri.
 
Laicitá che non ha trovato molto spazio nemmeno nell’attuale Parlamento se si considera che, solo qualche settima fa, anche grazie ad alcuni esponenti del PD, è stata respinta una risoluzione proposta dall’eurodepurata portoghese Estrela che su un testo  relativo a “salute e diritti sessuali e riproduttivi” chiedeva di riconoscere in tutta Europa il ricorso ad un aborto sicuro. Se la laicità è messa a rischio la democrazia è ulteriormente vilipesa.
 
Per fortuna le donne si stanno mobilitando. Il 1 febbraio scorso in Spagna migliaia di donne sono scese in piazza per respingere l’attacco alla legge spagnola sull’aborto. Nelle stesso giorno in solidarietà con loro altre donne hanno manifestato in diversi paesi europei fra i quali l’Italia. Le manifestazioni continuano e si  diffondono per fortuna. Qualche giorno per esempio fa si é tenuta a Bruxelles una grande mobilitazione a sostegno della lotta spagnola.
 
Anche in Italia  alcune reti fra  le quali “Donne nella crisi” che ha coordinato la campagna di solidarietà con le donne greche per il diritto alla salute e all’autodeterminazione e “Womanareurope” nata in occasione della manifestazione delle donne spagnole, stanno cercando di promuovere iniziative specifiche.
 
A questo proposito segnalo che domani si terrà, presso le Colonne di San Lorenzo a partire dalle 15, un presidio festoso organizzato da diversi collettivi femministi con l’intento di dare visibilità ad un altro modello di società e di relazioni sociali.
 
Chi pensa possibile un’Altra Europa deve contrastare iniziative come quella che andrà in scena a Milano per affermare il diritto delle donne a decidere sul loro corpo e per contrastare ogni ulteriore attacco alla laicità.
 
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