Sostegno al reddito per aiutare le fasce più colpite dalla crisi

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Non è una novità. Il quadro della povertà e delle diseguaglianze nel nostro paese è impressionante e non cessa di peggiorare: nel 2012 le famiglie in condizione di povertà assoluta secondo l’Istat erano 1 milione e 725 mila, 3 milioni e 232mila quelle in condizione di povertà relativa, per un totale di 9 milioni e 563 mila individui.

Rispetto ai questi temi il Parlamento Europeo con la risoluzione del 20 ottobre 2010 aveva chiesto a tutti gli Stati membri di adottare necessariamente delle misure di reddito minimo per sostenere la continuità di reddito dei cittadini europei nella discontinuità del loro lavoro e per contrastare il fenomeno dell’esclusione sociale dilagante a seguito della crisi.
 
Ma proprio rispetto a queste misure il mantra “Ce lo chiede l’Europa” sembra essere venuto meno: l’Italia è ancora in forte ritardo rispetto alle misure di contrasto alla povertà, all’esclusione sociale e alla disoccupazione in particolare quella giovanile e finora non nessun governo italiano ha introdotto introdotto una reale forma di reddito minimo o reddito di cittadinanza.
 
La nostra percentuale di spesa su Pil in misure di contrasto all’esclusione sociale è dello 0,3% in confronto all’1,5% della media Ue, per non parlare della percentuale di spesa in misure di sostegno alle famiglie 2,7% contro una media del 7,6% (dati Ministero del Lavoro 2013).
 
Siamo convinti che l’Europa, al posto di pretendere misure di austerità, possa svolgere un ruolo forte nel costruire e nel pretendere che tutti gli Stati Membri adottino delle politiche di sostegno al reddito e di contrasto alle disuguaglianze e all’esclusione sociale. 
 
Non è possibile pretendere un aumento dei consumi, per rilanciare la crescita economica dei paesi europei, senza preoccuparsi principalmente di salvaguardare e ricostruire una rete di protezione sociale per i soggetti maggiormente colpiti dalla crisi economica. 
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