Donne, disoccupate o precarie: tutti i numeri di una vergogna

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È vero, a essere precisi in gennaio l’occupazione femminile aumenta dello 0,3 per cento, ma è lo 0,2% di meno rispetto al gennaio del 2013, e su base annua diminuisce dello 0,7% , (meno di quella degli uomini, che è in calo al 2,2 %). Si conferma cioè che nella crisi il lavoro degli uomini è più penalizzato, ma che anche per il lavoro femminile la crisi picchia duro, dopo una fase in cui sembrava che per loro andasse meglio e la disoccupazione femminile diminuiva, – grazie alle tante donne che lavorano nei servizi. Ora torna a crescere, dal 12,8% al 13,8%, come dicono i dati del quarto trimestre del 2013 (per gli uomini nello stesso periodo dal 10,7% all’11,9%).

A guardare attraverso la griglia delle regioni e delle età i dati allarmano ancora di più.

Prendiamo le inattive, le donne che non cercano lavoro, non l’hanno mai cercato, o hanno smesso di cercarlo da almeno un anno. Diminuiscono, sono 70.000 di meno, nell’ultimo trimestre 2013, ma nelle regioni del Centro-Nord e tra quelle che hanno più di 54 anni. Una dato che si spiega con la perdita del lavoro e l’aumento dell’età pensionabile.

Se si va al Sud, e si guarda tra le più giovani, il quadro è impressionante. Tra i 15 e i 24 anni il tasso di inattività per le ragazze è dell’80,7% (i ragazzi sono al 71%), l’incremento per i ragazzi è l’1,2, per le ragazze l’1,7: Sulla popolazione dai 15 ai 64 anni, L’inattività delle donne al Sud è il 60,6 %, in aumento.

E che dire della flessibilità che non è mai abbastanza per il presidente del consiglio Matteo Renzi, che ha trovato nel premier britannico David Cameron un sostenitore del suo coraggio?

I dati dicono che aumenta il lavoro a tempo parziale, ma solo involontario, cioè preso solo perché non si trova altro. Mentre continua a diminuire il lavoro a tempo determinato, e anche quelle forme di lavoro che vanno sotto l’evanescente nome di “collaborazione”. Tutti lavori che vedono un numero prevalente di donne, soprattutto tra i giovani. Anche se espulsioni, e aumenti dell’età pensionabile hanno cambiato la fisionomia del variegato mondo del precariato.

In questa situazione il Jobs Act appena approvato dal governo è veramente fatale per i giovani, e le giovani donne in particolare. Il contratto di lavoro si può rinnovare fino a otto volte in tre anni, cioè il contratto si può spezzettare in contratti di 4-5 mesi, senza alcuna motivazione, a puro arbitro del datore di lavoro. Una specie di stop and go senza sosta, una ruota di entrata e uscita dal lavoro senza speranze di stabilità. E conseguenze gravi per le donne. Niente più periodi di maternità, i contratti brevi permetteranno di aggirare i termini legali. Anche la legge contro le dimissioni in bianco rischia di diventare inutile.

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