Lipperini: “Dopo Presa Diretta: finanza deriva da finire”

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In febbraio, per esempio, ci hanno ricordato che il budget greco per la sanità è stato ridotto del 40% dal 2009, che 26000 dipendenti sono stati licenziati (oltre 9000 i medici) e che nonostante questo ogni mese il deficit cresce di 100 milioni di euro, dunque negli ospedali statali manca tutto. Médecins du Monde ci ha fornito altri numeri: il 27,7% della popolazione greca non ha più accesso ai servizi sanitari, sia come conseguenza dei tagli al settore sia per la mancanza di disponibilità finanziaria: significa impossibilità per le donne incinte di ricevere assistenza, record di morti infantili, rinuncia per molti malati di cancro alla chemioterapia.

Nel luglio 2012 il già citato economista greco Yannis Varoufakis (qualcuno, prima o poi, dovrebbe tradurre in italiano il suo The Global Minotaur, per inciso), raccontava di una sua ex-studentessa che soffre di cancro, e che non riusciva più a trovare i farmaci chemioterapici dai quali dipendeva, in seguito alla disdetta di un accordo dello Stato con i farmacisti (che erano in lotta per non essere stati pagati dallo Stato per diciotto mesi).

Due anni fa era già evidente che la rovina della Grecia non era un caso isolato: bisognerebbe andare a ripescare, per esempio, un articolo uscito su Le monde diplomatique ancora in quella primavera 2012, dove Geoffrey Geuens, autore de La Finance imaginaire, ricordava come i “mercati” fossero la punta di diamante di un progetto “concepito in modo da accrescere i redditi delle classi superiori. Un innegabile successo, se è vero che oggi nel mondo si contano 63.000 centomilionari (il cui patrimonio tocca almeno i 100 milioni di dollari), capaci insieme di assommare una ricchezza pari a 40.000 miliardi di dollari (cifra corrispondente a un anno di prodotto interno lordo mondiale)”.

Come si poteva non capirlo? Abbastanza semplice, scriveva ancora Geuens: gli “irresponsabili” di ieri, gli ingegneri finanziari, si sono trasformati in “saggi dell’economia, incoraggiati nella loro missione da media e intellettuali, che, fino solo a qualche tempo prima, non riuscivano a trovare parole abbastanza dure per denunciare la boria e la cecità dei banchieri. Insomma, del fatto che degli speculatori abbiano saputo approfittare delle crisi succedutesi negli ultimi anni nessuno più ne dubita. Eppure, l’opportunismo e il cinismo di cui danno prova i predatori in questione non deve far dimenticare come essi abbiano potuto beneficiare, per realizzare i propri obiettivi, di referenti ai più alti livelli dello Stato.”

Ma i nostri sono tempi smemorati, ed è facile dimenticare. Tanto più quando si è condotto un paese ad accettare tutto nella promessa di un cambiamento salvifico quanto non chiaro. Per esempio: cambierà il welfare in Italia? Sarà possibile ottenere assistenza per gli anziani, asili nido per i bambini, esami ospedalieri in tempi rapidi (o anestesia epidurale gratuita, che non è proprio faccenda trascurabile o capriccio da partorienti: e ancora oggi ci sono ospedali italiani dove l’epidurale gratuita si ottiene se si rientra fra le prime dieci telefonate in un dato giorno della settimana. Le meno veloci a prendere la linea pagano, e non poco)? Sarà possibile dare un futuro ai giovani senza accanirsi sui poveri tra i poveri, i pensionati (che in Italia sono fra i meno abbienti d’Europa, anche se non viene detto troppo spesso, e anzi si accarezza l’idea di intervenire sulle pensioni di reversibilità, magari lasciandole alle sole casalinghe, poverette)?

Non è chiaro: ma i nostri sono tempi smemorati, in effetti, dove le parole stesse perdono significato. Quando si ricorda che fin qui abbiamo vissuto in una “frenesia immobile” e in “un gioco di specchi mondializzato” (lo scrive un letterato – “dunque, un niente” – Walter Siti, in Exit strategy), si fanno spallucce, si invoca la libertà individuale (ed è il termine “liberismo” che appare sotto quello di “libertà”). I diritti? Un’altra volta. La Grecia? Non siamo noi.

Invece, e la puntata di Presa diretta ce lo ha detto, siamo noi. Dunque, lasciate che Varoufakis vi racconti cosa è accaduto alla sua ex studentessa:

“Un certo numero di suoi ex professori (tutti economisti) si sono messi insieme e hanno pagato per i farmaci, da acquistare in contanti. Per quanto sia stato utile, questo gesto non ci esonera. Il nostro senso di colpa è rimasto intatto come lo era prima di questo gesto gentile. Perché noi eravamo quelli che hanno insegnato agli studenti l’efficacia dei mercati finanziari, noi abbiamo permesso che venisse l’era della finanza dello schema Ponzi come l’era della “Great Moderation”, noi abbiamo chiesto ai nostri studenti di avere fiducia nella capacità delle istituzioni finanziarie di valutare correttamente il rischio, noi ci siamo seduti a guardare i nostri studenti leggere libri di testo che insegnavano loro la grande menzogna che i mercati si autoregolano e che il meglio che lo stato possa fare è star fuori dal mercato, lasciando che questo compia il suo miracolo”.

“Finanza, scrive ancora Walter Siti, “deriva etimologicamente da finire”. Cominciamo a riconoscere le parole, e con le parole le responsabilità: e a pronunciarne di nuove, e a delinearne di nuove. In Europa, perché è da qui che si parte.

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