Arbia: “Un’Europa dei diritti per superare le disuguaglianze di oggi”

0

 

La crisi che affligge i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, Italia e Grecia in primis, colpisce fasce sempre più vaste di popolazione, deprivata di quei diritti fondamentali che sembravano ormai acquisiti al patrimonio comune, frutto di conquiste sociali e di politiche unitarie, che si ponevano come pilastri fondamentali del processo di unificazione europea.

L’Europa delle libertà, quale fondamento ideale alla base della nascita stessa dell’intero progetto politico dell’Unione, sembra oggi mostrare tutti i limiti e tutte le contraddizioni, a fronte di un’evidente e macroscopica distonia fra quei Paesi che detengono la primazia delle politiche economiche e finanziarie (Germania in testa, ma anche tutte le altre democrazie nord-europee) e Paesi mediterranei, che continuano a subire le imposizioni della cd Troika, che nulla hanno a che fare con reali progetti di risanamento e di sviluppo.

Politiche industriali al tracollo, interi settori produttivi in totale declino, assenza di investimenti nei settori della ricerca, dello sviluppo e della cultura, portano a conseguenze di impoverimento e di progressivo degrado per milioni di donne e di uomini, colpendo con drammaticità le fasce generazionali più deboli, senza risparmiare anziani, giovani e bambini.

Le politiche di austerità imposte in Italia, Grecia, Spagna e Portogallo, stanno intaccando quei principi fondamentali di tutela della dignità umana, deprivando intere popolazioni del diritto al lavoro, alla salute, all’accesso all’istruzione e all’informazione. Oggi è a rischio di impoverimento il 17% della popolazione dell’Unione Europea, mentre 120 bilioni di euro si perdono a causa della corruzione.

Azioni serie, contro la corruzione e la criminalità organizzata, con una più efficace cooperazione tra gli Stati e la centralità della dignità individuale e sociale devono figurare tra le proprietà nell’agenda delle istituzioni europee nei prossimi anni, se si vuole evitare la crescita della regressione antidemocratica e le istanze separatiste, che sempre più spesso sorgono all’interno della stessa area UE, con preoccupanti riemersioni di idee e gruppi dichiaratamente ispirati al nazionalsocialismo.

Arginare l’antieuropeismo è una necessità, ma si può stare in Europa se i cittadini troveranno in essa una garanzia in più rispetto a quella statale, che loro, i loro figli e i loro nipoti possano vivere liberi e con dignità in un comune spazio di sicurezza, di giustizia e di prosperità.

La risposta, per una politica che superi le diseguaglianze, intraprenda una seria azione contro la povertà e per lo sviluppo non può che incentrarsi sul progetto di un’Europa dei diritti. Un’Europa dei cittadini, fondata sull’equità, sul rispetto della diversità, sull’accoglienza e sulla giustizia.  

Condividi: